Ricordo di Roy “Little Jazz” Eldridge a vent'anni dalla scomparsa.

Da Gerovijazz @GEROVIJAZZ
Repost from Splinder (24 feb. 2009)
Fra un paio di giorni (il 26 febbraio) saranno trascorsi vent'anni dalla morte di Roy Eldridge (1911-1989), «un gigante della tromba», come lo definì il critico statunitense Leonard Feather nel suo necrologio, e che oggi è stato pressoché dimenticato. Per ricordarlo ho scelto di presentare una serie di video che spaziano in quasi 50 anni della sua carriera.Eldridge è stato un artista di straordinario talento, eccellente strumentista, divertente showman e ottimo cantante, che ha esercitato una profonda influenza su tutti i solisti delle generazioni successive, ma anche un artista di “transizione” che ha vissuto a cavallo fra il jazz classico e il Bebop, senza immedesimarsi in nessuna delle due categorie, e che, nonostante il successo, restò comunque succube dell'incombente presenza prima di Louis Armstrong, di dieci anni più anziano, e poi di Dizzy Gillespie e di Miles Davis.Le sue eccellenti doti si evidenziarono fin da giovanissimo e all'età di 19 anni si trasferì a New York dalla natia Pittisburgh, dove trovò un ingaggio nell'orchestra di Cecil Scott e dove incontrò Chu Berry, una delle stelle del gruppo, che diventò per lui una specie di guida. Dovettero però passare ancora un paio d'anni prima che la sua dirompente personalità emergesse, grazie anche ad un certo influsso che ebbe su di lui l'incontro con la musica Armstrong. Nel 1932 entrò a far parte dell'orchestra di Elmer Snowden, che comprendeva anche Otto Hardwick, Dick Wells ed altri ex ellingtoniani.Il primo video che propongo è del 1933 e si riferisce proprio a quell'esperienza. Si tratta di una curiosità storica che ci permette di vedere il giovane Roy, che qui è riconoscibilissimo, (è il più basso del gruppo), alle prime armi in un vivace set di show-music, e fu proprio durante la militanza in questo gruppo che il sassofonista Hardwick (il primo sulla destra) coniò per lui in soprannome di “Little Jazz” che gli rimarrà per tutta la vita.
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Questo filmato è anche interessante come documento di costume. Girato nello storico anno che aprì la strada al New Deal dopo la tragica crisi del 1929, sembra quasi un invito a lasciarsi dietro i disastri passati e a guardare al futuro con allegria, rivolto in particolare alla gente di colore, alla quale il filmato era, quasi certamente, indirizzato.Negli anno successivi Eldridge continuò a crescere come strumentista e a farsi le ossa in orchestre e complessi sempre più importanti, come i McKinney's Cotton Pickers, l'orchestra di Teddy Hill e quella di Fletcher Henderson. Nel 1937, ormai affermato, mise insieme un proprio gruppo che per un paio d'anni si esibì prevalentemente al “Three Duces” di Chicago.Ma la grande popolarità gli arrivò grazie all'ingaggio da parte di Gene Krupa che ne fece una vera e propria vedette dell'orchestra. I suoi assolo di tromba, i suoi siparietti canori ed i suoi duetti con Anita O'Day riscossero un successo grandissimo. Di seguito due video dell'epoca che documentano alcuni di quei momenti..
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In realtà per Roy quelli furono anni difficili; far parte come unico artista di colore di un'orchestra di bianchi era molto complicato. Fraternizzare con i colleghi in pubblico era impensabile, alla fine di ogni concerto doveva uscire dalla porta di servizio e non poteva alloggiare nello stesso albergo degli altri. Un vero e proprio calvario che lo amareggiò moltissimo e lo indusse alla prima tournée in Europa a fermarsi a Parigi, dove venne accolto trionfalmente e dove sentì che non esistevano pregiudizi razziali.Il prossimo video del 1951 lo vede suonare con un gruppo di musicisti francesi. Il pianista potrebbe essere Claude Bolling, ma non ne sono sicuro.
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Dopo circa un anno rientrò negli USA chiamato da Norman Granz che ne fece una stella del suo Jazz at the Philarmonic, ma negli anni tornerà spesso in Europa, dove venne sempre accolto con grande entusiasmo.La sua militanza nella “scuderia” di Norman Granz, patron anche della casa discografica Verve e poi della Pablo, fece sì che nei successivi anni Roy incontrasse in concerti o su disco quasi tutti i grandi dell'epoca, da Billie Holiday, a Ella Fitzgerald, da Oscar Peterson a Coleman Hawkins, ma quasi sempre come spalla.Fra i numerosi video disponibili su Youtube ho scelto questa gustosa versione di Sunday del 1961 eseguita con un gruppo di famosi colleghi: Coleman Hawkins al tenore, Johnny Guarnieri al piano, Cozy Cole alla batteria ecc.. Un classico esempio della vitalità e della vivacità di Roy, meritevole di attenzione anche se di scarsa qualità video.
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Per concludere ho scelto un video di quasi 20 anni dopo che ce lo mostra, già gravemente malato, in  una delle sue ultime esibizioni, prima di ritirarsi definitivamente. Il brano è Booty Blues ed è esguito con un gruppo capeggiato da Count Basie  con Zoot Sims ed altri musicisti meno noti. 


Nella speranza che questo fugace ricordo sia servito a stimolare la curiosità verso i suoi dischi chiudo con un'affermazione che anni fa lessi da qualche parte: Little Jazz era Grande Jazz.

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