Recensione SIN TITULO di Cameron Stewart

Creato il 16 novembre 2014 da Leggiamo
Ho pensato che per il cervellino stanco che mi ritrovo e per non affaticarlo troppo (sta ancora smaltendo l'anestesia) una graphic novel sarebbe stata perfetta, ma mi sbagliavo. Sin Titulo di leggero non ha proprio niente O_O e io come sempre ho un culo pazzesco nello scegliermi le letture.
SIN TITULO di Cameron Stewart
| Bao Publishing, 10/2014 | pag.168 | € 17,00 |disponibile gratuitamente in lingua orginale
sul sito sintitulocomic.it

In seguito alla morte del nonno, Alex Mackay trova una sua enigmatica fotografia che lo ritrae con una giovane e attraente sconosciuta. Il nonno, che Alex ricorda come una povera anima persa, conduceva forse una doppia vita? L'ossessione per questa indagine trascina il giovane in un vortice che lo allontana dalla vita di tutti i giorni, fino a vivere un incubo a occhi aperti in cui sogno e realtà si confondono e i traumi infantili rivelano cicatrici ormai dimenticate
Voto:
*possibili spoiler*
Una graphic novel che si fagocita nel giro di un paio d'ore, anche meno a dire la verità, ma vi consiglio di mettervi comodi e di prendetevi tutto il tempo necessario per non farvi sfuggire ogni minimo dettaglio e arrivare all'epilogo con le idee il più chiare possibile. Non sarà facile, vi avviso, il terreno su cui camminerete è buio e accidentato, anche se Cameron ci viene subito in aiuto con uno stile cinematografico e un tratto preciso, netto, dai contorni ben delineati capace di rendere la lettura di Sin Titulo decisamente compulsiva.
Tutto inizia quando Alex va all'ospizio a trovare il nonno e ha l'amara sorpresa di scoprire che è morto ormai da un mese. Ma qualcosa non quadra. Chi è la donna della foto che l'anziano vecchietto conservava in un libro? Cosa significano quei numeri scritti sul fondo? E perché tutti sembrano volergli nascondere qualcosa?

Alex aprirà una ad una tutte le porte di un mondo terribile, in cui il confine tra il reale e il surreale sarà via via sempre più confuso...
Vi dico subito il mio problema con Sin Titulo. Mi piacciono i romanzi surreali, così come mi piacciono i thriller, ma quando questi due generi si mescolano in modo quasi inaspettato, io mi blocco. Era ovvio che Sin Titulo non potesse essere un noir al 100%, troppe cose sono prive di logica, troppe situazioni sono al limite del normale, ma per un attimo ho creduto di trovarmi di fronte al Sebastian Fitzek della nona arte. Lui in fondo rende possibile l'impossibile. In parte lo fa anche Cameron Stewart, perché la chiave di volta della sua storia, per quanto tocchi terreni ben poco concreti, affonda le radici nella psiche dell'essere umano, nei suoi ricordi, nei suoi traumi.
Ma... (e qui c'è il "ma" che ha influito il voto finale) l'autore, per collegare tutti i fili della trama scomoda Platone e la sua teoria delle idee.
Così tutta la storia si trasforma improvvisamente in un viaggio mistico. In creazione e distruzione, in iperuranio e mondo sensibile e Sin Titulo si trova lì, esattamente a metà strada tra l'essere e il non essere.
Il punto è che a me non piace filosofeggiare. Filosofeggiare ad cacchium sì, farlo in modo serio no. Io sono il tipo di lettrice che quando ha tra le mani un noir, un thriller o un giallo pretende una risoluzione il più chiara possibile. Anche provvista di disegnino volendo. Non amo le domande che possono avere più di una risposta, non amo i "ma", i "forse" e i "se". Sono concreta. Pretendo che tutti i pezzi del puzzle finiscano al posto giusto.
Sin Titulo doveva soddisfare tutto questo, ma non ce l'ha fatta. Eppure mi è piaciuto, fino a un certo punto mi ha addirittura stregato con il suo ritmo incalzante, con tutta la sua bella dose di orrore, violenza e cattiveria che scorrono impietose tra le tavole. 
Ma... Ancora "ma".
Per una che non li ama ne ho già detti fin troppi...
Uff...
Diciamo allora che Sin Titulo va semplicemente letto e riletto. Capito e ricapito. Interpretato e reinterpretato.
Purtroppo io non so ancora se a penalizzare il gradimento di questa graphic novel sia stata io coi miei limiti, o l'inesperienza di un autore che ha sicuramente tanto talento, ma che deve ancora capire come sfruttarlo al meglio. Intanto io sto lì. A metà strada anche con il voto.

Vincitore nel 2010
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