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Recensione: La complicità è un legame fortissimo
Creato il 03 luglio 2014 da Miriam Mastrovito @miriammasL'autore: Nato a Reggio Calabria, Antonio Frosina si è laureato in giurisprudenza a Padova, dove vive da circa cinquant'anni. La complicità è un legame fortissimo è il suo quinto romanzo.
La mia recensione: Mentre passeggia con il suo cane in una monotona giornata di pioggia, un uomo assiste impotente alla morte di una sconosciuta. Appena uscita dal portone di casa, la donna viene avvicinata da una macchina. Il resto si svolge in sequenze rapide: la tracolla della sua borsa si impiglia allo specchietto, il guidatore accelera. La vittima cade a terra, mentre la persona al volante sgomma via. Sembrerebbe un incidente ma qualcosa non torna… La complicità è un legame fortissimo si apre così, con una scena che cattura subito l’attenzione e richiama alla mente i gialli alla Agatha Christie, quelli che si offrono al lettore come dei veri e propri rompicapo, che cominciano con un delitto perfetto per trasformarsi poi in un braccio di ferro tra l’astuto assassino e l’investigatore di turno. Un incipit che ha creato in me determinate aspettative e che, forse proprio per questo, ha acuito il senso di delusione maturato in corso di lettura. Mi aspettavo di veder comparire un investigatore carismatico sulla scena del crimine, o una novella Miss Marple pronta a dirimere la matassa, magari conquistandomi con le sue stravaganze, invece, mi sono imbattuta in un anonimo commissario affiancato da una collega poliziotta altrettanto anonima. Le indagini avviate tra mille incertezze confermano l’ipotesi dell’omicidio ma a imboccare il giusto sentiero verso la soluzione del caso non sarà la polizia. Saranno Luigi e Martina ad assumere un ruolo chiave, due ragazzi che per caso si conoscono e che, sempre casualmente, si ritrovano invischiati nella vicenda. Il loro trait d’union sarà il professore Alessi, docente universitario, padre di Luigi, amante della donna assassinata e autore di un libro del cui lancio è incaricata la giovane giornalista Martina. Tra i due giovani scoccherà subito una certa scintilla, la curiosità farà il resto, insieme a qualche segreto che la ragazza custodisce dentro sé. Ben presto diventeranno loro i veri protagonisti delle indagini, intanto il caso avrà assunto progressivamente una piega ben diversa da quella abbozzata all’inizio. L’omicidio della professoressa, infatti, non è che la punta di un iceberg. Sotto la superficie, si agitano complotti mafiosi e intrighi di natura politica ed è in queste acque che saremo trascinati strada facendo. La trama si complica, svela un svolta inattesa e rimane interessante, sebbene non riesca a mantenere fino in fondo la sua credibilità, ma lo sviluppo del giallo, purtroppo, non mantiene la tacita promessa di un romanzo all’insegna della suspense e del mistero. Non c’è tensione tra queste pagine, non ci sono indizi che il lettore possa fare suoi al fine di sentirsi parte attiva del processo investigativo. Il tutto si svolge in maniera fin troppo lineare, la verità, seppure a piccoli bocconi, ci viene servita su un piatto d’argento. Una confessione, qualche coincidenza fortunata, qualche segreto a lungo taciuto e tirato fuori dal cilindro all’occorrenza, sono di questa natura i tasselli che conducono alla soluzione del caso. Da un certo punto in poi la verosimiglianza di implicazioni e situazioni diviene sempre più debole e gli stessi personaggi rivelano alcune lacune nella caratterizzazione che giocano a loro sfavore. L’autore li tratteggia superficialmente senza entrare nel merito della loro psicologia e spingendo sullo sfondo la sfera affettiva al punto da farli apparire cinici. Rimangono tutti impassibili di fronte allo spettacolo della morte, razionali e freddi nelle situazioni di pericolo e nei rapporti interpersonali. Luigi e Martina avviano una relazione ma sembrano costruirla a tavolino, più per convenienza che per reale trasporto. Si ritrovano in circostanze rocambolesche, rischiano la vita, eppure non mostrano mai cenni di cedimento, quasi fossero due agenti speciali addestrati a gestire situazioni al limite. Le premesse per una lettura adrenalinica c’erano tutte ma, la verità è che superati i primi capitoli ho cominciato a perdere entusiasmo e a trascinarmi verso il finale con un pizzico di svogliatezza.
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