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Recensione di L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks

Creato il 05 luglio 2014 da Leggere A Colori @leggereacolori

21 Flares 21 Flares × Recensione di L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver SacksL’uomo che scambiò sua moglie per un cappelloOliver Sacks
Pubblicato daAdelphi
Data pubblicazione in Italia:
Formato:
Collana:Gli Adelphi
Genere:Saggi
Pagine:
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La trama:

Il Dottor P. è un fine musicista e insegnante di canto dal bizzarro senso dell’umorismo: saluta i parchimetri e sembra non ricordare la funzione della maggior parte degli oggetti. Jonny è un giovanile uomo di mezza età, così giovanile che crede di avere 19 anni e di vivere ancora con i genitori. Da diversi anni Ray si guadagna da vivere grazie alla batteria, strumento che gli permette di canalizzare quegli stessi violenti tic che lo tormentano dall’età di quattro anni. Il signor Thompson è capace nel giro di pochi minuti di scambiare il proprio interlocutore per un cliente, un meccanico, un vecchio amico, Sigmund Freud e di inventare una storia in grado di spiegare la propria confusione.

Questi sono solo alcuni degli assurdi personaggi che popolano il diario clinico di Oliver Sacks, eminente neurologo e sensibile essere umano. L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello è un libro di difficile classificazione: è il racconto personale di un medico capace di provare meraviglia ed empatia di fronte ad ogni nuovo paziente; è una raccolta di casi psichiatrici in grado di gettare nuova luce sul rapporto tra comportamento e materia celebrale; è una collezione di parabole di disperazione e redenzione; è una lunga e travagliata riflessione sulla natura umana.
Già con la prima storia ci troviamo a stupirci per la paradossale situazione di un individuo incapace di riconoscere i volti, a sorridere per il resoconto brillante e autoironico dell’autore e a riflettere sulla complessità di uno dei processi a noi più familiari: la percezione. Il secondo racconto si spinge oltre e riesce a farci ripensare il concetto di identità personale. Il terzo è a dir poco commovente. Il quarto è così assurdo da provocare insieme riso e angoscia. Il quinto propone un’umile meditazione sulla bellezza dell’imperfezione – ma in generale tutto il libro può essere letto in quest’ottica: individui vecchi, malati, ritardati e psicotici riguadagnano dignità nello schietto rapporto con un medico capace di vedere virtù e forza d’animo dove neanche loro stessi più la vedono.

L’originalità del libro sta, tra le altre cose, in uno stile dotato di equilibrata eterogeneità. Dialoghi esattamente riportati si alternano ai resoconti della storia clinica dei pazienti, mente considerazioni personali dell’autore sono affiancate da trattazioni tecniche non prive di rimandi ad altri autori e casi celebri. Se è vero che questa impostazione può lasciare insoddisfatto il lettore alla ricerca di un lavoro esattamente rigoroso, o al contrario, totalmente privo di rigorosità, chiunque si avvicini all’opera di Sacks con ingenuo interesse non potrà che venirne stregato. L’affascinante linguaggio specifico della neuropatologia, fatto di deficit (aprassie, atassie, afasie, agnosie), sindromi notevoli (Cotard, Capgras, Korsakov, Tourette), amnesie e sesti sensi , giustapposto a riflessioni sulla natura della felicità, del piacere e dell’identità generano un mix irresistibile per il lettore curioso alla ricerca di un’esperienza letteraria nuova.

Il cervello è una materia appassionante. Definisce quel che siamo, quel che crediamo e quel che vogliamo. Le mancanze, gli eccessi e i fantasmi – gli argomenti delle prime tre sezioni del libro – caratterizzano in minima parte noi tutti e questo ci permette di empatizzare facilmente con i soggetti malati. Intrappolato nel mondo letterario di Sacks, io, confuso e impaurito insieme ai suoi pazienti, ho apprezzato più che mai la familiare, pacata, saggia e affettuosa voce dell’autore. E questa mix di sensazioni sgradevoli quanto confortanti me la porto dietro da anni.

Alberto Mura



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