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Recensione di Reykjavík Cafè di Sólveig Jónsdóttir

Creato il 19 novembre 2015 da Leggere A Colori @leggereacolori

Informazioni sul libro
Titolo:
Autore: Sólveig Jónsdóttir
Pubblicato: Sonzogno
Collana:Romanzi
Genere: Sentimentale
Formato: BrossuraPagine:

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Giudizio: three-stars


Quattro giovani donne alla deriva. Deluse dall’amore e spaventate dalla solitudine, affrontano l’inverno islandese con la speranza che arrivi al più presto la primavera. Niente che non si possa risolvere grazie al so-stegno di amici, vecchi e nuovi, e di una buona tazza di caffè.

Il Reykjavík Cafè è uno dei bar più frequentati della capitale islandese. L’ambiente è piuttosto familiare e i quadri alle pareti sono opera di un parente del proprietario. Ci sono parecchi clienti abituali, come il vecchio Marinò che trascorre lì gran parte delle sue giornate giocando a scacchi contro se stesso.

Hervor, la prima protagonista femminile che incontriamo, lavora lì come cameriera a tempo pieno; ha da poco terminato gli studi di economia e ha una relazione con un suo professore, di vent’anni più grande. Quando viene lasciata, anche se di fatto non lo ha mai amato, non sa però come gestire la solitudine e si trascina dalla caffetteria a casa e viceversa, aiutandosi con qualche bicchiere di troppo.

Attorno al Cafè ruotano anche gli altri tre personaggi del romanzo: Mia che, dopo essere stata mollata dal fidanzato, si trasferisce in un piccolo appartamento senza trovare la forza nemmeno per disfare gli scatoloni, perde il lavoro e affoga i suoi dispiaceri nell’alcool e nell’apatia, Silja, una giovane dottoressa che rientrando dal turno di notte trova il marito a letto con un’altra, lo caccia di casa e poi anche lei si lascia andare, mangia solo pizza surgelata e non più riesce ad andare al lavoro, e Infine Karen, che vive con i nonni che cercano di starle vicino dopo la morte del fratello, avvenuta improvvisamente e da lei mai superata. Esce con gli amici ma in realtà tiene gli altri a distanza e non riesce a intrecciare relazioni durature; ogni sera finisce quasi sempre ubriaca a casa di uno sconosciuto, in un vano tentativo di combattere la solitudine.

Sono tutte giovani donne in crisi per l’amore: è la loro vita sentimentale ad abbatterle, a farle sentire sole, fallite, deboli. Chi non ha nessuno, chi credeva di avere qualcosa di grande e si è ritrovata all’improvviso con il vuoto, chi ha già un matrimonio e deve accettare il fatto che sia finito.

Ciò non cambia il fatto che una cosa che finisce sia sempre un po’ dolorosa. Soprattutto se è una cosa che sappiamo bene che non sarebbe durata a lungo. Che sia un pacchetto di biscotti o un qualche imprecisato rapporto tra due individui.

Reykjavík Cafè non è un romanzo lungo e si legge piuttosto in fretta, anche se personalmente l’ho trovato un po’ noioso: buona parte dello spazio è dedicata alla descrizione di come le protagoniste si abbandonano alla tristezza fino a toccare il fondo e il loro disagio si esprime essenzialmente nell’alcol e nel sesso occasionale. Mi sarebbe piaciuto trovare una rappresentazione psicologica più curata e non ridotta solo a questo, proprio perché l’argomento sono le donne messe in crisi dalla vita.

La maggior parte della storia ha un’atmosfera cupa dovuta non solo al clima islandese ma anche al mood delle protagoniste, sulla cui disperazione si insiste forse troppo dedicando poco spazio finale alla loro “ripresa”.

Ho apprezzato la presentazione di alcune coppie anziane, in particolare i nonni di Karen, la cui esperienza sentimentale è positiva e sembra appartenere a un altro mondo, come se ormai l’amore esistesse solo nei ricordi e non fosse più un’eventualità contemplabile nella realtà, dove domina la cultura del provvisorio. Per fortuna Sólveig Jónsdóttir concede uno spiraglio all’ottimismo e ci fa capire che sì, l’amore ce la può fare anche oggi.

A photo posted by Leggere a Colori (@leggereacolori) on Nov 8, 2015 at 6:59am PST

Approfondimento

Mi hanno incuriosito alcuni cibi che figurano nella spesa fatta da una delle protagoniste: agnello affumicato in fette, polpette di pesce in lattina, budino di pesce in lattina, pesce secco. In effetti la cucina islandese ha come elementi principali l’agnello e il pesce: tra i piatti più comuni vi è l’hakarl, squalo putrefatto ottenuto lasciando seppellito il pesce per diversi mesi nel terreno; il gusto, dovuto al processo di putrefazione, è di ammoniaca e pertanto viene in genere accompagnato con un’acquavite tipica dell’isola.

Contrariamente a quanto Reykjavík Cafè possa far pensare, gli islandesi hanno un consumo di alcol inferiore alla maggior parte dei paesi europei. Sono invece coffee-addicted, nella media del Nord Europa.

Un’altra curiosità: in Islanda i cognomi – complicatissimi come il romanzo ci mostra – cambiano di generazione in generazione a seconda del nome del padre. Facile no?

Benedetta



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