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Libri dell'autrice recensiti: L'amore bugiardo
Libby non è una ragazza di buon carattere, non lo è mai stata. C’è qualcosa di cinico e meschino in lei, una sorta di lato oscuro di cui lei stessa ammette l’esistenza e con cui è costretta a fare i conti. Libby aveva sette anni quando sua madre e le sue sorelle furono uccise in un rito satanico. Fu lei ad accusare suo fratello Ben di essere stato l’autore della strage. Ventiquattro anni dopo Ben è in carcere e Libby vive alle spalle delle associazioni di beneficenza che le hanno inviato donazioni per tutti quegli anni. A cambiare le carte in tavola sarà il Kill Club, una società segreta di “feticisti del crimine”, i cui soci sono convinti dell’innocenza di Ben e rintracciano Libby perché lo scagioni. I membri del gruppo le insinuano il dubbio di essere stata manipolata e Libby è infastidita da quei pagliacci fanatici che ficcano il naso nella sua memoria. Ma i soldi che le offrono per tornare a scavare nel suo passato e cercare il vero colpevole della strage le servono. Così Libby inizia una dolorosa ricerca attraverso la quale, a poco a poco, i ricordi riaffiorano da quei luoghi della mente che fino a ora aveva volutamente oscurato. Saranno gli oggetti della sua infanzia e i racconti delle persone che avevano conosciuto la sua famiglia ad aiutarla a ricostruire gli avvenimenti che portarono all’eccidio, fino ad ammettere l’inconsistenza della sua precedente testimonianza. Insospettabili verità verranno a galla e Libby ritroverà se stessa, ripartendo da dove aveva iniziato: in fuga da un killer.

Una prospettiva molto interessante, che la Flynn affronta è quella del rapporto tra le vittime, o i protagonisti dei crimini, ed il pubblico che segue le loro storie dagli schermi delle televisioni di tutto il mondo. Al di là del semplice Kill Club (che può sembrare decisamente morboso), ci vengono presentate anche le fan di Ben e, credetemi non è un eufemismo chiamarle "fan". Esse sono paragonabili alle fan dei cantanti o degli attori del cinema: gli scrivono, lo idolatrano, invocano la sua innocenza come si invocherebbe la pioggia nel deserto. Probabilmente venderebbero un rene se servisse a farlo uscire di galera. E' incredibile pensare che ci sia gente che si affeziona, o persino innamora di un colpevole (o sospettato tale) di un omicidio..a maggior ragione che le vittime sono sua madre e le sue sorelle.
Ad ogni modo, ancora una volta quest'autrice ha saputo rapirmi completamente e trascinarmi in una storia in cui la suspense regna sovrana ed in cui spesso ci si ritrova a fare ordine nella propria mente, aggiungendo piano piano tutti i tasselli del mosaico della famiglia Day, fino alla verità che arriva quasi come un sospiro di sollievo. "Nei luoghi oscuri" è un thriller molto ben scritto, con quello stile tipico di Gillian Flynn e quel doppio punto di vista che non lascia spazio a confusioni e che rende il tutto molto più reale. Se poi ci aggiungiamo particolari come il satanismo, il circolo dei mass media e l'inclinazione della massa popolare ad etichettare chi come vittima, chi come carnefice senza preoccuparsi di quale sia la verità..beh, direi che la Flynn ha fatto centro. Di nuovo!
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