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Recensione di La città di Miriam di Fulvio Tomizza

Creato il 17 dicembre 2015 da Leggere A Colori @leggereacolori

Informazioni sul libro
Titolo:
Autore: Fulvio Tomizza
Pubblicato: Marsilio
Collana:Biblioteca Novecento
Genere: Narrativa Contemporanea
Formato: BrossuraPagine:

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Giudizio: two-half-stars


Nella Trieste del secondo dopoguerra giunge il giovane Stefano in cerca di fortuna: troverà un lavoro ma soprattutto una moglie che lo accompagnerà attraverso il suo percorso di rinascita e riscoperta. Vincitore del Premio Fiera Letteraria, questo romanzo rappresenta lo stile e lo spirito di un grande scrittore italiano.

Stefano Marcovich è un giovane profugo istriano di umili origini che raggiunge Trieste in cerca di un lavoro e di una nuova prospettiva di vita. Ama molto la sua terra di origine e fatica ad ambientarsi nella nuova città, ma un giorno conosce Miriam, una ragazza appartenente alla borghesia ebrea triestina, e rimane incantato da lei. Incarna il suo ideale estetico di donna e lo affascina molto; ben presto inizia a frequentare la casa della giovane fino a trasferirvisi definitivamente. Miriam vive con il padre, il dottor Cohen e il gatto Ezechiele: costituiscono un piccolo mondo chiuso con le proprie regole a cui lui all’inizio è ammesso solo se accetta di rispettarle. Anche solo lanciare un’occhiataccia al felino di casa può costargli molto.

Con il tempo però Stefano entra a fare parte del cerchio e diventa addirittura indispensabile all’equilibrio familiare. Dopo aver trovato impiego presso una rivista, dando così inizio alla sua carriera giornalistica, chiede Miriam in sposa. Poco dopo le nozze, il dottor Cohen viene a mancare e inizia così la vera e propria vita coniugale dei due, minata dalle numerose uscite serali e dalle scappatelle di Stefano, che vive diviso tra il desideri di inseguire qualcosa che gli manca e quello di compiacere la fedele moglie. Di fatto Stefano esprime la mancanza di senso di appartenenza, che gli rende difficile sentirsi completo al fianco di Miriam e a Trieste, che pure è ormai diventata la sua città.

Sento di essere l’uomo in assoluto per lei, come lei riassume tutte le donne che hanno avuto e potrebbero avere importanza per me.

La città di Miriam è contemporaneamente un romanzo psicologico, di formazione e storico. Viene analizzata l’evoluzione di una coppia e l’attenzione rimane focalizzata sui personaggi, in particolare Stefano e Miriam, senza che vi siano grandi avvenimenti né grandi spostamenti; il romanzo è infatti ambientato quasi sempre nell’abitazione della famiglia Cohen. Sullo sfondo la Trieste del secondo dopoguerra e della “questione triestina”, ossia il contenzioso esistente all’epoca tra l’Italia e la Jugoslavia sul possesso della città e delle aree limitrofe.

Confesso di aver apprezzato molto di più il valore storico del romanzo rispetto a quello psicanalitico: seguire la caratterizzazione psicologica di Stefano e dei personaggi che gli ruotano intorno è impegnativo e a tratti opprimente. L’analisi degli atteggiamenti e dei pensieri è talmente minuziosa da risultare a volte incomprensibile, con frasi corpose che fanno perdere il filo del discorso. Il linguaggio è molto ricco e forbito e la lettura è un po’ difficile, per quanto rispecchi un livello culturale e una padronanza della lingua che molti scrittori contemporanei si sognano.

In sostanza una lettura d’indubbio valore letterario e storico ma piuttosto ostica, sicuramente non adatta a chi cerca distrazione o relax dopo una giornata di lavoro.

A photo posted by Leggere a Colori (@leggereacolori) on Nov 20, 2015 at 2:45am PST

Approfondimento

Con il Trattato di Parigi (1947), Trieste era diventata una città-stato indipendente sotto la protezione delle Nazioni Unite con il nome di Territorio libero di Trieste (TLT), diviso in due zone amministrative: la Zona A che includeva la città di Trieste e veniva amministrata dagli angloamericani e la Zona B che comprendeva la costa dell’Istria settentrionale, nelle mani dell’esercito jugoslavo. Con il Memorandum di Londra (1954) l’amministrazione della Zona A fu data temporaneamente all’Italia e la zona B divenne invece parte della ex Jugoslavia.

La città di Miriam è stato pubblicato per la prima volta nel 1972 ed è il terzo di quattro libri incentrati sul personaggio di Stefano Marcovich, di fatto l’alter ego di Fulvio Tomizza. Entrambi hanno infatti lasciato il proprio paese d’origine in seguito al Memorandum, trasferendosi a Trieste e incontrando la propria moglie (Laura Levi per l’autore). Con questo lavoro Tomizza ha vinto il premio Fiera Letteraria e ha ottenuto riconoscimenti, tra cui il Premio Strega nel 1977, anche per gli altri romanzi.

Benedetta




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