Entrambi prime scelte assolute (2010 e 2011), point-guards, provenienti da università prestigiose (Kentucky e Duke). Fisici simili (1.93m vs 1.91m, 88kg vs 86 kg), destini simili (in squadre dal record perdente). Stiamo parlando di John Walle Kyrie Irving, guardie moderne che un giorno potranno essere accostate a nomi quali Derrick Rose o Russell Westbrook. Nella NBA odierna il trend sembra ormai questo, non più playmaker puri alla Paul o alla Deron Williams, ma vere e proprie macchine da statistiche e tanto atletismo capaci di trascinare le proprie squadre, anche individualmente.
Ci sono anche alcune differenze tra i due. Se John Wall è un ramingo delle High Schools (ne ha cambiate ben 3 prima dell’anno da Wildcat a Kentucky, Irving (Australiano di nascita) ha avuto un percorso più breve e lineare (St. Patrick’s High School e poi solamente 11 matches a Duke a causa di un infortunio). Se il primo era forse più noto anche grazie al suo carattere estroverso (imitatissima la sua danza), il secondo si è subito fatto notare grazie ad una tempra e ad un’intensità fuori dal comune (eccolo in allenamento), ricevendo anche la benedizione su Twitter da un Lebron James versione talent scout prima dell’ultimo Draft, rinnovatasi durante la regular season:
“Assomiglia molto al CP3 dei primi anni per come è in controllo e vede il gioco. Non sembra essere un rookie. Gioca al suo ritmo e in campo sembra un veterano. E’ bello vedere cosa sta facendo al suo primo anno. Non gioca come una tipica matricola“.
Nei risultati di squadra sono forse riflessi i rispettivi modi di essere. Wall ad ora non sembra avere la durezza mentale necessaria per il salto di qualità, ai Wizards ha faticato e sta faticando molto (complice una squadra non ottimale, certo…), senza alcun miglioramento (siamo al secondo anno) sotto il profilo della leadership, della continuitàe anche delle cifre (10.5% da 3, 7.6 assist contro 4.2 palle perse, rapporto un pò troppo basso; oltre comunque a 16.8 punti e 5.1 rimbalzi). La squadra non convince e il record tanto meno (7/26). Ha comunque margini di crescita molto ampi ed un futuro da All-Star assicurato, ma c’è ancora molto da lavorare.