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Recensione: Homecoming

Da Zombie Knowledge Base
Forse vi ricorderete di Joe Dante come il creatore di quelle meravigliose bestioline dei Gremlins, ma questo regista solo pochi anni fa ha anche girato il mediometraggio Homecoming, opera politicamente scorrettissima (e per questo a me molto gradita) condita con un po' di sana critica sociale dove i nostri amici Zombie più che affamati sono parecchio arrabbiati..
Recensione: Homecoming
Homecoming è stato diretto nel 2005 da Joe Dante. Non può essere propriamente definito un film perché in realtà fa parte del progetto "Masters of Horror" ideato da Mick Garris. L'idea era quella di creare un telefilm antologico dedicato ovviamente al genere dell'orrore e far dirigere ogni episodio ad un regista diverso. I nomi nella lista di Garris sono di tutto rispetto, tra questi troviamo John Carpenter, Guillermo Del Toro, John Landis, Dario Argento, Eli Roth, Wes Craven, Robert Rodriguez e tanti altri altrettanto interessanti. La serie ha riscosso un successo discreto negli USA tra gli amanti del genere guadagnandosi a volte anche alcune proiezioni cinematografiche. L'episodio che ha ricevuto più riconoscimenti e che è anche stato presentato al 23° Torino Film Festival è proprio Homecoming, che fa parte della prima delle due stagioni di "Masters of Horror".
Le elezioni per il presidente degli Stati Uniti si avvicinano e David Murch, famoso portavoce al servizio dei repubblicani, deve difendere il suo partito dalle accuse di aver iniziato una guerra, quella in Iraq, con falsi pretesti. Durante un dibattito in un talk show, in risposta ad una donna che accusa il presidente in carica di aver ucciso suo figlio mandandolo a combattere, afferma che se potesse esprimere un desiderio vorrebbe che quel soldato potesse tornare a casa per poter dire a tutti di essere fiero di aver perso la vita per servire la patria. Come si suol dire, attento a ciò che desideri perché potresti ottenerlo..
Poco dopo infatti i corpi dei soldati morti in Iraq e riportati in patria si rianimano all'interno di una base militare. Non sono però i classici Zombie, non hanno istinti antropofagi ma un unico obiettivo: votare democratico ed impedire la rielezione del presidente in carica nella speranza che l'opposizione metta fine al conflitto. Votare e poi finalmente riposare in pace.
Recensione: Homecoming
Il desiderio di Murch gli si è quindi rivoltato contro, visto che questa resurrezione di massa non giova all'immagine del partito che rappresenta. L'opinione pubblica ben presto si schiera dalla parte degli Zombie e la vittoria schiacciante del partito democratico sembra inevitabile. La controparte non accetta in silenzio la sconfitta e riesce a falsificare il conteggio dei voti. Grosso errore.
Se gli Zombie prima erano pacifici ed intenzionati solo ad usufruire appieno del loro diritto democratico, ora sono pronti a far scorrere il sangue e ad ottenere con la forza ciò che hanno cercato di portargli via. Murch, che già da tempo ha cominciato a riflettere sulle sue azioni e a vivere una sorta di rinascita dopo aver dovuto affrontare un trauma rimosso fin dall'infanzia, cambia schieramento e non è l'unico ad unirsi alle fila dei morti viventi: tutti i soldati che si sono sentiti usati dal proprio paese per le ragioni sbagliate morti nelle precedenti guerre escono dalle loro bianche tombe per dare man forte nella scalata verso il governo statunitense.
Recensione: Homecoming
Homecoming è certamente un film impegnato sia dal punto di vista politico che da quello sociale. La critica al governo e soprattutto a Bush Jr (mai nominato ma sempre presente) è più che evidente. Vengono ben rappresentate le dinamiche dietro i diversi discorsi presidenziali o comunque ufficiali. I vari portavoce non sono altro che esseri addestrati a non avere scrupoli, a negare anche l'ovvio e a padroneggiare le migliori tecniche di cambio di schieramento. Le critiche non si limitano a quelle contro i politici e i loro esperti, anche la chiesa ne prende una parte. Basta vedere come il prete all'inizio veda gli Zombie come un miracolo divino e li definisca poi, non appena comprende le loro intenzioni, demoni che devono essere estirpati dalla società.
Troviamo poi il classico scienziato cinico e sadico che si diverte a prendere in giro i non-morti su cui conduce esperimenti ed altri esempi caratteristici della crudeltà umana, anche attraverso le notizie in sovraimpressione durante il telegiornale. Una chicca più che apprezzata la troviamo in una delle ultime scene quando vediamo gli sterminati cimiteri di lapidi bianche dei caduti da cui cominciano a resuscitare i morti di molte guerre: due di queste tombe portano il nome di due registi più che noti ovvero Jacques Tourneur (I Walked with a Zombie) e George A. Romero.
Recensione: Homecoming
Non sono le uniche lapidi dedicate a registi del genere Zombie, ce n'è ad esempio una con il nome di John Gilling, e sono più che certa di essermene persa qualcuna! (Se ne avete avvistate altre, fatemelo sapere!)
L'unico elemento debole a mio avviso sta nell'aver peccato di perbenismo, come quando vediamo la gente pronta ad accogliere i non-morti o a schierarsi dalla loro parte, come fosse la cosa più naturale del mondo, per non parlare di come i cattivi vengano dipinti come persone crudeli, prive di coscienza e niente più.
In generale merita certamente una visione, anche per apprezzare il lavoro di Greg Nicotero, ora addetto agli effetti speciali della serie The Walking Dead.
Scheda del film:

Titolo originale: Homecoming
Paese: USA
Anno: 2005
Regia: Joe Dante
Produttore: Nice Guy Productions
Sceneggiatura: Dale Bailey, Mick Garris
Cast principale: Jon Tenney, Thea Gill, Wanda Cannon
Durata: 58 minuti
Voto: 8/10



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