Maggiore indulgenza bisognerebbe avere, almeno in questo primo tornante, sulla definizione della squadra di governo. I nomi li conosciamo. Renzi ha cercato di realizzare un’efficace sintesi fra esperienza e freschezza con risultati assai discutibili, esposto com’era a veti incrociati provenienti da diverse direzioni. Bisognerebbe forse riflettere, a questo punto, sull’inutilità politica del Cinque Stelle, un Movimento buono a congelare in freezer il proprio patrimonio rendendo a Berlusconi un’insperata centralità, ma su questo aspetto torneremo, magari, in un’altra sede. Restando alla compagine governativa, la Mogherini agli Esteri sembra un investimento a rendere; lo stesso si può dire per la Boschi alle Riforme e per Padoan all’Economia. Proprio su quest’ultimo nome bisogna spendere qualche parola in più. Naturalmente gli osservatori, compreso chi scrive, conoscono l’uomo e le sue idee, non il ministro. Aspettiamo, pertanto, i primi passi istituzionali di una figura così autorevole. Manifesteremmo, tuttavia, un’inenarrabile propensione pinocchiesca, se non rilevassimo lo stupore che è circolato attorno alla scelta di Palazzo Chigi. Economia, lavoro e sviluppo economico dovrebbero essere i dicasteri chiave del rilancio nazionale ed in ciascuno di essi non s’intravede l’ombra di un’impostazione renziana. Un tecnico, un uomo uscito dalle coop e un’esponente della Confindustria: sembra più l’inizio di una barzelletta in stile Arcore che non il felice incipit di un programma laburista. Aspettando la definizione delle linee guida, ci affidiamo ad una speranza: che la competenza abbia fatto premio sull’appartenenza castale, per le fortune dell’esecutivo e per l’intesse del Paese.
Maggiore indulgenza bisognerebbe avere, almeno in questo primo tornante, sulla definizione della squadra di governo. I nomi li conosciamo. Renzi ha cercato di realizzare un’efficace sintesi fra esperienza e freschezza con risultati assai discutibili, esposto com’era a veti incrociati provenienti da diverse direzioni. Bisognerebbe forse riflettere, a questo punto, sull’inutilità politica del Cinque Stelle, un Movimento buono a congelare in freezer il proprio patrimonio rendendo a Berlusconi un’insperata centralità, ma su questo aspetto torneremo, magari, in un’altra sede. Restando alla compagine governativa, la Mogherini agli Esteri sembra un investimento a rendere; lo stesso si può dire per la Boschi alle Riforme e per Padoan all’Economia. Proprio su quest’ultimo nome bisogna spendere qualche parola in più. Naturalmente gli osservatori, compreso chi scrive, conoscono l’uomo e le sue idee, non il ministro. Aspettiamo, pertanto, i primi passi istituzionali di una figura così autorevole. Manifesteremmo, tuttavia, un’inenarrabile propensione pinocchiesca, se non rilevassimo lo stupore che è circolato attorno alla scelta di Palazzo Chigi. Economia, lavoro e sviluppo economico dovrebbero essere i dicasteri chiave del rilancio nazionale ed in ciascuno di essi non s’intravede l’ombra di un’impostazione renziana. Un tecnico, un uomo uscito dalle coop e un’esponente della Confindustria: sembra più l’inizio di una barzelletta in stile Arcore che non il felice incipit di un programma laburista. Aspettando la definizione delle linee guida, ci affidiamo ad una speranza: che la competenza abbia fatto premio sull’appartenenza castale, per le fortune dell’esecutivo e per l’intesse del Paese.