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Recensione: La Parrucchiera di Kabul, di Deborah Rodriguez

Creato il 09 agosto 2013 da Marta @RosaMDeserto
In questi giorni sto lasciando solo recensioni, ma in fondo è l'aspetto principale di questo blog: condividere i miei pensieri e le mie emozioni sui libri che leggo.
Ieri ho terminato la lettura di un libro che fa riflettere, che trasmette rabbia e tristezza, ma anche una flebile luce rappresentata dalla Kabul Beauty School, un'azione importante per le donne afghane, la cui situazione non è facile. Trattate come oggetti, nascoste sotto burqa che le rendono invisibili al mondo, picchiate dagli uomini. Non hanno diritti. Non hanno voce. Spesso devono abbandonare i propri sogni, le proprie speranze. Vengono additate come prostitute se solo vanno in giro da sole o abitano senza la presenza di un uomo. E questi sono solo pochi esempi della loro triste sorte, di cui ho letto molto, ma non abbastanza. Sono libri che si leggono sapendo sin da principio che potranno pesare sul cuore, come un macigno troppo grande. Se si aggiunge che questa è una storia vera, poi...
Be', non mi perdo in ulteriori chiacchiere, che lascerò per la mia "recensione". Vi lascio tutte le notizie - sulla versione del libro che ho - e poi trama e miei pensieri!
Immagine La parrucchiera di Kabul, di Deborah Rodriguez
Editore: Piemme (Serie Oro)
Pagine: 314 (compresi i ringraziamenti)
Prezzo: 6,50 euro
Data di pubblicazione: 2008
Consigliato? Consiglio questo libro a chi desidera conoscere un mondo reale lontano dal nostro, con le proprie tradizioni e cultura, e una vita difficile da affrontare, soprattutto se nasci donna. A chi ha voglia di apprendere, attraverso gli occhi di una donna americana, la vita a Kabul dopo l'attacco alle torri gemelle. A chi vuole affrontare una storia vera, una lettura non spensierata nè facile, ma importante.

Valutazione
Immagine Una storia reale, che porta a riflettere e a provare diverse emozioni, non sempre positive.
Trama:
Quando Deborah giunse a Kabul, quello che vide furono donne annullate dal burqa, private di ogni diritto, sottomesse alla volontà degli uomini. L'urgenza di riuscire a scalfire quel muro di silenzi e violenze la spinse a fondare la prima scuola per estetiste della capitale afghana. E quel luogo, tutto al femminile, in breve è diventato un'oasi di libertà, dove le donne hanno trovato il coraggio di dare voce alle proprie storie, confidare sogni e speranze che neppure credevano di avere. E dove hanno scoperto il valore dell'amicizia, un bene prezioso e raro per chi a malapena può sollevare lo sguardo da terra.
In un paese in cui la strada verso la pace e la conquista dei diritti civili sembra impraticabile, a volte, anche un rossetto e un paio di forbici possono essere armi di rivoluzione.
Recensione:
Le donne afghane hanno tante ferite da curare. Per troppo tempo sono state tenute nelle tenebre e, durante gli anni più cupi, hanno sofferto più di quanto si possa immaginare. Ma adesso le tenebre hanno cominciato a diradarsi e la luce sta tornando a splendere per loro. E il resto del mondo dovrà impegnarsi perché nessuno spenga più questa luce.
Immagine Leggere di argomenti così delicati e veri è sempre difficile, soprattutto quando si ha una certa sensibilità. Mi sono sempre interessata ad argomenti che toccano le donne, dal modo in cui venivano trattate nel medioevo alla brutalità che permane anche nella nostra epoca. L'Afghanistan, quel mondo apparentemente lontano che è passato alla ribalta solo con l'attaccolo alle Torri Gemelle, e che è stato visto in maniera totalmente negativa (anche da me medesima, lo ammetto) traspare tra le pagine del libro in tutti i suoi aspetti. C'è un mondo povero, trascinato nel baratro dall'attività dei Talebani, individui che non vogliono il progresso, che sono tornati a far avere una mentalità regretta, antica, e che riducono le donne a meri oggetti che non possono parlare, pensare, e che devono stare attente anche a muoversi. Le donne non sembrano avere nè volto nè storia nascoste sotto quei lunghi burqa che lasciano appena intravedere gli occhi, per permettere loro di avanzare. Donne che sono costretti a sottostare alla dura legge degli uomini, sottoposte a soprusi, a ingiustizie. Donne uccise anche quando non hanno commesso nulla. Anche di fronte a uno stupro, perché la colpa è solo loro. Li hanno provocati in qualche modo, e quindi devono essere punite. Donne che non possono realizzare i propri sogni.
Ma poi c'è anche un Paese diverso. Con proprie culture e tradizioni che agli occhi degli occidentali sembrano davvero strane a assurde: come quel trucco troppo eccessivo che rende il volto come una maschera, quei riti matrimoniali particolari, e altro ancora. Ma in fondo, anche per loro noi appariamo un mondo lontano, incomprensibile, a volte buffo. Come quando, ad esempio, ricevono dei Tanga, e restano sconvolte quando scoprono a cosa servono. E ridono. Mi è sembrato di sentire le loro risate, come se in qualche modo potessero essere libere di essere donne.
La Parrucchiera di Kabul, dal titolo originale "The Kabul Beauty School", dal nome della scuola stessa costituita da Deborah Rodriguez, narra la vera storia di questa parrucchiera americana che si ritrova a Kabul come volontaria umanitaria, ma in realtà in un primo momento non sa effettivamente come rendersi utile. Non è un dottore, non ha qualifiche che le possano permettere di operare direttamente sul posto, ma ha un'arte che è fortemente apprezzata nel luogo, soprattutto dalle donne, che vedono in quel mestiere una possibilità di riscatto personale, una sorta di libertà e indipendenza dal dominio maschile.

Immagine©Rosemary Stasek Photo Debbie - così è spesso chiamata - viene da un secondo matrimonio davvero difficile. Durante le sue attività come volontaria negli Stati Uniti, incontra un uomo, apparentemente buono e religioso, di cui si innamora e con cui si sposa. Tuttavia, presto si rivela una persona non così distante da quei talebani dall'altro lato del mondo. La gelosia dell'uomo è così forte da arrivare a picchiare e minacciare sua moglie, e anche la famiglia di lei (l'autrice e protagonista ha anche due figli del precedente matrimonio). Questa triste storia si rivela essere la chiave, l'impulso decisivo, per volare in Afghanistan e dare il suo aiuto alla popolazione locale.
In un primo tempo si dedica a ogni genere di attività, ma poi entra apertamente in gioco, grazie alle sue qualità e alla sua esperienza come parrucchiera ed estetista. Con l'aiuto di altre persone volenterose, riesce ad aprire una scuola per estetiste, la Kabul Beauty School appunto, dove ha la possibilità di conoscere molte donne di quell'angusto paese. Debbie conoscerà le loro storie - perlopiù molto tristi - e cercherà di aiutarle. Diventare parrucchiera/estetista rappresenta un valido modo per le donne di avere una sorta di indipendenza e forza. Diventa davvero una sorta di piccola rivoluzione.
Conosciamo con Debbie molte storie che spesso stringono il cuore per la crudeltà, la difficoltà, la tristezza per tutto ciò che quelle donne hanno passato e sono costrette a sopportare.
Abbiamo, ad esempio, la storia di Roshanna con cui si apre il libro, che diventa ben presto una carissima amica di Debbie. In procinto di sposarsi, Roshanna ha una paura terribile: è stata violentata dal precendente marito, e quindi non è più vergine. Questo potrebbe causarle scandali e anche ulteriori disagi. Perché, in quello strano mondo, anche uno stupro è colpa della donna. Debbie tenterà di aiutarla, macchiando col suo sangue il fazzoletto da esibire ai parenti, per constatare l'effettiva verginità.
Oppure, quella di Nahida, una giovane donna bella e talentuosa, costretta a sposare un talebano che la picchia anche per nulla, ma che col tempo riesce a trovare una sorta di complicità con la prima moglie di lui e anche un'oasi di pace e indipendenza grazie alla scuola.
O ancora la triste storia di Hama che, ancor bambina, è più volte abusata da quello che si professa suo zio e che la riduce - nonostante di tentativi di Debbie di aiutarla - a una specie di prostituta.
E poi c'è Shaz, bruttina, sposata ma follemente innamorata di un altro uomo e, anche a costo della sua vita, è disposta a fare di tutto per lui, anche a compromettere la dignità delle altre donne.
Ancora, Mina una donna che avrebbe potuto avere una vita diversa, grazie ai suoi genitori progressisti e aperti, ma che è costretta a sposare un uomo brutale, che non perde tempo a picchiarla. Mina però non può essere ripudiata, perché non vuole perdere il suo figlio maschio che, in caso, sarebbe stato affidato al marito.

Immaginehttp://www.oasisrescue.com Ma queste sono solo alcune delle tante storie delle donne afghane. La scuola per estetiste si rivelerà essere una sorta di oasi di pace. Un mondo lontano da quello cruento degli uomini. Un luogo dove le donne possono ridere e scherzare, imparare un mestiere che potrebbe consentire loro di guadagnare parecchio e ritrovare un po' di serenità in una vita tanto complicata e orrenda.
Il mondo che ci delinea Deborah Rodriguez, grazie alla sua esperienza diretta, appare costellato da qualche sprazzo di luce. L'autrice s'innamora di quel paese e non vorrebbe mai lasciarlo. Qui oltre a trovare numerose amiche che la fanno sentire a casa, e la reputano quasi una di loro, trova anche un altro amore. In modo assai particolare e che lascia un poco sconcertati in verità. Si sposa con un uomo afghano, con il quale non riesce a comunicare perfettamente, parlando due lingue differenti, e nel giro di pochissimi giorni di conoscenza. Quella che doveva essere solo un'opportunità di sentirsi meno sola lontana da casa, diventerà un matrimonio. Solo che Sam - così si chiama il marito - è anche sposato con un'altra donna che gli ha dato numerosi figli!
Eppure, tra loro affiora davvero un amore vero e passionale.
Debbie però incontrerà molte difficoltà. Non le sarà facile gestire al meglio il suo progetto. Molte persone la ostacoleranno, tuttavia dimostrerà tutta la sua intraprendenza, forza, coraggio e anche un pizzico di follia per andare avanti. Lei vuole aiutare quelle donne, vuole fare qualcosa di concreto per loro.
Tuttavia, la pubblicazione e diffusione del suo libro le ha provocato anche dei problemi. E' stata costretta a lasciare l'Afghanistan, a causa di voci che le dicevano di essere in pericolo costante. Ma non ha mai smesso di continuare ad aiutare e sperare di tornare un giorno in quel Paese che tanto ama, nonostante i mille problemi (assenza di corrente e acqua calda, per iniziare. Guerra e terrore.)
E' una testimonianza importante che fa riflettere e provoca intense emozioni nel cuore. Io ho provato rabbia per le ingiustizie che ogni giorno quelle donne sono costrette a vivere sulla propria pelle. Per la crudeltà di uomini che ritengono di poterle usare come meri oggetti e ucciderle per il minimo errore - anche non loro - . Per l'infrangersi di sogni che ogni donna deve avere la possibilità di realizzare.
Ho sorriso però nel leggere e immaginare le risate di quelle donne, nel vederle danzare anche in maniera sinuosa e seducente tra di loro (uomini e donne, soprattutto nei matrimoni, erano/sono costretti a stare in stanze diverse per danzare). Ho provato curiosità nel leggere dei loro strani rituali prima di un matrimonio.
E anche ammirazione per Deborah e gli altri volontari che hanno avuto - e continuano ancora oggi ad avere - il coraggio di recarsi in quelle zone di guerra e dare il loro aiuto concreto a donne, uomini e bambini che vivono in situazioni di povertà e sofferenza e anche con una certa arretratezza culturale.
Però mi è sembrata anche piuttosto folle in diverse situazioni. Come sposarsi con un uomo che non conosce, e con il quale non può neanche conversare perfettamente. O puntare una pistola contro dei tipi violenti. O andare anche contro certe leggi del luogo. Non so, a volte mi è parso più romanzato che veritiero, ma non sto qui a giudicare.
Il romanzo risulta un po' lento, soprattutto in una prima parte, e il modo in cui è scritto non è propriamente scorrevole. Vengono raccontati vari episodi, che non sembrano avere sempre un vero e proprio ordine cronologico. Un peccato anche non sapere la reale sorte di molte delle donne che conosciamo insieme a Debbie. Però, non essendo un romanzo di fantasia, è naturale che sia così.
Non ho messo il massimo nella mia "valutazione" solamente perché, in relazione ad altri libri sull'argomento (come "Bruciata Viva" o anche libri romanzati come  "Mille splendidi soli"), mi ha colpita meno, ma è ugualmente una lettura che consiglio a tutti coloro che vogliono affrontare tali argomenti.
Aggiungo anche che non metto in relazione tutti i libri, nel mio giudizio, ma tendo a valutarli per "genere". Quindi se ho dato voti più alti a romanzi fantastici o altro, non bisogna paragonarli a questo.
Insomma, concludendo: è un libro da leggere. Un'importante testimonianza diretta e vissuta che mette in luce un mondo lontano con le proprie tradizioni e cultura che possono essere visti con perplessità da noi occidentali. Storie di donne che non hanno la possibilità di vivere una vita degna di essere vissuta, ma che attraverso queste attività apparentemente frivole, possono cercare un'oasi di pace, una sorta di paradiso nell'inferno nel quale si trovano a vivere.
E' una sorta di piccola rivoluzione silenziosa che non va dimenticata. Le donne di tutto il mondo hanno il diritto di vivere i propri sogni, di avere le proprie idee e di proclamarle ad alta voce. Nessun uomo ha il diritto di relegarle a meri oggetti.
Chissà se questo mondo migliorerà mai...

Immagine Autore:
Deborah Rodriguez.

E' nata a Holland, nel Michigan, dove ha intrapreso la professione di parrucchiera alla fine degli anni Settanta. Quando, nel 2002, è partita per l'Afghanistan come volontaria per una piccola organizzazione umanitaria (Care for Allo Foundation), la sua esperienza si è rivelata fondamentale per dare il via al progetto della Kabul Beauty School.
La sua storia è narrata in questo libro, diventato immediatamente un bestseller internazionale. A causa dello scalpore suscitato dalla sua pubblicazione, Deborah è stata costretta a lasciare Kabul. In attesa di ritornarvi,  è decisa a fare di tutto pur di sostenere la causa delle donne afghane.
La Columbia Pictures ha già opzionato i diritti cinematografici ingaggiando Sandra Bullock per impersonare Deborah.

Immagine Che cosa ne pensate di questo libro? Avete opinioni in merito alla testimonianza che ci viene raccontata e alla triste vita delle donne afghane (e non solo di loro)? Se vi va, condividete pure i vostri pensieri, nel puro rispetto di ogni essere vivente.
Vi auguro tante buone letture!

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