
La fattoria di Gustav è una proprietà immensa. Si tratta senz’altro di centinaia di ettari, e forse anche di più, tutti coltivati a regola d’arte.
Numerose sono le stalle, distanti dall’abitazione principale ma ben visibili,dove mucche in ottima salute producono latte in abbondanza ogni giorno.
Latte che raggiunge poi, grazie a dei furgoni e a dei solerti autisti, il non troppo distante caseificio della zona per trasformarsi in formaggio e cremosi yogurt.
Kurt è stupito da tanta ricchezza. Osserva i bananeti a perdita d’occhio e riflette sulla povertà di certi villaggi che ha avuto modo di visitare in altri tempi e rammenta le lunghe e accorate conversazioni con padre Alex ,a Bunju, sulle disparità sociali, decisamente enormi in Africa.
L’abitazione è in rigoroso stile coloniale, ben curata nei minimi particolari e anticipata da un ampio patio arredato con gusto per poter trascorrere comodamente all’aperto, tempo permettendo, le ore serali in conversazione.
La difende dall’esterno, in lontananza, un alto muro con filo spinato e sistema d’allarme di ultima generazione, che impedisce alla fauna locale d’avvicinarsi.
Per esempio agli elefanti, che di notte di tanto in tanto ci provano.
Ma i guardiani solleciti sanno fare bene il loro lavoro e, a colpi di fucile, sparati in aria, riescono ad allontanarli.
Kate si guarda intorno e già pregusta inquadrature e scatti per il suo reportage.
All’interno, dopo un saluto a mama Betty, l’anziana governante e alle sue giovani figlie molto servizievoli con gli ospiti, ciò che la colpisce e l’attrae è la stanza della musica.
Gustav, di padre tedesco e di madre serba, è un amante della musica,che ha appreso fin da bambino in quanto entrambi i genitori erano dei musicisti.
Il padre un virtuosissimo pianista,grande esecutore di Mozart; la madre, invece, una violinista eccezionale.
I due si erano conosciuti a Berlino in occasione di un concerto dell’ente sinfonico locale, che aveva organizzato degli scambi culturali.
Si erano piaciuti subito, innamorati e sposati appena qualche mese dopo, prima che la donna ripartisse per il suo paese.
Gustav era appunto il frutto di quell’amore e da sempre aveva coltivato la passione per più di uno strumento musicale.
Merito della paziente dedizione di sua madre.
Nella sala della musica troneggiava un pianoforte a coda di quelli per sale da concerto (probabilmente un Bechstein), c’era su di una mensola a muro un violino nella sua elegante custodia, quasi certamente un ricordo di famiglia, una chitarra classica sul divano ad angolo proprio accanto alla grande vetrata faceva mostra di sé, e ancora un’arpa elegantissima e dei tamburi africani e, poi, sparsi quasi ovunque, parecchi spartiti musicali.
I quadri alle pareti erano di un pittore albanese, amico di Gustav.Rappresentavano differenti artisti nell’esercizio meticoloso della loro arte…fossero essi pianisti, violinisti, contrabbassisti, suonatori di tromba o di flauto, cantanti d’opera o ballerini. E non mancavano ritratti ad olio o a carboncino degli stessi protagonisti.
Mama Betty, dopo aver dato indicazioni alle figlie perché portassero i bagagli degli ospiti nelle rispettive camere, invita Kate, Kurt e il suo padrone, cui è devotissima, a bere un tè fresco e apprezzare una fetta di crostata.
Betty, prima d’essere a sevizio da Gustav, aveva lavorato in un grande albergo a Dar es Salaam e lì aveva appreso tutti i segreti della cucina europea. Poi, sposatasi con Tommy, un carpentiere, si era trasferita a Mbeya, la città del suo uomo.
E l’incontro dei due con Gustav, che cercava appunto persone fidate per la sua nuova casa, era stata una autentica vincita alla lotteria. Ormai erano anni che Betty con le sue figlie, tre ragazze da marito, accudiva la casa e il suo padrone e lo faceva con un garbo, una sollecitudine e un riserbo davvero impagabili.
Bevuto il tè, consumata la crostata, calda di forno e dolcissima di marmellata di lamponi, la donna fa strada a Kate e Kurt al piano superiore dell’abitazione per indicare loro le rispettive camere.
Gustav, nel mentre, scappa fuori rapidamente( era stato via alcuni giorni) per andare a controllare le stalle e il da farsi da programmare con gli addetti.
Kurt chiama subito a telefono, una volta in camera, Henning che però non risponde. Così lascia un messaggio in segreteria per farsi richiamare dall’amico appena possibile.
Poi rapidamente raggiunge la doccia per provare refrigerio dal caldo che, nonostante le pale del ventilatore facciano il loro dovere, s’avverte comunque.
Kate, sdraiata sul morbido letto, che l’ha accolta, balza anch’ella, dopo alcuni minuti e, nuda, col suo corpo efebico, raggiunge la vasca da bagno per immergersi in un tiepido mare di schiuma profumato e rilassarsi.
Chiude gli occhi, infatti, e rischierebbe d’addormentarsi se un tocco alla porta della sua stanza non la facesse tornare in tutta fretta alla realtà.

[Acquerello a corredo del testo dell'artista Claudio Castiglioni ]
Marianna Micheluzzi (Ukundimana)
