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Recensione: Pasolini

Creato il 28 settembre 2014 da Mattiabertaina

pasolini

Genere: Biografico

Regia: Abel Ferrara

Cast:  Willem Dafoe, Ninetto Davoli, Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Adriana Asti

Durata: 86 min.

Distribuzione: Europicture

 

Dopo aver “scandalizzato” il festival di Cannes con Welcome to New York, Abel Ferrara presenta sugli schermi Pasolini, film che è stato in concorso all’ultimo festival di Venezia. La pellicola racconta le ultime ventiquattro ore del regista e scrittore di origini friulane, morto tragicamente la notte del 2 novembre 1975. A interpretare la parte dell’autore è Williem Dafoe, il quale, grazie alle enormi somiglianze con l’autore, riesce a dare un’impronta tangibile alle caratteristiche del personaggio. Il film potrebbe essere suddiviso in due filoni narrativi distinti. Da una parte la realtà, nella quale Ferrara descrive sia il rapporto stretto con la sorella e la madre, sia le scelte politiche e ideologiche che più hanno contraddistinto Pasolini nei confronti della società contemporanea, come la crisi dell’esistenza, la mancanza di valori e l’eccessiva violenza dell’uomo. Dall’altra la finzione, nella quale il regista ha voluto rappresentare quelle che dovevano essere le prossime opere di Pierpaolo: il romanzo Petrolio e il film Porno-Teo-Kolossal.

Nel primo caso Ferrara espone alcune parti della storia (incompleta) con protagonista Carlo, un ingegnere appartenente alla borghesia torinese che possiede una duplice natura impossibile da controllare, segno della contraddittorietà e dell’ipocrisia dell’individuo. Il secondo doveva rappresentare l’ultima opera di Pasolini da regista, dopo aver girato Salò o le 120 giornate di Sodoma. Il film doveva narrare la vicenda di Epifanio, un “Re Magio” che, con l’aiuto del servo Nunzio seguirà la stella cometa per raggiungere il luogo della nascita del Messia. Nel film compare una scena in particolare, ambientata a Sodoma, dove le lesbiche e i gay si riuniscono una volta l’anno per quello che si definisce “il giorno della fertilità”. Il bilanciamento tra questi due mondi è molto ben orchestrato da Abel Ferrara, il quale cerca di portare alla luce le virtù e i vizi di un personaggio molto rilevante nella società degli anni ’60 e ‘70. Molti lo definiscono un omaggio allo scrittore più controverso della letteratura italiana. Più che un omaggio, Pasolini vuole essere un modo per chiarire realmente quali sono le qualità dell’autore. Nessuno vuole togliere le capacità tecniche di Pasolini nel descrivere Roma, definita da lui una città “morta” ma che inevitabilmente è stata in grado di fornirgli i mezzi necessari per le sue opere più illustri. Il fatto da sottolineare su questa pellicola sta nel puntare anche sull’uomo, non solo sullo scrittore. Tutti conoscono lo scrittore attivo politicamente e le sue critiche nei confronti del consumismo, in periodo molto duro nella storia della Repubblica. Pochi invece ricordano (o non vogliono ricordare) la vita sregolata di Pasolini durante la notte. Se da un lato ha saputo riconoscere le parti oscure di una società di macchine, senza emozioni, dall’altra si può osservare come Pasolini sia stato uno delle vittime. Nel film si può osservare una persona che aveva voglia di vivere (come emerge in un’intervista a Colombo, il giornalista de “La Stampa”), ma inconsapevole delle sorti della sua esistenza per via dello stile di vita immorale. Per la prima volta si vede un Pasolini non più convenzionale, ma umanizzato, come i personaggi nei suoi capolavori.

Voto: 3 su 5

Per vedere le foto dell’incontro con Abel Ferrara, clicca qui

Il trailer


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