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Recensione Io, Romeo e Giulietta di Rebecca Serle.

Creato il 25 marzo 2015 da Valentina Seminara @imatimehunter
Eccomi qui con un'altra recensione! Ne ho, tipo, altre quattro in arretrato, ma anziché dedicarmici preferisco fiondarmi su una nuova lettura -si, tanto per recuperare tutto quello che non ho letto fino ad ora... e dovrei anche studiare! Ma dato che ogni tanto sono in grado di concedermi delle pause... chi può farmene una colpa?
Stavolta tocca a Io, Romeo e Giulietta di Rebecca Serle, un romanzo si e no, dai toni trash e di una dolcezza un pò snob che all'inizio proprio non potevo sopportare, ma che poi si è rivelata una vera fonte di originalità!
Recensione Io, Romeo e Giulietta di Rebecca Serle.Io, Romeo e Giulietta (When You Where Mine)
Rebecca Serle
DeAgostini
320 pagine
In uscita 28 Febbraio 2015
14,90€
Acquista qui: ebook e cartaceo
Trama: Rosie e Rob sono innamorati. Profondamente innamorati. O almeno così sembra fino al giorno in cui arriva in città la cugina di lei, Juliet. Bella, spregiudicata e volitiva, Juliet cova nei confronti di Rosie un vecchio rancore. Decide così di portarle via Rob e ben presto ci riesce. E’ la sera del ballo della scuola, e Rob cade ai piedi di Juliet come per incanto. Come se fosse destinato a lei da sempre... Ma per i due sventurati amanti ci potrà mai essere un lieto fine?
I diritti cinematografici sono stati venduti a Fox.

All'inizio pensavo non fosse nulla di che. Stile imprecisato, alla scrivi come parli, dai toni confidenziali e sdegnati che si possono riservare ad un diario segreto, Io, Romeo e Giulietta mi era apparso come una dei soliti romanzetti senza capo ne coda, personaggi privi di alcuno spessore e una trama dai risvolti banalmente prevedibili.
Come si può intuire dal titolo, la tragedia romantica shakespeariana più riadattata e famosa viene qui riproposta dall'autrice in una variante decisamente curiosa e stimolante. Non si tratta solo di Juliet e Rob, rispettivamente gli attoria che interpretano Giulietta e Romeo, ma di una voce fuori dal coro che normalmente nessuno si preoccupa di considerare. Conosciamo tutti il punto di vista dei due, in milioni delle sue varianti, fedeli o meno all'originale; gli amanti sventurati che il destino vuole divisi, incapaci di amarsi alla luce del sole come vorrebbero.
Siamo sempre stati tutti così concentrati sulla loro tragedia che il pov alternativo offertoci dalla Serle, quello di Rosaline -il primo amore di Romeo-, è apparso ai miei occhi come una boccata d'aria fresca e, al contempo, come un fastidioso terzo incomodo in una delle storie d'amore più belle e sdolcinate mai scritte.
E allora, che trama dovrei argomentare? Rob ha una cotta per Rosie, lei è innamorata di lui, ma finge che non sia così; si conoscono da una vita e temono di rovinare quel che c'è tra loro uscendo insieme, ma quando accade è tutto come dovrebbe essere. Eccetto per il momento in cui la cugina di Rosie, Juliet, torna in città e spezza tutti i sogni di Rosie.
La banalità e prevedibilità del romanzo finisce qui, e lascia spazio ad una storia d'amore imprevista, che ho finito per desiderare con tutta me stessa.
Finché osserviamo la celebre coppia da fuori, criticandola e/o desiderando di vederla più da vicino, non ci rendiamo conto dell'esatto momento in cui Rosie smette di essere miserabile e inizia a rubare l'affetto del lettore, dirottandolo verso di sè. Se le cose non fossero cambiate in questo modo, probabilmente avrei continuato ad odiarla. Non sopportavo la passività di Rosie e il modo in cui si nascondeva dietro quelle eccentriche delle sue migliore amiche e la cotta per un ragazzo che avrebbe dovuto prendere l'iniziativa con lei solo perché Rosie aveva deciso così nella sua testa; poi il romanzo ha smesso di essere Romeo e Giulietta ed è diventato Io, Romeo e Giulietta.
Com'è andata?
Beh, il rapporto fra Rob e Rosie non mi è piaciuto fin da subito. Okay, nessuno dei protagonisti mi piaceva, lo ammetto, Rosie in primis: in qualche modo era l'ostacolo alla storia d'amore più sdolcinata, drammatica e meravigliosa che conosca, e l'idea che lei potesse riconquistarlo, anche in quello che era solo un semplice retelling, mi scuoteva i nervi. Profondamente (e si, sono una tradizionalista, fondamentalmente, ma ciò non vuol dire che non apprezzi l'originalità, anzi!).
Ho sperato costantemente che Juliet arrivasse il prima possibile, e più Rob e Rosie andavano avanti con la loro stentata, ridicola pagliacciata da amici, più il sentimento di mal sopportazione e compassione verso Rosie si faceva forte.
Non mi è passato per la testa neanche per un momento che le cose con Rob sarebbero potute andare bene -se così fosse stato, avrei interrotto la lettura non rivolgendo mai più uno sguardo a questo libro-, e non solo perché lo dice il vecchio zio Will. L'atmosfera era ancora troppo sempliciotta, troppo trash, troppo leggera e sognante per essere realistica; insomma, sarebbe stato ovvio anche senza leggere la trama. Più che altro, volendo che l'attenzione si focalizzasse più su Rob e Juliet che su di lei, mi dicevo cosa s'inventerà l'autrice per tenermi occupata fino alla fine del libro se non ci sono Romeo e Giulietta?Non ho veramente tenuto conto di Rosie fino a quando Rob fa ciò che predicevo ormai da una cinquantina di pagine: le spezza il cuore. A quel punto, lui e Juliet, incorniciati in quell'aura perfetta di amore predestinato e luminoso, galoppano al tramonto mentre io e Rosie rimaniamo a fissarli, imbambolate, non capendo bene che pesci avrebbe preso la storia da quel punto in avanti.
Ed è allora che il romanzo ha preso una svolta piacevole, meno prevedibile, interessante. Ho aperto gli occhi di fronte alla lealtà che unisce Charlie, Olivia e Rosie, nonostante ognuna di loro abbia una lista di motivi per essere insopportabile; ho notato come il personaggio di Rosie si fosse fatto più riflessivo, disincantato, determinato, come i suoi punti di forza siano emersi. E ho notato qualcun'altro, qualcuno che già da un po' aveva potuto avvicinarsi alla storia principale senza diventarne del tutto protagonista. Len, d'altronde, mi aveva fatto ridere fin da subito, e ha impiegato pochissimo tempo a conquistare la mia approvazione.
Certo, lo spessore dei personaggi non è dei più notevoli e il modo in cui le emozioni si consumano non da nulla di speciale al romanzo; lo rende carino abbastanza da impedirmi di definirlo interamente trash e insopportabile come avevo creduto all'inizio -e poi, si, ho totalmente amato Len, il che risolleva il mio giudizio.
La prima parte è plasmata su un retelling così serrato che l'arrivo di Juliet e il disorientamento di Rosie sono una boccata d'aria fresca. Il remake è ben fatto, ma si dilunga nell'arco di un intero atto, dilatandolo eccessivamente; l'inizio della storia si affida (forse troppo) all'impronta shakespeariana di base nota a tutti, riducendo i personaggi a mere marionette finché il romanzo non prende una piega del tutto originale, grazie anche all'innovativa voce narrativa. La vita di Rosie esce finalmente dai binari prestabiliti, dal copione che era stato scritto per lei, e diventa la somma di decisioni, sentimenti e desideri -la vita di una normale adolescente, mentre accanto a lei sta avvenendo una "vera tragedia" di cui il lettore può godere "dall'esterno". Potrà anche essere un romanzo prevedibile, ma ciò che ho davvero apprezzato della Serle è il fatto che sia riuscita a mostrarci con semplicità, un pizzico di frivolezza americana e un po' di puzza sotto il naso all'inglese, che le storie d'amore non sono sole quelle messe in scena sul palco, piene di luci ed effetti speciali che ne enfatizzano ogni aspetto, ma anche quelle dietro le quinte, quelle dolci, che nascono dal nulla. Ci mostra con una parodia e qualche risata l'altro lato dell'amore, quello che col destino non c'entra niente; e per una volta ho apprezzato più questo ad una più prevedibile drammaticità.
Mh, direeeei... ★ ★ ★ ½ !! Consigliato a tutti quelli che cercano una lettura deliziosa, carina, un po' fuori dalle righe! Se l'avete letto capirete cosa intendo! Che ne pensate, dunque?

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