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Retail Therapy

Creato il 30 gennaio 2011 da Lazitellaacida
Ore 12.30 – GLI ALTRI
Scatta una specie di campanella virtuale: tutte le dipendenti della Caserma agguantano la borsa e il cappotto e si dirigono con passo svelto e cadenzato verso la guardiola. Dalle 12.20 una fila di almeno 5 taxi sta aspettando fuori dall'ingresso principale. Destinazione: Quadrilatero.
Ore 12.35 – LA ZITELLA
Sto scrivendo bellamente il mio post su Blair e la dittatrice del Buon Gusto, compiacendomi placidamente di questa definizione che va subito ad essere inserita sul profilo di Blogger.
La Zitella pensa quasi quasi di farne un mantra, un tatuaggio forse. O un brand.
Galleggiando tra una publish confirmation e l'altra si rende conto che sono passate le 12.30: 'Oh cazzo! Ma a che ora era l'appuntamento? Alle 12.30 o alle 12.50? Oddio no no no! Non dirmi che sono partite senza di me!!!'
Prendo il telefono, cerco l'interno 'Sono già partite?' - 'Sono appena uscite' – 'Noooooooooooou!'
Prendo il telefono, cerco il numero di cellulare 'Dove siete?' - 'Siamo fuori che ti aspettiamo, c'è la coda dei taxi muoviti!' - 'ARRIVO! ARRIVO! ARRIVO! ARRIVO!'
Prendo il cappotto, agguanto la Balenciaga (sì cazzo, con sdegno e disprezzo vado dalla concorrenza) e in bilico sulle mie zeppe Zara di 13 cm percorro una 500 m intorno al quartiere, tenendomi con una mano il Borsalino come una dama d'altri tempi. 
Arrivo all'ingresso principale e sono in deficit d'ossigeno.
Ma ce l'ho fatta, sono ancora in tempo.
Ore 12.45 – GLI ALTRI
Negozio 1 preso d'assalto.
Sono le cavallette: la boutique è affollata di gente comune. E' l'apocalisse del lusso.
Ore 12.45 – LA ZITELLA
Arriva il taxi: 'Via Sant'Andrea. No. Corso Venezia. Rapido!'
Ore 13.00 – GLI ALTRI
Hanno svaligiato le borse e la minuteria.
Procede l'assalto alle calzature.
Stanno per rimanere solo i tacchi 15 da puttana russa.
Ore 13.00 – LA ZITELLA
Entro nel Negozio 1.
Ignoro tutta la parte di borse (tanto so che non è rimasto niente se non qualche crosta in modelli, materiali e colori assurdi). Ignoro tutto il ready to wear. Non avranno mai la mia taglia. Probabilmente nemmeno la producono. Ma rimane comunque la seconda merceologia per priorità.
Mi dirigo come un caccia verso le calzature, è pieno di gente -puah- comune come me e riconosco negli occhi lo stesso sguardo ad un passo dall'epilessia da delirio di onnipotenza. Afferro una tipa per i capelli e tuono: 'TU! COMMESSA! Cosa c'è in 40?' - 'Mmmh. Mi deve dire QUALE prima' - 'TU! COMMESSA! Ci sono due tavoli scarsi di merce in saldo, di che cosa credi che voglia provare la mia taglia? DI TUTTO! Dammi questa, in CIPRIA. E dammi questa, SCAMOSCIATA. Poi anche questo mocassino con le BORCHIE. E lo stivale, quello NERO'.
Passano 20 minuti.
Commessa non pervenuta.
Mi sorge il dubbio che sia andata a piangere in bagno. Forse la mia Balenciaga le ha confuso le idee e crede che io sia una VERA CLIENTE e non una VERA PORACCIA.
La vedo tornare, titubante. Con in mano due scatole: 'Ho SOLO queste'.
Maledetta.
Stessa taglia, due calzature diverse: una décolleté mezzo tacco cipria e nocciola (cazzo, parlo come una cartella colore) e una décolleté tacco 10, no plateau, nudo.
In una non mi entrano nemmeno le dita, nell'altra riesco a camminarci.
Scelta facile.
Provo anche il mocassino borchiato. Ci infilo le mie pinne scalze e mi fa le scoreggine. Non troppo chic come rumore.
Chiedo il gambaletto.
Mi guardo allo specchio. Cazzo mi piacciono.
Sembro però la Ferrogna quando si mette quegli stivaletti con i glitter. Falsamente rock del tipo 'ci sto troppo dentro'.
Fanculo mi piacciono.
Guardo la collega: da una parte il mezzotacco bon ton e dall'altra il mocassino borchiato. 'Se devi scegliere, prendi le decolletè' – 'Non devo scegliere'.
Sfodero l'arma più potente creata dopo la bomba atomica: la tessera dipendente. 'Non ti ho nemmeno chiesto il prezzo' – 'Non fa niente, ora lo facciamo' - '…' - '…' - 'Fanno 256' – 'Bancomat'.
Esco, con la mia shopping. Fiera come Vladimir Luxuria al Gay Pride.
Negozio 2
Scandaglio l'assortimento come un radar che cerca i gommoni dei clandestini.
Le calzature in saldo sono messe ADDIRITTURA dietro una colonna che per trovarle ti ci devi inciampare, altrimenti non le vedi nemmeno.
C'è uno stivale in cervo che sta urlando il mio nome, lo sento.
'TU! COMMESSO! Allungami il 40 di quello lì'.
Lui annuisce e sparisce nel magazzino. Bravi i commessi uomini, quando non sono checche.
Torna con celerità e diligenza: 'Ho solo il moro'. Per un attimo non capisco a cosa si stesse riferendo.
Penso ad un uomo, moro. Un terrone. Mmmmh. Amo i terroni. Mori. La pelle scura.
Pelle! Il colore della PELLE! Ecco cosa intende! Sono marroni gli stivali.
Se è marrone il cervo urla un po' meno il mio nome, ma è pur sempre cervo. Ed è pur sempre il mio nome quello che sta urlando.
Li guardo: 'Mmmh. Sono un po' da boscaiolo'.
Li provo: 'Sembra che il mio piede stia per inghiottirmi...'.
Niente, grazie.
Negozio 3
Sono quasi commercialmente soddisfatta. Anzi lo sono. Ho due paia di scarpe in più e sto pensando a quale mobile della camera rinunciare stavolta per poterle infilare da qualche parte.
Le colleghe si disperdono a provare degli stivali con il pelo dentro, morbidi, caldi. Esattamente quello che il mio raziocinio mi ha suggerito di acquistare fino a quando non ha ripreso a scorrermi il sangue negli arti inferiori, circa due settimane e mezza fa.
Ad oggi, il freddo non me lo ricordo nemmeno più.
Cammino baldanzosa in quella che credo essere la parte di negozio dedicata agli articoli in saldo. Mmphf.
Non c'è gnente.
Ma il commesso con i rasta (rasta? In via della spiga? E non ti hanno ancora licenziato?) ci informa che l'area con gli articoli in saldo è l'ALTRA.
Con un triplo salto mortale carpiato atterro direttamente davanti alla mensola delle calzature.
Toh! Guarda, uno stivale da biker. Con la suola grossa. Come quelli che cercavo prima di andare in montagna.
Toh! Guarda, è pure nero.
Toh! Guarda, è un 40!
Dai lo provo, sento che se dio ha voluto che lo incrociassi sul mio cammino quest'oggi avrà avuto le sue precise ragioni che non me la sento di discutere.
Ci infilo il piede.
Oooooouuaaaaah.
Piacere sessuale.
Mi guardo: è dura immaginarmi con qualcosa di così poco chic come uno stivalone da biker.
L'effetto estetico è gradevole.
Mi piaccio.
- 'TU! COMMESSO RASTA! Mi dici quanto costano?' 
- 'Dipendente?' 
- 'Certo' 
– 'Costano 495 a full price....'
- '…' [probabilmente si aspetta che io a mente riesca a fare 495 -70% ma nella mia mente in questo momento c'è solo Homer che guarda le farfalle volare. L'unico pensiero che ho è 'fai che non me li possa permettere! Fai che siano 300 Euro!]
- 'Sono 148' 
- 'Cazzo.' 
- '…' 
- 'Li prendo'.
Dal negozio 3, per la grandezza delle shopping non riesco a passare dalla porta.
Il mio animo di provinciale è stato soddisfatto. Anzi, a dirla tutta, più che soddisfatto in questo momento il mio animo si trova sdraiato sul letto, con il fiatone e i capelli spettinati-chic. Come quando hai fatto talmente tanto sesso che dopo l'orgasmo pulsi ancora di piacere.
Andiamo in San Babila, prendiamo un taxi.
Torno in ufficio.
In tutto il pomeriggio non riesco a distogliere lo sguardo da quelle due shopping colorate che mi stanno vicine come due gattini ruffiani quando hanno fame.
Finalmente, lavorare in questa caserma, ha un senso.

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