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“Rimbalzi” di Cècile Boyer, Franco Cosimo Panini

Da Federicapizzi @LibriMarmellata

rimbalzicopUna delle caratteristiche che rende più attrattivo agli occhi di un bambino un cartone animato rispetto ad un albo illustrato – oltre alla facilità della fruizione perché più passiva – credo che sia il movimento.
In un video il movimento è messo in scena, è palese, evidente; in un libro il protagonista che compie passi ed azioni deve essere immaginato, è necessario che si compia un lavoro di astrazione per figurarsi lo spostamento nello spazio e nel tempo.
E non è ovviamente facile far sì che un albo sia non solo “movimentato” ma che dia anche l’idea di un percorso, fisico, compiuto dal, o dai protagonisti.

E’ indubbio che Cècile Boyer – già autrice del bel “Bau miao cip-cip” – ci riesce, mettendo in scena, con semplicissimi espedienti cartotecnici che ricorrono solo ad un particolare taglio della pagina, il gioco di un cane con la sua pallina e tutte le avventure e le disavventure che a causa di questa accadono.

“Rimbalzi”, edito da Franco Cosimo Panini,  risulta così un libro animato, che nel suo svolgersi dà quasi la suggestione di un flip-book, pur non necessitando di un rapido sfogliare.
Sotto gli occhi del lettore la corsa si dipana, i personaggi si susseguono, gli umori si manifestano, le conseguenze si evidenziano.
E il tutto senza che sia necessario praticamente alcun testo: un’unica frase – “Vai, prendila!” – fa da apertura e allo stesso tempo chiusura alle varie scene, che si concatenano mute ma chiarissime, e sta allo spettatore immaginarla ora gridata con giubilo, ora urlata con una punta di rabbia, ora bonaria a mo’ di invito.

La storia parte già dal risguardo di copertina dove un cane giallo, pacioso ma vigile, si vede passare sulla testa un pallina rossa, proveniente da chissà dove.
Impossibile resistere al richiamo! Ed ecco che, nella facciata successiva, ad intrecciarsi col titolo del libro ci sono i rimbalzi della palla e dietro il nostro amico, orecchie ben dritte, lanciato all’inseguimento.

La prima tappa è un parco giochi ed è qui che si svela la fattura raffinata ed efficace dell’albo.
Mentre infatti la pagina di sinistra è unica a mostrare un’altalena e metà di un tappeto elastico su cui saltellano due bambini, la parte sinistra è composta da tre fogli sovrapposti, dall’attaccatura centrale comune.
Il primo è largo un terzo della facciata, il secondo due terzi e il terzo è intero.
Inizialmente la scena si svolge su tutte e tre le parti ed è complementare alla facciata di sinistra.

(nella figura in nero ho evidenziato le linee di ritaglio)

rimbalzi1

Ma sfogliando un pezzetto per volta, dal più piccolo al più grande, ecco che la figura si modifica mostrando l’evolversi dei fatti con il cane che balza sul tappeto per afferrare il suo giocattolo.

(nella prima figura è stato voltato solo il primo ritaglio, nella seconda entrambi, che vanno a sovrapporsi all’immagine a sinistra)

rimbalzi3
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Le pagine subito dopo sono intere e concludono i fatti con i piccoli che rilanciano la palla e l’animale che riprende la sua corsa.

Ma le disavventure non sono terminate e di nuovo il gioco delle facciate che si sovrappongono mostra prima l’interruzione, poco gradita, di una pranzo familiare, poi lo scatenarsi, ad opera del cane, di un volo di piccioni che va a disturbare una coppia di innamorati, e ancora l’intrusione di cane e palla tra le gabbie dello zoo …e così via in situazioni sempre scompigliate ma infondo allegre e bonariamente ilari.

Fino all’ultimo rimbalzo quando la pallina rossa pare perdere la sua energia ricadendo ai piedi di un giovane lettore assorto appoggiato ad un albero.
Ma niente paura! Il cagnolone si avvicina al ragazzo felice e scodinzolante, lingua penzoloni e movenze di giubilo perché si tratta…del suo padrone!
E così, dopo la giusta carezza e le parole di riconoscimento e accoglienza, i due possono avviarsi verso casa, stretti su una lambretta che chiude la storia, come era inziata, sull’ultimo risguardo di copertina.

La forza dell’albo, oltre ovviamente alla particolare realizzazione – allo stesso tempo raffinata e funzionale -, risiede sicuramente nell’eccezionale forza narrativa delle immagini.
Figure che non solo raccontano ma mostrano, fattivamente, un evolversi di fatti e situazioni che paiono davvero prendere vita.
Non è solo questione del già citato movimento – reso comunque in maniera impeccabile tanto che sembra quasi di sentire i rimbalzi della palla – ma anche di elementi più specifici, come la successione temporale, gli umori, le emozioni in gioco, i rapporti di causa-effetto…
E l’aspetto eccezionale è che la Boyer fa tutto questo raffigurando i suoi elementi narrativi (uomini, animali, oggetti) quasi essenzialmente con sagome colorate (sempre nere quando si tratta di persone).
Senza nemmeno l’ausilio di occhi, bocche ed elementi di mimica facciale, l’autrice riesce a rendere la rabbia, l’indignazione, l’affetto, la benevolenza.
Per far questo ricorre alla rappresentazione di profilo che permette, in assenza di dettagli facciali, di distinguere le peculiarità salienti fisiche e a differenziare e caratterizzare i personaggi.

Questi aspetti di chiarezza e semplicità rendono il libro accessibile anche a bambini piccoli, perfino a partire dai due anni di età; i piccini infatti saranno già in grado di seguire il racconto se supportati da un adulto di riferimento.
Più grandicelli poi potranno ripercorrere le pagine in autonomia, notando le narrazioni parallele, ampliando l’interpretazione delle scene ed esercitando quel potere attivo sulla storia che stimola la fantasia e che nessun cartone animato è in grado di alimentare.

(età consigliata: dai due anni e mezzo)

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