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Recensione. JURASSIC WORLD è un buon ritorno al dino-movie

Creato il 16 giugno 2015 da Luigilocatelli

Jurassic WorldJurassic World 3D, un film di Colin Trevorrow. Produttore esecutivo Steven Spielberg. Con Chris Patt, Bryce Dallas Howard, Vincent D’Onofrio, Jack Johnson.
jw8Non date retta alle critiche malmostose: Jurassic World è ottimo entertainment, benissimo costruito e girato. Certo, è gonfio di cliché, certo aggiunge poco a quanto messo a punto a suo tempo da Spielberg (stavolta coproduttore, non regista). Ma è esattamente quanto si aspettavano i dinomaniaci più estremi. Con almeno un’ottima invenzione – i raptor usati come arma contro il mostro – e un Chris Patt irresistibile. Voto 7+
Jurassic WorldQuella di criticproof movie è categoria assai utilizzata nelle cinerecensioni Usa, e sarebbe il caso di importarla stabilmente dalle nostre parti, giusto per ridimensionare l’ego sempre ipertrofico di critici, critichini e critichesse di vecchia o neonata generazione. Sta a indicare difatti quei film a prova di critici sul cui esito al box office le recensione benevole o malevole non esercitano la minima infuenza, per il semplicissimo fatto che lo spettatore globale se li va a vedere (o li diserta) senza che si dia la pena di dare un’occhiata alle stellette o ai pallini di questo o quel giornale, di questo o quel sito o blog, seguendo semmai altri impulsi e suggerimenti e suggestioni (il word-of-mouth, per dirne uno). Cosa volete mai che conti una recensione per quanto illustre nelle sorti di mercato di un film come The Avengers o The Iron Man? Zero. Vale naturalmente anche per questo Jurassic World, molto atteso ritorno ai dinosauri dopo la lontana trilogia fondata oltre vent’anni fa da quel genio di Spielberg con il suo Jurassic Park. Film che, nonostante l’accoglienza malmostosa ottenuta sui nostri media (ma è tale e quale a quello di Spielberg! ma non c’è un’invenzione! ma è un giocattolone per decerebrati! e via disdegnando e stroncando), si è permesso di incassare al suo primo weekend italiano qualcosa come 5.581.065 euro. A dimostrare come la categoria criticproof movie sia universalmente valida e più che importabile da noi. Ancora più sbalorditivi i numeri a livello globale. 511,8 milioni i dollari incamerati in tutto il mondo (di cui 208,8 in Nord America) al fine settimana di esordio nei cinema, record assoluto nella storia. Ecco, con simili risultati ogni commento, ogni parere critico rischia di perdere di senso. Compreso, ovvio, quanto vado a scrivere.
Intanto, dico subito che mi sono divertito parecchio e spaventato quel giusto che ci vuole con un monster-movie che si rispetti, genere cui appartiene in pieno questo JW. Sì, vero, pure io mi aspettavo un’idea di partenza altrettanto folgorante di quella che forgiò il primo Jurassic tratto da Michael Crichton, la genialata del dna dinosauresco cavato fuori dal sangue succhiato da una zanzara (o era un altro insetto?) fossile. Qui si producono per ingegneria genetica in un sinistro laboratorio, retto dal solito mad doctor invasato e di cieca fede nella scienza e nel progresso (e pure nel business), sempre nuovi embrioni ibridi da cui far crescere vecchi o mai visti megarettili, il che non aggiunge proprio niente a quanto inventato due decenni e passa fa. Tutto resta massimamente fedele al testo originario spielberghiano configurandosi come una sua citazione e evoluzione coerente, e se questo delude chi è in cerca del brivido del nuovo, rassicura invece le platee infantili e infantiloidi ansiose solo di ritrovarsi con i loro adorati per quanto temuti dinos e di sentirsi ri-raccontare la stessa storia. La ripetizione neanche tanto differente è dunque l’asse concettuale su cui mi pare sia stato costruito Jurassic World, e converrà accettarla, e farsene una ragione, cercando, anziché sbuffare, di cavarci il massimo del divertimento possibile. Allora si apprezzerà la sicura narrazione, lo spettacolo fragoroso e vigoroso, la messa a punto dei due caratteri principali – l’odiosa direttrice del parco nonché zia dei ragazzini co-protagonisti, e il rude ed eroico addestratore di velociraptor. C’è energia, e perfino grazia in questo film mastodontico di mostruose creature e megaeffetti più o meno speciali, e però attento all’umano e al micro, e anche venato di ironie e autoironie per niente sceme (la sottotrama dell’innamoramento e amore tra Owen e Claire è assai consapevolmente divertita, citando infinite storie del passato di bisbetiche domate e cortocircuiti sentimentali tra machos selvaggi e signore e signorine schifiltosamente bon ton e sussiegose, da La regina d’Africa in giù). La storia per sommi capi (nel caso non l’aveste già visto). Due ragazzini vengono sciaguratamente mandati da papà e mamma in via di separazione a trascorrere qualche giorno laggiù in Centro America a Jurassic World, il megaparco con dinos di vario tipo sparpagliati nella foresta di cui è manager la suddetta zia Claire, carattere cui la cerea Bryce Dallas Howard conferisce tutta la sua spigolosità e cosità da androide. Peccato che tra le creature realizzate in provetta e poi diventate attrazione del parco ci sia anche un misterioso e letale incrocio battezzato Indominous Rex il quale, dotato com’è di un’intelligenza fino a quel momento non conosciuta nei sauri, si rivolta contro i suoi creatori e diventa una minaccia (quasi) inarrestabile. Chiaro che i sue bambini in visita si ritroveranno in pericolo (e l’inseguimento da parte del predatore della sfera in cui sono rinchiusi è una delle sequenze migliori). Interverrà a raddrizzare la situazione la coppia all’inizio per niente magnifica costituita da zia Claire e da Owen, addestratore e domatore di velociraptor chiamato a salvare quel che si può salvare. L’avventura è garantita, l’orrore adeguatamente dosato, l’inverosimiglianza tenuta nei limiti del consentito. Con almeno un’ottima invenzione, quella di usare i velociraptor al comando di Owen come (invincibile?) armata contro il Mostro. Dinosauri contro dinosauro: questa, bisogna ammetterlo, non la si era mai vista, e dunque chapeau agli sceneggiatori. Non mancano gli strali moralistici, giusto per blandire gli spettatori più renitenti allo spettacolo e ghiotti se mai di messaggi eco-pacifisti, contro l’apparato militare (il villain che vuol usare i raptor come nuova arma globale nei vari teatri di guerra) e contro l’industria dell’entertainment in cerca di sempre crescenti profitti, costino quel costino. E però va detto che la messa sotto accusa e in ridicolo, magari ovvia, magari anche veteroideologica, delle perverse logiche del marketing (incarnato dalla robotica Claire) un suo senso ce l’ha. Come va a segno la polemica contro il perverso turismo di massa che, ormai assuefatto a ogni spettacolo, richiede shock sempre più forti, emozioni sempre più bollenti, in un’addiction di massa non poi così lontana da quanto ci tocca vedere (in ogni nostra vacanza, in ogni evento di intrattenimento collettivo cui ci capita di assistere). Nel cast, in omaggio ai nuovi mercati asiatici, ecco comparire, in un personaggio non così centrato – né buono né cattivo -, il divo bollywoodiano Irrfan Khan, mentra al francese Omar Sy di Quasi amici e del recente Samba tocca una parte così secondaria che non si capisce perché mai l’abbia accettata. Jurassic World se lo conquista tutto Chris Patt quale dirompente maschio alfa Owen, dotato di immediata simpatia (che di questi tempi cinematigrafici non è poco) e di un’ironia da Harrison Ford dei momenti belli. Confermandosi dopo I guardiani della galassia star più che emergente, con quella faccia da ragazzone di buon cuore e muscoli e modi smargiassi da vero action hero. Spia del disegno cinefilo sottostante a tutto il film è la scena dei dinosauri volanti (pardon, non ricordo il nome della specie) sopra la folla terrorizzata dei turisti, pura citazione di Gli uccelli di Hiutchock, uno dei monster-movie seminali.


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