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Recensione: La corsa selvatica

Da Ayameazuma

Titolo: La corsa selvatica
Autore: Riccardo Coltri
Pagine: 190
Editore: XII
Anno: 2009
Prezzo: 13 euro

Una masnada infernale, un corteo di demoni che si muovono nel buio: nell’Italia ottocentesca, una storia di stregoni, di belve e di contagi. Primi anni del Regno d’Italia, al confine con il Tirolo. In un’epoca oscura, ma non poi così lontana dal nostro tempo, una strana ricerca coinvolge un gruppo di agenti segreti dell’Esercito Regio, formato da soldati, stregoni e medium. Qualcosa è arrivato, nelle vecchie contrade tra il lago e i monti. O, forse, è tornato. Tra armi da fuoco, amuleti e “stregherai”, contrabbandieri che vagano nel buio di boschi innevati e briganti nascosti tra le pareti di case marchiate con croci, le diverse avventure convergeranno nella scoperta di luoghi proibiti, di fatti maledetti accaduti in passato, e ciò che di sanguinario e misterioso è sorto da tutto questo: la corsa selvatica (quarta di copertina).

In origine un racconto lungo, La corsa selvatica è stato rimaneggiato fino a più che raddoppiarne la mole di pagine, con la trama che invece di seguire le azioni di un singolo personaggio abbraccia invece diversi episodi che offrono un quadro più ampio e particolareggiato dello spunto da cui è nato il tutto. Trattasi del mito della caccia selvatica, da cui Coltri ha attinto per narrare un racconto horror con sfumature fantastiche ambientato nell’Italia dell’ 800.
Siamo al confine col Tirolo e le montagne innevate paiono improvvisamente trafficate: contrabbandieri, maghi, stregoni, sensitivi, presenze, pazzi, bestiacce e creature varie contribuiscono a spaesare i poveri villici e a dire il vero, un poco anche i lettori. Il racconto soffre delle molte aggiunte a posteriori che pur offrendo molti più particolari e informazioni interessanti sul folklore italiano finiscono col complicare inutilmente una trama che si reggeva benissimo con le 80 pagine iniziali e anzi viene minata dalle anticipazioni fatte nei capitoli “nuovi”; si arriva al fulcro della storia quando ormai è quasi del tutto chiaro cosa stia succedendo e l’investigatore dell’occulto si affanna a svelare misteri che non c’è più bisogno di risolvere. Il finale tuttavia non è affatto telefonato ed è anche bello, come il resto d’altronde.
Nonostante il brutto colpo assestato dai capitoli in più rimane un romanzo godibile e ben scritto, dotato di una veste grafica davvero notevole e di un prezzo tutto sommato non eccessivo.
Coltri è molto bravo con atmosfere cupe e scene di tensione, ma anche qui la parte originaria ne esce meglio rispetto all’aggiunta, che ha uno stile meno scorrevole e risulta eccessivamente frammentata: La corsa selvatica (che è appunto il titolo del capitolo “madre”) conta un discreto numero di pagine e un solo protagonista, mentre le restanti cento facciate sono spezzettate in mini e micro capitoli che introducono per poi far sparire un sacco di personaggi. Si aggiunge qualche tassello al quadretto, ma la storia ne faceva volentieri a meno.
In ogni caso un racconto originale e affascinante, che guarda più alla descrizione di folklore ed eventi che ai personaggi (tanti, ma nessuno indagato più di tanto). Si apprezza il tentativo di volersi discostare dai soliti temi horror e l’attenzione a miti e leggende di casa nostra, che se ben usate posson essere angosciose al pari di tanto roba d’importazione; dispiace invece che il rimaneggiamento abbia dato un risultato così poco omogeneo, è impossibile non notare il netto distacco tra le due parti del libro. Forse sarebbe stato meglio lasciare La corsa selvatica così com’era e corredarlo di nutrite appendici, se l’obiettivo era dare più spazio al folklore italiano.
Così com’è è un buon romanzo breve, nato però da un racconto molto più valido.(Recensione di Xarxes)

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