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RECENSIONE: Il simbolo perduto di Dan Brown

Creato il 15 aprile 2015 da Bookland
Buona lettura!
RECENSIONE: Il simbolo perduto di Dan Brown Titolo: Il simbolo perduto
Autore:Dan Brown
Pagine: 604
Prezzo: 15 euro
Editore: Mondadori

Trama
Robert Langdon, professore di simbologia ad Harvard, è in viaggio per Washington. È stato convocato d'urgenza dall'amico Peter Solomon, uomo potentissimo affiliato alla massoneria, nonché filantropo, scienziato e storico, per tenere una conferenza al Campidoglio sulle origini esoteriche della capitale americana. Ad attenderlo c'è però un inquietante fanatico che vuole servirsi di lui per svelare un segreto millenario. Langdon intuisce qual è la posta in gioco quando all'interno della Rotonda del Campidoglio viene ritrovato un agghiacciante messaggio: una mano mozzata col pollice e l'indice rivolti verso l'alto. L'anello istoriato con emblemi massonici all'anulare non lascia ombra di dubbio: è la mano destra di Solomon. Langdon scopre di avere solamente poche ore per ritrovare l'amico. Viene così proiettato in un labirinto di tunnel e oscuri templi, dove si perpetuano antichi riti iniziatici. La sua corsa contro il tempo lo costringe a dar fondo a tutta la propria sapienza per decifrare i simboli che i padri fondatori hanno nascosto tra le architetture della città. Fino al sorprendente finale. Un nuovo capitolo de "Il Codice da Vinci", un thriller dalla trama mozzafiato, che si snoda a ritmo incalzante in una selva di simboli occulti, codici enigmatici e luoghi misteriosi.
RECENSIONE: Il simbolo perduto di Dan Brown

Grande, grandissima, gigantesca delusione! Non mi aspettavo chissà cosa da questo libro, ma neanche questo fiasco. Per me “Il simbolo perduto” è stata una lettura davvero sconfortante, e anche per mia madre che lo ha letto la scorsa estate.
Ritroviamo Robert Langdon che, dopo gli avvenimenti romani, cerca solo la tranquillità dell’insegnamento ma viene invitato a tenere un discorso sul simbolismo a Washington dal suo amico, notoriamente massone, Peter Solomon. Arrivato all’appuntamento però, si rende conto che qualcosa non va: poco dopo essere entrato in Campidoglio viene trovata una mano mozzata con degli strani simboli tatuai sopra. Dietro tutto questo c’è un uomo misterioso che vuole scoprire il più antico segreto dei massoni e per questo ha rapito Peter e sta ricattando Robert. Starà al professore salvare la situazione.
Non ci siamo, non ci siamo per niente! Tutto già visto e già sentito! Dopo Parigi e il priorato di Sion, Roma e la setta degli assassini, potevano mancare Washington e la massoneria? Ovviamente no! È abbastanza evidente che Dan Brown qui ha cavalcato un po’ troppo l’onda dei suoi altri romanzi, che tra l’altro all’epoca apprezzai moltissimo. Ma “Il simbolo perduto” è una vera e propria replica dei precedenti libri, fatta però male. Partiamo dall’inizio: Robert Langdon, personaggio interessante e carismatico nei precedenti romanzi, qui è una marionetta che parla solo per dare informazioni, spesso non richieste, sulla massoneria e la simbologia legata. Seppur interessanti come notizie, il personaggio non sta in piedi così come tutta la trama. L’ho trovato spento e poco interessante, oltre che palesemente manovrato dagli altri personaggi, ha davvero perso moltissimo. Il “cattivo” della situazione assomiglia pericolosamente, come opere e pensieri, agli altri oppositori del Codice Da Vinci e Angeli e demoni: dal passato misterioso, fisicamente prestante e tatuato dalla testa ai piedi e, in questo caso, fissato per la massoneria e i loro segreti. Ci sono parecchi punti in comune con gli altri assassini che, chi ha letto gli altri libri dell’autore, ha già conosciuto. Quindi è inutile dirvi che a pagina due ero già annoiata. La storia raccontata poi è un’altra replica spostata di collocazione e con dei personaggi con nomi diversi ma, se con gli altri romanzi il lettore è catapultato in ricerche appassionanti per le città e particolari intriganti su opere d’arte e sui segreti del Vaticano, in questo caso è davvero tutto assurdo e poco interessante, oltre che ripetitivo. Insomma, bocciato su tutti i fronti! I personaggi e la trama sembrano fatti con lo stampino ed è un vero peccato perché Langdon, come protagonista, poteva dare molto di più e andare a creare delle situazioni parecchio più stimolanti. Mi dà davvero molto fastidio che gli autori che hanno avuto successo con determinati libri sfruttino questa cosa e pubblichino delle storie che non stanno in piedi, dando per scontato che le vendite ci saranno comunque. Questo significa prendere in giro il lettore! Senza dilungarmi oltre, assegno una stellina e mezzo al libro perché la parte legata alla scoperta dell’identità dell’assassino ha acceso momentaneamente il mio interesse. Il libro è sconsigliato per chi, come me, ha apprezzato “Il codice Da Vinci” e “Angeli e demoni” mentre potrebbe essere una lettura rilassante per chi non ha letto nulla dell’autore e non conosce le altre storie.
Lya

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