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Recensione di Turista per caso di Anne Tyler

Creato il 03 maggio 2014 da Leggere A Colori @leggereacolori

1 Flares 1 Flares × Recensione di Turista per caso di Anne TylerTurista per casoAnne Tyler
Pubblicato daTea
Data pubblicazione in Italia:
Formato:
Collana:Teadue
Genere:Narrativa Contemporanea
Pagine:
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La trama:

Macon: meticoloso e costante. Sarah: casuale e volubile. Nonostante ciò: vent’anni di matrimonio, un figlio, Etham e un cane, Edward. Tutto normale nella routine finché succede una tragedia. Subentra allora periodo di profonda crisi in cui affiorano incomprensioni, incompatibilità di carattere oltre che forti sensi di colpa e rancori covati negli anni che porteranno ad una separazione inevitabile. Macon, a questo punto, spinto da interrogativi esistenziali, grazie anche a un incontro fortuito con una donna eccentrica, Muriel, e a suo figlio Alexander intraprenderà un “viaggio”necessario ed essenziale verso la serenità.

«Ci occupiamo giustamente delle liberazione delle donne. Ma che dire degli uomini?». Appunto: che dire? Anche voi avete bisogno di liberarvi da chi vi confina in certi ruoli. Mi incuriosisce la vostra difficoltà a tirare fuori i sentimenti e le emozioni che provate».

Questa è la parte di un’intervista fatta ad Anne Tyler apparsa sul Corriere della Sera qualche anno fa. Parto da questo preambolo, e non a caso, per commentare questo romanzo. “The accidental Tourist”-titolo originale- che vinse nel 1985 Il National Book Critics Circle Awards o Il turista involontario come appare nell’edizione del 1989 edita dalla Guanda o ancora Turista per caso nell’ultima edizione italiana della TEA. Personaggio principale Macon Leary, un uomo sistematico quasi al paradosso del maniacale. Tutto deve rientrare in schemi abitudinari ormai consolidati e meccanici e se qualcosa non va per il verso giusto, subentra lo spirito di adattamento, perché, come dice lui “… bisogna tirare avanti”.Il tutto a prescindere da eventi accidentali, ineluttabili, tragici, come può essere una separazione, divorzio o la morte di un figlio.

Ma la domanda che sorge spontanea: è sempre giusto farlo? Mi ritrovo nel pensiero di Anne: anche no. La vita è molto di più. E’ un percorso (non è casuale che in francese si dica tour e sia la radice di turista), in continuo divenire o scorrere per dirla col principio eracliteo del pantha rei dove più che parlar di accomodamento che sa tanto di qualcosa di statico come conformarsi, è meglio introdurre il principio della ristrutturazione del senso di sé e dell’identità personale. Ma ciò richiede una demolizione quasi totale dei modelli creatisi, un mettersi in gioco. Per questo la scrittrice statunitense prende come modello estremo Macon, un paradosso, uno che scrive guide per “viaggiatori “ come uomini d’affari che sono costretti a muoversi per lavoro e che in realtà auspicano solo il ritorno a casa “senza il minimo scombussolamento” e penetra nella psicologia maschile in maniera sofisticata come sa fare lei. E’lui stesso un accidental Tourist della vita, il simbolo e nello stesso tempo metafora dell’uomo che cerca di costruire certezze laddove certezze non ve ne sono e diventa “un osso, incasellato, chiuso in una capsula-“ Se anche lui, riorganizzando l’esistenza fuori e dentro di sé partendo dal dolore riuscirà ad aprirsi, tirare fuori l’emotività, agire di pancia, sfruttare l’auto-efficacia e abbandonarsi all’amore di una donna, prendendo decisioni per la prima volta nella vita, allora tutto è possibile. Ecco il messaggio del romanzo: sii te stesso e non crearti falsi Sé imperativi o auspicabili.

Che questo viaggio-tour o crescita personale in Turista per caso si identifichi con l’elaborazione lutto? Le quattro fasi -disperazione acuta, desiderio e di ricerca della persona deceduta, disorganizzazione e disperazione ed infine riorganizzazione-sono presenti nella storia?Sì, direi proprio di sì. Questo è il vero succo del romanzo e la elegante e felice signora scrittrice settantenne di Baltimora riesce a descriverlo con estrema semplicità e scorrevolezza, in certi momenti con leggerezza come sempre sa farlo. E in più sa parlare di uomini comuni, con debolezze e paure, sensibilità… l’altra metà del cielo.

Zarania

 

 



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