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Rischio idrogeologico: la parola ai Comuni sardi

Creato il 18 agosto 2014 da Alessandro Zorco @alessandrozorco

Da mercoledì prossimo 20 agosto, appena sarà pubblicato l’avviso sul sito internet della Regione Sardegna, i sindaci dei comuni sardi ad alto rischio idrogeologico avranno 15 giorni per presentare le proposte per la messa in sicurezza dei loro territori. In particolare, i progetti comunali dovranno riguardare il ripristino delle infrastrutture e delle opere pubbliche danneggiate dalle alluvioni nelle zone ad alto rischio idrogeologico e le relative richieste di finanziamento. Per la messa in sicurezza dei territori alluvionati la Regione sarda ha messo a disposizione 40 milioni di euro:  14 e 750mila saranno utilizzati per il ripristino dei danni e 25 e 250mila euro per interventi di mitigazione del rischio idrogeologico. Qualche sindaco coraggioso chiederà all’assessorato ai Lavori Pubblici almeno di provare a sperimentare il sistema naturale ed economico del Vetiver per prevenire il dissesto e mitigare il rischio idrogeologico?

Prevenire il rischio idrogeologico

E’ noto che i costi della messa in sicurezza del territorio con i metodi tradizionali (che utilizzano per lo più manufatti in muratura) sono molto alti. Per questo motivo è auspicabile che, in una Sardegna che ha ancora una incredibile paura di cambiare e di mettere in discussione gli attuali meccanismi del potere, qualcuno dei primi cittadini sardi, per prevenire il rischio idrogeologico e mitigare i processi di erosione, provi coraggiosamente a chiedere alla Regione di sperimentare sul suo territorio l’utilizzo del sistema naturale e poco costoso del Vetiver.

Pare infatti che questa pianta, utilizzata in molte parti del mondo (anche nell’Italia settentrionale) possa dare un ottimo contributo con costi  contenuti alla messa in sicurezza delle zone a rischio idrogeologico e alla bonifica dei territori inquinati, funga da evvicace barriera antincendio nonché (cosa che sicuramente non guasta) possa produrre anche ricchezza e energia per le aziende agricole utilizzatrici. Se ne parla diffusamente in questo post.

Eppure in Sardegna, dove a quanto pare le condizioni climatiche sarebbero particolarmente favorevoli e questo metodo avrebbe un molteplice utilizzo (messa in sicurezza, bonifica, antincendio, produzione di biomasse, ecc.), nessuno prova a considerare l’utilizzo di questo sistema e ne propone la sperimentazione. Sarà forse perchè i costi contenuti di questo metodo non permetterebbero a nessuno di arricchirsi, sconvolgendo così il tradizionale sistema degli appalti pubblici?

Vetiver agricoltura Maninchedda rischio idrogeologico

La proposta di sperimentazione lanciata su questo blog qualche settimana fa all’assessore regionale ai Lavori Pubblici Paolo Maninchedda, che peraltro si era dimostrato molto attento alla risoluzione del problema del rischio idrogeologico annunciando una puntuale pianificazione degli interventi, è rimasta ad oggi inascoltata, ma chissà che qualche sindaco possa provare almeno a prendere in esame questa soluzione naturale ed economica proponendo alla Regione di avviare la sperimentazione.

Ovviamente nessuno può garantire al cento per cento l’efficacia di questi metodi (la sperimentazione serve appunto a quello), ma il cambiamento dello status quo ha necessità di un minimo di coraggio. Senza dimenticare che i cambiamenti climatici in atto rendono improrogabili e urgenti degli interventi strutturali per la messa in sicurezza dei territori a rischio idrogeologico.

Per la cronaca, le proposte dei primi cittadini sardi per la messa in sicurezza del territorio dovranno essere inviate all’Assessorato dei Lavori Pubblici, Direzione Generale, Viale Trento n. 69, 09123 Cagliari, entro il termine perentorio di 15 giorni dalla data di pubblicazione dell’avviso sul sito.


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