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Review 2011 - Mother and Child

Creato il 03 febbraio 2011 da Ludacri87

Review 2011 - Mother and Child
Review 2011 - Mother and Child
Review 2011 - Mother and Child
Review 2011 - Mother and Child6.0 su 10
Una storia corale che in realtà non vede molti contatti reali, ma solo un intrecciarsi di eventi legati al nesso della maternità in tutte le sue forme, dall'abbandono alla sterilità, dall'adozione alla madre-surrogato, dalla mancata conoscenza del genitore biologico alla morte, fino alla descrizione di modelli diversi di adolescenza, al rapporto madre-figlia, al ruolo degli istituti religiosi nell'assegnazione dei neonati. E' quindi il leit-motiv della maternità che unisce tutte le componenti cinematografiche grazie alla sceneggiatura che, a dire il vero, non era così semplice da architettare, in uno schema tanto dispersivo. Non a caso alla regia c'è Rodrigo Garcia, che aveva già diretto una storia corale, ma ad episodi, di donne, senza un unico filo conduttore, nel non troppo riuscito "Nine lives". In "Mother and Child" la problematica della disomogeneità dei singoli frammenti/storia è risolto con una scrittura corale, legata a storie intrecciate, loro malgrado. In questo modo, partendo con delle riuscite diverse sequenze/sunto narrative, il regista conduce per mano lo spettatore nell'intrecciarsi delle azioni, l'una dopo l'altra. La scelta del montaggio alternato giova alla prima parte della pellicola, che diventa surreale, pesantuccia e anche un pò prevedibile, procedendo nella visione. A tratti lo stile metodico e asciutto colpisce, ma qualche forzatura si ravvede in alcune scelte di copione, in alcuni tratti dei personaggi e in alcune interpretazioni. La Watts mette sex-appeal e scene di nudo parziale, ma non si appoggia su un carattere a tutto tondo, troppo ambiguo. Molto meglio la Bening, anche se il personaggio non è sempre dalla sua parte in termini di ragionevolezza dei comportamenti; l'unico attore maschile ad avere un certo peso è Samuel L. Jackson, ma c'è una scena di sesso imbarazzante con la Watts (il punto di non ritorno per il film). Le cose peggiorano alla fine, in cui la storia diventa parossistica e il melò dominante, nonostante la grazia della presentazione scenica. Molte cose restano appese, e la sceneggiatura ad imbuto, nonostante la durata della pellicola, non porta ai risultati di compattezza che si volevano raggiungere. Un'opera media, con qualche accenno empatico, e troppo equilibrio narrativo che si perde nel nulla della visione, con un accenno, qua e là, di carattere pretenzioso e tetrale.

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