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Recensione: Foxcatcher

Creato il 15 marzo 2015 da Mattiabertaina

foxcatcher

Genere: Drammatico

Regia:  Bennett Miller

Cast: Steve Carell, Channing Tatum, Mark Ruffalo, Vanessa Redgrave, Sienna Miller

Durata: 134 min.

Distribuzione: Bim Distribuzione

 

Mark Schultz, campione olimpico di lotta a Los Angeles nel 1984, vive con suo fratello Dave, anch’esso un lottatore, con un unico obiettivo: vincere. Questa parola spesso si sentirà all’interno del film, ma con significati completamente diversi secondo la situazione. Con la vittoria dell’oro, il protagonista vuole a tutti i costi ripetere l’impresa, allenandosi continuamente per tutta la giornata assieme al fratello, che lo assisterà in tutte le sessioni con forza tipica del legame familiare. Non appena entra in scena il signor Du Pont (o meglio “l’aquila d’oro” John Du Pont) qualcosa cambia all’interno del rapporto tra i due. Mark sente di essere minacciato dall’influenza di Dave, e per questa ragione decide di seguire il miliardario nella sua tenuta in Pennsylvania, reggia che nel tempo ha saputo contraddistinguersi per le vittorie nel campo dell’equitazione. Da qui inizia una storia piena di tormenti, nella quale il giovane campione si trova di fronte a un uomo completamente diverso da quello che si era immaginato. Dietro al patriottismo, alla voglia di rilancio di uno Stato in crisi d’identità, si nasconde un individuo con forti problemi psicologici, che provocheranno non poche difficoltà nei confronti dei due campioni.

foxcatcher2

Il termine “vittoria” ora non ha più un significato di battere l’avversario e diventare il migliore. Il senso della parola cambia radicalmente con l’arrivo di Du Pont, che non vuole conquistare l’oro solo per la gloria personale e per innalzare la bandiera americana nella posizione più alta e visibile agli occhi di tutti. Vincere vuol dire anche dimostrare agli altri di contare qualcosa. In particolare, il personaggio interpretato da Steve Carell è in conflitto con la madre, che trova la lotta uno sport minore, per nulla nobile. Dunque non c’è nulla di sportivo nelle azioni di John, se non quello di finanziare la nazionale e offrire la propria dimora come sede di allenamento degli atleti. Tutto viene completamente fuorviato, e gli obiettivi vengono totalmente confusi. Du Pont rappresenta in questo modo l’inganno americano di voler realmente cambiare gli eventi, e questa apparente speranza di rinascita si trasforma lentamente in un sentimento morboso verso gli atleti. La forza di questo Foxcatcher sta proprio nell’aver saputo concentrarsi sulle emozioni e sulle psicologie dei protagonisti, senza tralasciare nulla. Il rapporto oscillante dei due fratelli viene rappresentato con la sua spontaneità grazie a due attori davvero imponenti. Channing Tatum si è ripreso dalla caduta dell’ultimo lavoro dei fratelli Wachowski, regalando un’interpretazione straordinaria del giovane campione. Mark Ruffalo nasconde la rabbia di Hulk recitando con la naturalezza necessaria un fratello comprensivo che, nonostante le vicende, sta sempre accanto al fratello. Ma la sorpresa di questo film ha il nome di Steve Carell. Dimenticatevi l’esilarante attore nelle commedie Una settimana da dio o in Agente Smart – Casino Totale. La trasformazione sia estetica (l’attore è quasi irriconoscibile) sia caratteriale (Du Pont è tutto fuorché un personaggio piacevole), ha reso giustizia a un attore oscurato dai suoi stessi personaggi, che per la prima volta ci regala un’interpretazione angosciante di un uomo alle prese con una lotta interna contro se stesso.

Voto: 4 su 5

Il trailer


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