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Ritorno a Mbeya (Continuazione....)

Creato il 19 agosto 2015 da Marianna06

  Henning Mankell

Medico e giudice salutano in fretta il padrone di casa e entrano rapidi nella cucina, dove sul pavimento  giace il corpo senza vita di Dolly.

Il primo fa la constatazione di rito e si appresta a scrivere sul modulo apposito molto sbrigativamente l’attestazione di decesso; il secondo rientra nel salone e, sedutosi, traccia in poche righe e con poche routinarie parole quello che, secondo lui, è il rapporto cui farà seguito nei prossimi giorni l’indagine di polizia.

Kurt è meravigliato del pressappochismo dei due ma tace.

Più tardi ne parlerà a Gunder e gli domanderà se sarà il caso, a suo parere, di procedere con un’indagine parallela.

E il tutto per accertare l’effettiva verità e non accontentarsi di una spiegazione balorda, se non addirittura di nessuna spiegazione, come spesso accade in casi del genere, quando episodi delittuosi riguardano la gente comune.

Mama Betty e le figlie sono mute come qualcuno avesse strappato loro la lingua.

Paiono dei veri automi nei loro movimenti cadenzati.

Il papà di Dolly, sopraggiunto anch’egli da poco, in un angolo del salone, accovacciato su stesso, si tiene la testa tra le mani e con lo sguardo impenetrabile fissa il pavimento.

Arrivano anche uomini e donne , giovani e meno giovani,di quelli che lavorano fissi alla fattoria e che, appresa la notizia, si sono attardati senza fare rientro alle proprie abitazioni.

Le donne provano a consolare Betty ma la situazione è decisamente pesante. 

E non ci sono parole idonee a mitigare il dolore di una madre.

C’è paura nell’aria.

Qualcosa del genere, di quanto è accaduto, fa accapponare la pelle.

Tutti pensano che si può essere  all’improvviso vittima di un folle omicida o comunque di un male intenzionato, che si aggiri nei paraggi.

Come comportarsi ?

E a “The Sun” fino a quel momento si era, invece, vissuti tranquilli. Ma proprio tranquilli. Casa e lavoro. E con un padrone, come Gustav Gunder, esigente ma generoso con quelli che compivano bene i propri doveri.

Henning e la francesina, in disparte, manifestano un po’ di normale imbarazzo per la propria presenza in quel contesto, loro estraneo,  e per giunta funestato da un imprevisto fatto delittuoso.

Ma Henning conta su Kurt e sta già immaginando il prossimo  libro giallo, che potrebbe regalare ai suoi lettori, che hanno dimostrato (indice statistico delle copie vendute) di adorare le storie africane ricche di mistero.

Il mistero, infatti,  non è più relegato nelle storie coloniali per i lettori occidentali.

C’è l’Africa d’oggi, affascinante quanto incomprensibile, che titilla allo spasimo il gusto di certi lettori avidi.

Il diverso attrae sempre, specie se c’è campo libero per dare ali alle fantasie. Pure a quelle un tantino morbose.

Henning, furbacchione, lo sa  e tiene ben saldo il sodalizio con Kurt in quanto solo l’amico può dipanare matasse ingarbugliate come quelle africane e fornirgli argomentazioni intriganti che, messe sulla carta, tengano il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina.

Per di più lo scrittore ha fretta.

I medici, a Stoccolma, nell’ultima visita gli hanno diagnosticato un male che potrebbe lasciargli pochi anni di vita se non combatterà la giusta battaglia per sconfiggerlo.

E, quando è così, scatta  per chiunque una molla che ti fa correre e vivere ogni giorno al massimo. E, qualche volta, se è possibile, anche sopra le righe.

Rose Marie, la francesina di Marsiglia, per Henning è appunto quel “sopra le righe”.

Kurt ,che lo ha capito, asseconda l’amico.

Lasciata la casa tanto il medico che il magistrato, le donne sopraggiunte aiutano Betty a comporre  

 la salma di Dolly e a portarla nell’abitazione della famiglia, accanto alla casa grande.

Si pulisce rapidamente l’ambiente della cucina, si rassetta in sala e si lava dappertutto e si mette in ordine ogni cosa al proprio posto.

Gli uomini vanno fuori all’aperto a bere qualche birra.

Gustav Gunder e i suoi ospiti si appartano nello studiolo attiguo alla sala per fare un po’ di conversazione prima di ritirarsi, com’è naturale che sia, ciascuno nella propria camera per far passare la notte.

                                     (continua…)

                        Marianna Micheluzzi (Ukundimana)


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