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Ritorno a Mbeya (Continuazione...)

Creato il 28 agosto 2015 da Marianna06

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Kate è atterrata, che è pochi minuti,  con un volo diretto  proveniente da Londra.

In aeroporto, al Songwe International Airport di Mbeya, ad attenderla avrebbe dovuto esserci l’amico Gustav, residente da troppi anni in Tanzania e, perciò, discreto esperto conoscitore del luogo.

Gustav le aveva raccontato, quando si erano conosciuti casualmente a Londra, in un natale di qualche anno addietro, ad un pranzo di comuni conoscenti, di aver lavorato per parecchio tempo nella regione di Mbeya per  conto di una compagnia mineraria tedesca.

Ma, da qualche anno a questa parte, essendo andato precocemente in pensione, con una lauta buonuscita era riuscito a mettere su una ricca fattoria.

E, adesso, i suoi prodotti , con buoni profitti, raggiungevano settimanalmente quasi tutti i mercati interni del Paese.

E l’invito a Kate, fotografa professionista,conosciuta in Europa e con la quale aveva da subito simpatizzato, era per consentirle appunto la realizzazione di un book fotografico.

Oltre che poterle offrire l’opportunità di una vacanza in una terra, che l’amica non conosceva affatto.

Ma dell’uomo, dell’amico Gustav, mentre Kate prova a ingannare l’attesa, passeggiando su e giù per celare un certo nervosismo,guardandosi intorno e osservando incuriosita, ahimè neanche l’ombra.

Dopo alcuni interminabili minuti (almeno a suo dire), la donna, che  comunque è una  persona decisa e che non si perde d’animo, appena  è fuori dall’uscita dell’aerostazione fa  un cenno inequivocabile a un taxi libero.

Immediatamente, però, ecco che alle sue spalle un distinto signore di mezza età, con un fluente inglese,  la raggiunge e le domanda, con garbata cortesia, se può approfittare della medesima vettura.

Kate non ha problemi e l’uomo, dopo un cenno di ringraziamento, si presenta.

E’ un commissario di polizia svedese di ritorno per un breve periodo in Africa allo scopo d’ incontrare un suo amico scrittore, svedese anche lui, che ha necessità di rivederlo.

Così Kate approfitta della circostanza propizia e ,a sua volta, chiede a Kurt (questo è il nome dello svedese) l’indicazione di un hotel in città per poter sostare in attesa di prendere poi  contatto l’indomani con Gustav.

Perciò  entrambi scendono al Continental, in centro città, un albergo forse prestigioso un tempo ma, al momento, con tutti i segni di una manutenzione carente e anche da lunga data.

Giunta in camera la donna compone subito sul cellulare il numero di Gustav ma dall’altro capo non c’è segnale alcuno e, quindi, nessuna risposta.

Circa un’ora dopo Kate e Kurt si ritrovano al piano terreno dell'albergo, in sala da pranzo, per una parca cena.

Tutto è modesto lì.

Gli arredi  dell’hotel  lo sono senza dubbio.

E pure tutto il resto è  molto vintage.

Il cibo ovviamente è  pensato e confezionato all’africana : riso, carne e molte verdure d’orto.

E dando un’occhiata oltre la sala è chiaramente visibile,attraverso un’apertura nella enorme parete bianca, un’anziana e mastodontica donna di colore, coadiuvata da due giovani adolescenti, che armeggia ai fornelli con la sicurezza che, potresti dire senza tema di smentita, di un autentico chef di alto rango.

Kate sorride a quella immagine e coinvolge nel sorriso anche Kurt, che al momento è un po’ pensieroso.

Un attimo dopo, armata della sua Leica, prova ad oltrepassare la soglia della cucina per realizzare alcuni scatti.

E mama Lucy ricambia senza ritrosia , ben felice d’essere ritratta, regina nel suo regno, con un sorrisone gioioso. E un accenno di applauso, tra il serio e lo scherzoso, da parte di Kurt.

Dopo un caffè lungo,  molto lungo, i due ospiti del Continental  si salutano per la buonanotte e si ritirano ciascuno nella propria camera.

Kate prova e riprova ancora a rintracciare Gustav  ma senza successo.

Kurt, invece, telefona a Henning. E anche in questo caso nessuna risposta.

Nessuna meraviglia perché Henning , quando può, è quasi sempre  fuori, di sera, per locali, con la sua amica francese. 

(continua..)

Le pale del ventilatore, che pende dal soffitto, rinfrescano appena, al risveglio, l’aria afosa e stagnante della camera da letto.

Kate si è da poco svegliata e sbadiglia stiracchiandosi quando il telefono fisso, quello posto al suo fianco, sul comodino, squilla.

Dalla portineria dell’hotel le annunciano che c’è stata una telefonata per lei qualche ora prima da parte di un certo signor  Gustav Grunder.

La donna fa rapidamente una doccia con un filo d’acqua ,che pare brodo, si riveste e scende per fare colazione e recarsi in portineria.

Il portiere, molto sollecito, le va incontro e le porge con deferenza una busta color avorio con l’intestazione dell’hotel e poche righe in un foglio in cui è scritto che mister Grunder passerà nel primo pomeriggio per incontrare l’amica londinese.

Kate, dopo aver letto, ripiega il tutto e s’avvia al tavolo, dove ha già intravisto il commissario svedese.

I due si salutano simpaticamente come si conoscessero da sempre e fanno colazione scambiandosi di tanto in tanto qualche impressione sulla notte passata.

Sul caldo un tantino insopportabile, sulle zanzariere provate dal tempo e dall’usura e sui rumori del primo mattino nella strada.

Tè e fette biscottate e marmellata di albicocca in vaschette di carta stagnola per la colazione.

Prodotti quasi certamente d’importazione a leggerne le etichette.

Kurt, ad un tratto, lancia lì l’idea di fare un giro in città prima delle rispettive ripartenze, e Kate, che sa di essere libera da impegni, accetta di buon grado.

S’incamminano a piedi per l’arteria principale, disturbata a momenti da un traffico rumoroso  e disordinato di veicoli.

Poi puntano al mercato, dopo aver chiesto indicazioni a un passante.

Il tratto di strada, trattandosi di una via laterale secondaria, è un po’ accidentato ma raggiungibile.

E lì con stupore scoprono mercanzie d’ogni genere, un’autentica una festa di colori e di forme bizzarre.

Per tacere del vociare insistente dei venditori e del tramestio continuo dei bambini, che non stanno mai un attimo fermi e gironzolano in continuazione tra i banchi.

Kate, affascinata da un abito multicolori, che le pare sia molto adatto alla sua figura, fa acquisti. Ma non senza aver donato qualche moneta a due bimbi che le ronzano intorno da un bel po’.

Kurt, invece, sceglie per sé una sorta di “panama”, per ripararsi dal sole che picchia inesorabilmente con l’avanzare delle ore.

Soddisfatti come possono esserlo degli adolescenti in vacanza (ma loro non lo sono) i  nostri amici occasionali imboccano la via del ritorno, non senza una sosta presso un chiosco,dove una donna vende ai passanti assetati,  da una specie di borsa-frigo, Coca Cola “universale”, ghiacciata, in bicchieri di carta.

Una volta in albergo, Kurt che ha dimenticato di richiamare l’amico Henning per organizzare la sua permanenza a Dar es Salaam e dintorni, propone a Kate di pranzare insieme.

E l’idea è  anche e sopratutto quella di attendere di conoscere Gustav Grunder, cui affidare Kate.

Non gli va di lasciare la donna, da sola, in una città che non conosce. Diciamo che per istinto scatta in lui quasi un senso di protezione. Anche se Kate gli fa capire chiaramente che non è il caso di preoccuparsi per lei.

Kate, infatti, non è nuova a situazioni del genere.

Ha già fatto, altre volte, altri viaggi per il suo lavoro di fotografa in contesti più difficili e, in qualche modo, è riuscita sempre a cavarsela. (continua…)

Gustav Grunder, nella tarda mattinata, arriva in città all’hotel Continental e, per giunta, senza preavviso alcuno rispetto all’appuntamento che aveva dato in precedenza telefonicamente al portiere di turno.

Kate e Kurt sono nella hall in tranquilla conversazione (il sole alto e piuttosto prepotente non invita certo i due ad andare a fare quattro passi all’aperto,per non parlare del traffico caotico e caciarone che mette a dura prova l’udito) e così la donna è intenta a illustrare all’amico una rivista di viaggi, che aveva portato con sé, in cui sono presenti alcune fotografie di un suo reportage realizzato in Etiopia, a Lalibela, anni addietro.

Il saluto tra Kate e Gustav  è cordiale e affettuoso, proprio come amici di antica data che si ritrovano dopo tanto tempo.

Ci sono poi le presentazioni con Kurt e l’invito ad un aperitivo prima di ripartire con destinazione “The Sun”, la fattoria di Gustav.

Naturalmente l’invito è esteso anche a Kurt, sempre che lui ne abbia piacere.

Kurt non se lo fa ripetere in quanto l’idea di conoscere un altro pezzetto d’Africa, così differente dalla sua fredda Scania, lo attrae enormemente.

E accetta.

Henning  e Dar es Salaam, si dice tra sé e sé, possono attendere ancora qualche giorno.

Inoltre da tempo il commissario non ha più neanche notizie di Zoe, che amerebbe rivedere e di cui, invece, al momento non sa assolutamente nulla.

Presi i bagagli in camera in tutta fretta, saldato il conto alla reception, i due, preceduti da Gustav, si avviano alla Toyota ben polverosa, che li attende giù dal marciapiede antistante l’albergo.

Gustav avverte i suoi ospiti che ci saranno un due ore buone di strada da percorrere per raggiungere la fattoria ma aggiunge, immediato, che ne vale  la pena.

<<“TheSun”-precisa con orgoglio ai suoi ospiti- è un piccolo pezzo di paradiso.>>

Il suo buon ritiro dopo anni di ripetuto girovagare, per ragioni di lavoro, per mezzo mondo.

Per di più la considera la sua più bella creazione e ne va decisamente fiero.

Senza contare (cosa nient’affatto trascurabile) il successo economico, e cioè i profitti discreti nonché i posti di lavoro creati per la gente del luogo, che sono per quelle famiglie di reddito modestissimo un’autentica manna dal cielo.

Lasciata la città, la strada, come sempre in Africa e quindi anche in Tanzania, si fa polverosa e ricca di buche.

Un’autentica “gruviera” -direbbe qualcuno- ma il panorama circostante merita il disagio. E questo ovviamente, nonostante, il caldo insopportabile dell’abitacolo.

S’inganna intanto il tempo raccontando ciascuno un po’ di sé.

Gustav conosce la Svezia per motivi di lavoro legati a una compagnia mineraria locale con interessi in Africa e ricorda a Kurt di essere stato anche a Ystad, la sua città, perché un collaboratore tecnico, che lavorava con lui, era proprio di quella zona.

La conversazione tra i due uomini a poco poco si anima e emergono una quantità di particolari in comune legati alla città di Kurt.

Kate, col naso appiccicato al finestrino, osserva intanto le bellezze naturali e  pregusta l’idea di poter fare, nei prossimi giorni, una quantità di scatti.

Se Gustav sarà impegnato-si ripete- troverà qualcuno alla fattoria disponibile a portarla fuori per il suo lavoro. Del resto erano anche un po’ questi gli accordi con l’amico tedesco in relazione a quello che sarebbe stato il suo soggiorno a Mbeya.

Il tempo passa in fretta quando c’è conversazione e quando la compagnia, tutto sommato, è piacevole.

Un nugolo di bambini sulla strada, che gioca a ricorrersi vociando o armeggia,almeno i più piccoli, con giocattoli fatti in casa con materiale di recupero, proprio come accadeva nell’Europa dei due dopo-guerra, annunciano che “ The Sun” è a pochi chilometri ormai.

Ed è proprio così. 

(continua..)

La fattoria di Gustav è una proprietà immensa. Si tratta senz’altro di centinaia di ettari, e forse anche di più, tutti coltivati a regola d’arte.

Numerose sono le stalle, distanti dall’abitazione principale ma ben visibili,dove mucche in ottima salute producono latte in abbondanza ogni giorno.

Latte che raggiunge poi, grazie a dei furgoni e a dei solerti autisti, il non troppo distante caseificio della zona per trasformarsi in formaggio e cremosi yogurt.

Kurt è stupito da tanta ricchezza. Osserva i bananeti a perdita d’occhio e riflette sulla povertà di certi villaggi che ha avuto modo di visitare in altri tempi e rammenta le lunghe e accorate conversazioni con padre Alex ,a Bunju, sulle disparità sociali, decisamente enormi in Africa.

L’abitazione è in rigoroso stile coloniale, ben curata nei minimi particolari e anticipata da un ampio patio arredato con gusto per poter trascorrere comodamente all’aperto, tempo permettendo, le ore serali in conversazione.

La difende dall’esterno, in lontananza, un alto muro con filo spinato e sistema d’allarme di ultima generazione, che impedisce alla fauna locale d’avvicinarsi. Per esempio agli elefanti, che di notte di tanto in tanto ci provano.

Ma i guardiani solleciti sanno fare bene il loro lavoro e, a colpi di fucile, sparati in aria, riescono ad allontanarli.

Kate si guarda intorno e già pregusta inquadrature e scatti per il suo reportage.

All’interno, dopo un saluto a mama Betty, l’anziana governante e alle sue giovani figlie molto servizievoli con gli ospiti, ciò che la colpisce e l’attrae è la stanza della musica.

Gustav, di padre tedesco e di madre serba, è un amante della musica,che ha appreso fin da bambino in quanto entrambi i genitori erano dei musicisti.

Il padre un virtuosissimo pianista,grande esecutore di Mozart; la madre, invece, una violinista eccezionale.

I due si erano conosciuti a Berlino in occasione di un concerto dell’ente sinfonico locale, che aveva organizzato degli scambi culturali.

Si erano piaciuti subito, innamorati e sposati appena qualche mese dopo, prima che la donna ripartisse per il suo paese.

Gustav era appunto  il frutto di quell’amore e da sempre aveva coltivato la passione per più di uno strumento musicale.

Merito della paziente dedizione di sua madre.

Nella sala della musica troneggiava un pianoforte a coda di quelli per sale da concerto (quasi certamente un Bechstein), c’era su di una mensola a muro un violino nella sua elegante custodia, probabilmente un ricordo di famiglia; una chitarra classica sul divano ad angolo proprio accanto alla  grande vetrata faceva mostra di sé,  e ancora un’arpa elegantissima e dei tamburi africani e, poi, sparsi quasi ovunque, parecchi spartiti musicali.

I quadri alle pareti erano di un pittore albanese, amico di Gustav.Rappresentavano differenti artisti nell’esercizio meticoloso della loro arte…fossero essi pianisti, violinisti, contrabbassisti, suonatori di tromba o di flauto, cantanti d’opera o ballerini. E non mancavano ritratti ad olio o a carboncino degli stessi protagonisti.

Mama Betty, dopo aver dato indicazioni alle figlie perché portassero i bagagli degli ospiti nelle rispettive camere, invita Kate, Kurt e il suo padrone, cui è devotissima, a bere un tè fresco e apprezzare una fetta di crostata.

Betty, prima d’essere a sevizio da Gustav, aveva lavorato in un grande albergo a Dar es Salaam e lì aveva appreso tutti i segreti della cucina europea. Poi, sposatasi con Tommy, un carpentiere, si era trasferita a Mbeya, la città del suo uomo.

E l’incontro dei due con Gustav, che cercava appunto persone fidate per la sua nuova casa, era stata una autentica vincita alla lotteria. Ormai erano anni che Betty con le sue figlie, tre ragazze da marito, accudiva la casa e il suo padrone e lo faceva con un garbo, una sollecitudine e un riserbo  davvero impagabili.

Bevuto il tè, consumata la crostata, calda di forno e dolcissima di marmellata di lamponi, la donna fa strada a Kate e Kurt al piano superiore dell’abitazione per indicare loro le rispettive camere.

Gustav, nel mentre, scappa fuori rapidamente( era stato via alcuni giorni) per andare a controllare le stalle e il da farsi da programmare con gli addetti.

Kurt chiama subito a telefono, una volta in camera, Henning che però non risponde. Così lascia un messaggio in segreteria per farsi richiamare dall’amico appena possibile.

Poi rapidamente raggiunge la doccia per provare refrigerio dal caldo che, nonostante le pale del ventilatore facciano il loro dovere, s’avverte comunque.

Kate, sdraiata sul morbido letto, che l’ha accolta, balza  in piedi anch’ella, dopo alcuni minuti e, nuda, col suo corpo efebico, raggiunge la vasca da bagno per immergersi in un tiepido mare di schiuma profumato e rilassarsi.

Chiude gli occhi, infatti, e rischierebbe d’addormentarsi se un tocco insistente alla porta della sua stanza non la facesse tornare in tutta fretta alla realtà.

   (continua..)

Una delle figlie di mama Betty le ricorda con discrezione e con un filo di voce, attraverso la porta della camera da letto semiaperta, che il padrone e l’ospite svedese l’attendono giù quanto prima possibile.

E aggiunge che c’è in programma un giro di conoscenza nei dintorni della fattoria.

Kate, sollecitata e pure un po’ eccitata all’idea di una inaspettata escursione, esce rapida dall’acqua e indossato l’accappatoio morbido e profumato, riservato dalla casa agli ospiti di turno, s’affretta a rivestirsi.

Jeans, stivali di cuoio martellato che le arrivano al polpaccio, acquistati a Londra per l’occasione qualche giorno prima di partire per Mbeya, e un camicione di cotone grezzo di color verde acquamarina con colletto alla coreana.

Poi un filo di trucco leggerissimo e due gocce di Chanel n.°5.

Senza dimenticare ovviamente l’inseparabile giacca a vento beige e l’ampia sacca coordinata agli stivali,in cui deporre la preziosissima Laica, il teleobiettivo, i differenti filtri e tutto il rimanente dell’attrezzatura fotografica necessaria.

I due uomini all’apparire la salutano con compiacimento.

Pure Kurt ha optato questa volta per un abbigliamento decisamente sportivo.

E senz’altro, rispetto al suo primo viaggio in Africa, il suggerimento sarà stato di Linda, sua figlia.

L’ adorata Linda. La sua bambina.

Linda, quando Kurt glielo aveva annunciato, si era mostrata contenta  di questo secondo viaggio  in Africa.

La ragazza aveva ben capito che al papà occorreva staccare un po’ dalla routine di Ystad e del “da fare” pressante del commissariato.

Inoltre nei discorsi, quando accennava all’Africa spesso l’uomo faceva riferimento a una certa Zoe. Un’infermiera tedesca , conosciuta a Dar es Salaam, che lo aveva catturato laggiù col suo fascino ammaliatore.

Però ci teneva a precisare che si era trattato solo di una storia di sesso.

Ma la partecipazione emotiva, fin da subito, non era affatto sfuggita alla maliziosa Linda, ormai una donna, che sapeva riconoscere entusiasmi e depressioni di papà Kurt.

Specie dopo il divorzio da sua madre, divorzio (leggi solitudine esistenziale) da cui il commissario non si era mai ripreso.

Divorzio e vuoto cui aveva risposto tuffandosi a capo fitto nel lavoro e che, per altro, decisamente non mancava al commissariato di Ystad.

Gustav Gunder, il padrone di casa,dopo alcune brevi raccomandazioni fatte rapidamente al personale della casa e cioè alle figlie di mama Betty, che fanno un po’ di tutto e lo fanno egregiamente, invita gli ospiti a seguirlo, all’aperto, al Toyota.

Montano rapidi sul fuoristrada e fanno posto anche a Peter, un giovane che quasi certamente si occupa in particolare delle stalle e che, da come parla,  è possibile (lo pensano tanto Kurt che Kate) che abbia frequentato una sorta di scuola agraria.

La guida di Gustav, nonostante le condizioni delle strade, è nervosa e scattante, proprio perché conosce i luoghi come le sue tasche.

Il caldo nell’abitacolo della vettura si fa sentire ma la conversazione a più voci distrae e così non ci si pensa.

Giunti alle stalle, una brusca frenata indica che si è arrivati nel luogo deputato.

I quattro scendono e, intanto, Kurt legge sul cellulare satellitare un messaggio di Henning, messaggio arrivato appena qualche minuto prima e risponde in fretta.

Henning si dice disposto a raggiungerlo a Mbeya da Gunder insieme alla francesina. E chiede conferma per organizzarsi per il viaggio.

Così Kurt, chiamato in disparte Gustav, lo mette al corrente e quest’ultimo, prontamente, non esita a dirsi felice di avere nuovi ospiti.

<<Potremo fare musica assieme nelle lunghe serate di questo stupendo inverno africano  e sarà certamente un dono piacevolissimo per me- rimarca il padrone della fattoria “The Sun”>>.

<<Che vengano pure-taglia corto-saranno senz’altro i benvenuti.>>

Lui sa di Henning per fama, ha letto anche qualche suo romanzo tempo fa, ed è sicuro che la sua compagna, se si accompagna a lui, sarà senz’altro una deliziosa creatura. Perciò non ci sta nella pelle all’idea di poter essere un ottimo “anfitrione”.

Kate,preparata la sua Leica per i primi scatti, entra nella enorme stalla.

Tutto è lindo, modernissimo. Ci sono file di mucche da latte e una discreta quantità di manzi.

Chiede della loro provenienza a Peter e ha tutte le spiegazioni del caso.

Persino alcune particolarità non richieste. Ma il giovane vuole fare bella figura e farla fare al suo datore di lavoro, che ammira come uomo di successo.

Kate scatta di continuo dalle più disparate angolazioni e le bestie paiono  addirittra soddisfatte di fare bella mostra di sé quasi sapessero per istinto di dover finire in un reportage su di una rivista del settore.

Terminato con le mucche e i manzi, Peter invita Kate a seguirlo in un’altra costruzione attigua alle stalle.

Lì ci sono tutti i macchinari indispensabili per imbottigliare il latte da portare giornalmente al caseificio più prossimo e una sala ancora attrezzata per realizzare in proprio dei formaggi a uso esclusivo della fattoria.

La lavorazione del formaggio (Gustav è molto esigente) la praticano delle donne abilitate,che arrivano periodicamente, quando occorre, dalla città.

Donne che avevano lavorato in un caseificio e che, per motivi non noti,  al momento sono senza lavoro.

Pure qui Kate continua a fotografare ogni dettaglio, ammiratissima dell’ordine e della pulizia, che regna in quegli ambienti e che non si sarebbe aspettata di trovare.

Kurt e Gustav, a piedi, si sono spinti un po’ più lontano. Hanno intenzione di imbattersi in qualche branco di elefanti ma, ripensandoci, la prudenza vince.

E così salgono  sul Toyota tutti e quattro e, con tanto di fucili carichi a disposizione, provano un avvicinamento.

Kate pensa già al safari fotografico ma la fortuna non assiste il gruppo.

Ecco, allora, che s’imbocca, la strada del ritorno.

Mama Betty avrà preparato di sicuro pietanze succulente. E gli ospiti non attendono altro che di mettersi a tavola. (continua…)

In effetti si tratta di un autentico pranzo luculliano. Mi riferisco a quello  preparato da mama Betty e dalle sue figlie per gli ospiti in modo che il padrone faccia la sua bella figura.

E’ devozione autentica. Non c'è che dire.

Insieme alla delizie della fattoria e cioè a carni scelte di manzo cotte alla brace,a formaggi d’ogni genere, che farebbero andare in visibilio qualunque francese e ne provocherebbero semmai un’invidia smodata,  a frutta esotica in abbondanza raccolta in mattinata fresca dagli alberi del frutteto, la cuoca si è rifornita anche di pesce fresco, crostacei e molluschi dalla città.

E in città sanno bene come rifornire “The Sun” e non si permettono di fare sbagli.

Così Gustav e i suoi ospiti salgono rapidi  in camera per una doccia veloce e Peter, invece, riceve su due piedi l’incarico di raggiungere l’aeroporto cittadino, il Songwe Airport International, per  accogliere Henning e la sua amica francese, entrambi in arrivo da Dar es Saalam.

La conferma dell’arrivo, piuttosto che a Kurt, era giunta alla fattoria per il signor Gunder e via telefono, prima ancora che i quattro facessero rientro dal giro di conoscenza del territorio .

Ed era stato loro assicurato che qualcuno li avrebbe senza dubbio prelevati per condurli a “The Sun”.

Kate e Kurt, una volta rinfrescatisi, precedono di qualche minuto Gustav nella sala da pranzo e sorseggiano  in piedi un bianco frizzante, leggero e fruttato.

Un vinello sudafricano della cantina ben fornita del padrone di casa.

Gustav intanto li raggiunge e,  senza indugi, invita i suoi ospiti a mettersi a tavola.

Per Henning e Rose Marie, la francesina di Marsiglia, ci penserà poi più in là mamma Betty quando sarà il momento.

I voli, si sa, portano spesso grossi ritardi.

Tutt’al più Gustav e gli altri potranno attenderli in conversazione e il padrone di casa, per far trascorrere un po’ più piacevolmente il tempo dell’attesa, siederà al pianoforte.

Kate è strabiliata dalla ricchezza della tavola imbandita e, soprattutto, dalla raffinatezza del tutto (porcellane bavaresi di un nitore inimmaginabile con filettatura d’oro, argento per le posate e cristallo di Boemia per i calici nonché  purissimo lino inamidato per tovaglia e tovaglioli e un centro tavola di fiori freschi superlativo) e, prima che i commensali si accingano a consumare quel ben di Dio, chiede di poter immortalare coi suoi scatti tutta quella “ bellezza”.

Il pranzo, tra un’osservazione e l’altra su quanto ammirato all’esterno, appena poche ore prima, e uno scambio di opinioni sull’eventuale futuro economico della zona, giunge al dessert e al caffè.

Tutti sono sul punto di rilassarsi sugli invitanti divani “chesterfield” in cuoio bruno e sollecitare Gustav perché esegua subito un brano da una sinfonia del “suo” Mozart, a lume di candela, quando un urlo agghiacciante, proveniente dalla cucina, all’improvviso fa sobbalzare tutti.

Gustav si precipita nella giusta direzione e si scontra con mama Betty, che gli viene incontro terrorizzata e in lacrime.

Sul pavimento, in una pozza di sangue, giace Dolly.

Dolly è la figlia maggiore  di mamma Betty. Il suo braccio destro nella gestione della casa. Una ragazza che dire  che è buona come il pane è riduttivo.

La porta finestra, che dà sul retro dell’abitazione è aperta, e sicuramente il vetro in frantumi sul pavimento indica che qualcuno lo  ha spaccato  dall’esterno per poter arrivare alla serratura e aprire agevolmente la porta ,che era certamente chiusa all’interno.

Kurt sopraggiunge rapidissimo e scattante nell’ambiente cucina e oltrepassa i due, che fanno di necessità un passo indietro.

Kate è terrorizzata ma non esita lo stesso (vizio professionale) a chiedere il permesso di poter fotografare la scena. E lo fa.

Kurt, cercando d’essere lucido il più possibile, ingiunge a Gustav di fare, semmai, immediatamente una telefonata alla polizia locale. E questo dopo essersi chinato sulla giovane e averne, purtroppo, constato il decesso.

<<Mama Betty – domanda Kurt – tua figlia aveva un fidanzato ? Un corteggiatore magari respinto?>>

<<No, signore- sussurra tra le lacrime la povera donna- lo avrei saputo.>>

<<Dolly mi raccontava tutto- continua la madre singhiozzante – e, buona com’era, non aveva nemici. Né tra i giovani che lavorano alla fattoria, e cioè alle stalle, né tra le ragazze o le donne, che si occupano del caseificio.>>

<< Aveva una simpatia ricambiata da un ragazzo, che al momento lavora e studia per perito meccanico a Morogoro, la città dove  risiede con la sua famiglia - precisa - ma si vedevano molto raramente e si limitavano a chattare al computer quasi sempre la sera, sul tardi, quando internet funzionava. Lui non poteva spostarsi, la sua famiglia non ha molti soldi e il giovane fa grossi sacrifici per mantenersi agli studi. Più avanti , con i risparmi di lui, forse, e con il nostro aiuto e quello del signor Gustav, lui e la mia Dolly avrebbero potuto pensare al matrimonio. Non certo ora.>>

Come accade  di frequente nei paesi africani la polizia arriva sempre con comodo adducendo a giustificazione i disagi logistici e l’eccesivo carico di lavoro. Ma sono ovviamente scuse.

Kurt, nervoso, osserva la lentezza con cui i due poliziotti, una volta entrati in casa,, si muovono sulla scena del crimine e non può non appellarli, tra sé e sé, da incompetenti e fannulloni.

Certo- pensa- se Gustav allungasse qualche banconota, cambierebbe tutta la musica e allora sì che avremmo un andante  sicuramente scattante.

In attesa del magistrato e del medico legale il corpo di Dolly rimane lì supino sul pavimento.

Tracce dell’aggressione che ha portato la ragazza al decesso sono  una ferita all’addome inferta con un arma da taglio, considerata la grossa fuoriuscita di sangue sul pavimento della cucina e segni di strangolamento intorno al collo.

Considerata l’esile statura di lei, chi doveva averla aggredita e uccisa non doveva certo aver fatto grandi sforzi fisici e da un’orma di terriccio fangoso sul pavimento per Kurt doveva trattarsi di sicuro di un uomo alto e, probabilmente, abbastanza robusto.

Lo sgomento investe inevitabile tutta la casa e l’arrivo di Henning e della sua amica francese non poteva cadere in momento peggiore.

Kurt e Henning  comunque si salutano come vecchi amici  e seguono le presentazioni  rispettive delle due donne, cioè di Kate e di Rose Marie.

Gustav Gunder saluta cortesemente  Henning ma non ha tempo e voglia di occuparsi, almeno per adesso, di lui.

Le altre figlie di mamma Betty,pur tra le lacrime  asciugate in fretta, si devono occupare dei nuovi ospiti.

E fanno,sia pure con un grosso magone in corpo, del loro meglio, come sempre, perché il padrone non abbia poi da ridire.

Mentre Henning e Rose Marie prendono possesso al piano superiore delle loro rispettive camere e iniziano a disfare i bagagli, una sirena all’esterno, che rompe il silenzio greve dell’ora tarda (il sole è tramontato già da un pezzo), e una  brusca frenata con tanto d’impatto stridente sull’asfalto, annunciano  l’arrivo e del magistrato e del medico legale.

E dal basso s’avverte trambusto e voci concitate ma indistinguibili.

   (continua…)

Medico e giudice salutano in fretta il padrone di casa e entrano rapidi nella cucina, dove sul pavimento  giace il corpo senza vita di Dolly.

Il primo fa la constatazione di rito e si appresta a scrivere sul modulo apposito molto sbrigativamente l’attestazione di decesso; il secondo rientra nel salone e, sedutosi, traccia in poche righe e con poche routinarie parole quello che, secondo lui, è il rapporto cui farà seguito nei prossimi giorni l’indagine di polizia.

Kurt è meravigliato del pressappochismo dei due ma tace.

Più tardi ne parlerà a Gunder e gli domanderà se sarà il caso, a suo parere, di procedere con un’indagine parallela.

E il tutto per accertare l’effettiva verità e non accontentarsi di una spiegazione balorda, se non addirittura di nessuna spiegazione, come spesso accade in casi del genere, quando episodi delittuosi riguardano la gente comune.

Mama Betty e le figlie sono mute come qualcuno avesse strappato loro la lingua.

Paiono dei veri automi nei loro movimenti cadenzati.

Il papà di Dolly, sopraggiunto anch’egli da poco, in un angolo del salone, accovacciato su stesso, si tiene la testa tra le mani e con lo sguardo impenetrabile fissa il pavimento.

Arrivano anche uomini e donne , giovani e meno giovani,di quelli che lavorano fissi alla fattoria e che, appresa la notizia, si sono attardati senza fare rientro alle proprie abitazioni.

Le donne provano a consolare Betty ma la situazione è decisamente pesante. E non ci sono parole idonee a mitigare il dolore di una madre.

C’è paura nell’aria.

Qualcosa del genere, di quanto è accaduto, fa accapponare la pelle.

Tutti pensano che si può essere  all’improvviso vittima di un folle omicida o comunque di un male intenzionato, che si aggiri nei paraggi.

Come comportarsi ?

E a “The Sun” fino a quel momento si era, invece, vissuti tranquilli. Ma proprio tranquilli.

Casa e lavoro. E con un padrone, come Gustav Gunder, esigente ma generoso con quelli che compivano bene i propri doveri.

Henning e la francesina, in disparte, manifestano un po’ di normale imbarazzo per la propria presenza in quel contesto, loro estraneo,e per giunta funestato da un imprevisto fatto delittuoso.

Ma Henning conta su Kurt e sta già immaginando il prossimo  libro giallo, che potrebbe regalare ai suoi lettori, che hanno dimostrato (indice statistico delle copie vendute) di adorare le storie africane ricche di mistero.

Il mistero, infatti,  non è più relegato nelle storie coloniali per i lettori occidentali.

C’è l’Africa d’oggi, affascinante quanto incomprensibile, che titilla allo spasimo il gusto di certi lettori avidi.

Il diverso attrae sempre, specie se c’è campo libero per dare ali alle fantasie. Pure a quelle un tantino morbose.

Henning, furbacchione, lo sa  e tiene ben saldo il sodalizio con Kurt in quanto solo l’amico può dipanare matasse ingarbugliate come quelle africane e fornirgli argomentazioni intriganti che, messe sulla carta, tengano il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina.

Per di più lo scrittore ha fretta.

I medici, a Stoccolma, nell’ultima visita gli hanno diagnosticato un male che potrebbe lasciargli pochi anni di vita se non combatterà la giusta battaglia per sconfiggerlo.

E, quando è così, scatta  per chiunque una molla che ti fa correre e vivere ogni giorno al massimo. E, qualche volta,se è possibile, anche sopra le righe. Rose Marie ,la francesina di Marsiglia, per Henning è appunto quel “sopra le righe”.

Kurt ,che lo ha capito, asseconda l’amico.

Lasciata la casa tanto il medico che il magistrato, le donne sopraggiunte aiutano Betty a comporre la salma di Dolly e a portarla nell’abitazione della famiglia, accanto alla casa grande.

Si pulisce rapidamente l’ambiente della cucina, si rassetta in sala e si lava e si mette in ordine ogni cosa al proprio posto.

Gli uomini vanno fuori all’aperto a bere qualche birra.

Gustav Gunder e i suoi ospiti si appartano nello studiolo attiguo alla sala per fare un po’ di conversazione prima di ritirarsi, com’è naturale che sia, ciascuno nella propria camera per far passare la notte. (continua…)

L’indomani, già dalle prime luci dell’alba nella casa di mama Betty  c’è un grande fermento e tutto  è quasi pronto per ricevere  visite di condoglianze di amici e  parenti , che arrivano dalla città, e anche i necrofori per il funerale, che si terrà di lì a quarantott’ore nella cappella della fattoria.

E poi, com’è usanza, un ricco pranzo per tutti i partecipanti.

Gli ospiti di Gustav, perciò, devono assolutamente organizzarsi in proprio per la colazione del primo mattino.

E poi, per il pranzo , quasi certamente si farà,magari tutti assieme, un salto in città in qualche noto ristorante.

E per la cena ci si penserà.

Lasciare la famiglia di mamma Betty  vivere in tranquillità il proprio dolore per  almeno qualche giorno è il minimo che si possa concedere se si considera la devozione nei confronti del signor Gunder, che non è mai mancata.

Kurt, però, continua ad arrovellarsi e ritorna insistente col pensiero al possibile assassino. Non è convinto affatto dell’innocenza  degli uomini che lavorano alla fattoria.

Dolly, buona e gentile per quanto possa essere  stata con tutti, uomini e donne indifferentemente, come tutti affermano unanimamente, era quella che si definisce un’ adolescente in fiore.

Pelle d’ebano e  lunghi capelli neri e riccioluti, raccolti a crocchia ,quando era intenta giornalmente alle mansioni del suo lavoro.

Il fisico alto e slanciato, l’andatura regale, che avrebbe fatto invidia a qualunque top-model  di successo, unite alle rotondità proporzionate delle sue forme non potevano passare affatto inosservate.

E gli uomini  di certo dovevano essersene accorti. E qualcuno di loro, o più di uno, avrebbe voluto cogliere quel fiore in boccio.

Un approccio sbagliato. Un rifiuto deciso da parte di lei. E l’orgoglio ferito del maschio, che in certe circostanze non controlla i propri istinti, possono portare persino a uccidere.

Ma alt a supposizioni. Per il momento bisogna lasciare alla polizia locale il compito dell’indagine.

Successivamente, se la cosa non convince, si parte con un’indagine in proprio come concordato con Gustav Gunder.

Gunder ha ricordato , infatti, a Kurt, proprio  la sera precedente, che i poliziotti locali sono molto suscettibili e non gradiscono ingerenze nel loro lavoro. E meno che mai le gradiscono i  capi.

Henning e la francesina, per ingannare l’attesa, sorseggiano intanto, all’aperto, un tè macchiato e sono ansiosi di fare il giro a Mbeya, città che non conoscono. E il loro parlottare palesa sfacciatamente, anche a chi non lo volesse intenzionalmente, la bella intesa che si è creata tra loro.

Kurt vorrebbe chiedere a Henning notizie di Zoe, l’infermiera conosciuta a Dar es Salaam l’anno precedente.

Tuttavia ci rinuncia per non interrompere l’affiatamento della coppia e rimanda le  sue domande a più tardi.

Kate, dopo aver bevuto in fretta una spremuta di succo di pompelmo, che era in frigo in una caraffa già dalla sera prima, si avvia alla casa di mama Betty per fotografare tutto ciò che accade in occasione di un funerale.

Un funerale africano(capperi !!!), in quella che è l’abitazione per l’appunto di persone del luogo. Usi e costumi, insomma, da cogliere a volo e far conoscere a chi, lontano, non sa e non immagina. Espressioni rubate ai volti e particolari minuziosi di ogni consueto preparativo dell’intero cerimoniale, che meritino. Specie se si pensa alla differenza di trattamento che la morte, anche di una persona cara, riceve ormai in Occidente di questi tempi.

E’ uno scoop assicurato-dice la donna a se stessa.

Gustav, nella sala, bevuto un caffè lungo, seduto al piano, cerca tra gli spartiti musicali la marcia funebre di Mozart, quella dedicata dal compositore a Barbara Player,che egli intende suonare personalmente nel corso del funerale, in omaggio a Dolly, che ha conosciuto bambina e il cui sorriso non riesce a dimenticare. E , ancora, qualcosa di Bach da poter passare all’organista, che ha già contattato.

   (continua..)

I quattro ospiti di Gustav Gunder, con Peter alla guida del Toyota padronale, lasciano “The Sun” e partono, rapidi, diretti a Mbeya.

Henning e la francesina hanno comunicato subito che hanno intenzione di fare un lungo giro a piedi in città per esplorare un contesto che non conoscono e poi ritrovarsi all’ora di pranzo con gli altri al ristorante convenuto.

Peter, che conosce la città come le sue tasche, ha suggerito “Il Barracuda”, in pieno centro, e tutti hanno detto, senza stare neanche a pensarci troppo, che era la scelta giusta.

Kate,senza indugiare, con la sua attrezzatura da lavoro, si congeda da Kurt e si avvia in direzione del mercato, dove era già stata qualche giorno prima, per realizzare alcuni scatti tra merce variopinta e accattivante, venditori imbonitori, che urlano a squarciagola, e pubblico caciarone. Com’è consueto, per chi li ha frequentati, in quasi tutti mercati africani.

Kurt decide(ed era anche prevedibile),  di fare invece un salto in commissariato per informarsi se la polizia locale ha progettato come muoversi sul caso Dolly. E se è possibile avere una qualche  modesta informazione. Assolutamente, però, senza fare pressioni di sorta, tenendo conto del discorso di Gustav del giorno prima improntato alla massima prudenza.

Perciò tutti liberi. Ciascuno secondo i propri desiderata.

Compreso Peter, che andrà probabilmente a fare visita alla sua ragazza, che ha un rivendita di dolciumi e pasta fatta in casa non molto distante da “Il Barracuda”.

Henning, mentre osserva, ha già un’idea della descrizione che butterà giù in serata, sul suo inseparabile portatile, sull’aspetto della città di Mbeya. Una città, almeno nelle vie centrali, molto ordinata. Che si percorre bene, tanto a piedi che in auto,  senza il traffico caotico di Dar es Salaam.

Che invita al passeggio almeno nelle ore in cui il sole è meno impietoso.

Rose Marie, al suo fianco, devota compagna, fotografa alcuni scorci con lo smartphone  per aiutare, di sera, Henning a ricordare quanto visto insieme durante il giorno.

Ormai la francesina fa da assistente in tutto allo scrittore. E a letto poi, a detta di Henning,quando  lo racconta agli intimi, è decisamente inimmaginabile.

E questo rapporto aiuta moltissimo l’uomo a superare l’angoscia di un male,che non tarderà molto a presentare il conto.

Le ore corrono frettolose  e così  il tempo di ritrovarsi al ristorante è già arrivato.

Nessun ritardo e da parte di nessuno.

Infatti la fame si fa sentire e grazie ad essa  puntualità massima .

Seduti a un tavolo ovale, in un angolo fresco della sala da pranzo, i commensali attendono di ordinare. Intanto Peter, che fa per l’occasione un po’ da padrone di casa perché conosce bene i gestori del locale, stappa una bottiglia di bianco secco e lo versa agli altri quale aperitivo.

Il menù sarà tutto a base di pesce.

Le portate si susseguono senza farsi attendere troppo.

Cefali grigliati  da leccarsi i baffi,mitili giganteschi, ostriche e macedonia di frutta esotica.

Tutto senza risparmio nelle quantità.

Dopo il silenzio che accompagna chi ha fame e non attende altro che di saziare la medesima, Henning, la francesina di Marsiglia, Kate e Kurt, tutti hanno tanta voglia di raccontare la propria mattinata.

E le voci si accavallano.

Un occhio all’orologio, però, consiglia di fare rientro alla fattoria prima che cali tempestivamente il buio e le temperature si abbassino improvvise. Si parlerà lungo il percorso del rientro.

        (continua..)

Di rientro alla fattoria, sopraggiunto il buio della notte africana, la stanchezza invita ciascuno dei reduci dal viaggio in città a ritirarsi quasi subito nelle proprie stanze. Ma non prima di aver sorseggiato chi una tisana, chi un tè verde, chi un caffè lungo.

Kurt, invece, opta per un cognac.

Nel silenzio generale, dalle imposte protette dalle zanzariere giunge l’eco appena percepibile di quello che si sta svolgendo nella casa di mama Betty.

S’odono canti e preghiere.

E, ancora, un andirivieni di persone.

Certamente i ritardatari.

E poi un vociare d’uomini, che s’intrattengono all’aperto, nonostante l’ora, senza disdegnare una qualche birra di fattura locale generosamente offerta per la circostanza.

Il sonno misto alla calura, tuttavia, ha la meglio.

E  gli ospiti della “casa grande”  finalmente si addormentano pacifici come bimbi.

Il mattino seguente bisogna prepararsi e organizzarsi per i funerali della povera Dolly, che si terranno nella cappella della fattoria.

Il sacerdote, don Remy, è già giunto da un pezzo e con i chierichetti ed è in preghiera accanto alla salma.

Gunder, il padrone di casa, invita i suoi ospiti a una parca prima colazione nel salone al pianterreno e, subito dopo, tutti si avviano alla cappella di “The Sun”.

Una costruzione sobria ma con arredi di buon gusto, alcuni provenienti dall’Europa.

La cerimonia semplice è allietata dalle musiche di un organo suonato da un musicista molto esperto.

Un amico di Gustav Gunder.

Un inglese di mezza età,un londinese, che ha scelto la solitudine dell’Africa per trascorrere la parte terminale della propria esistenza, componendo musica e apprezzando le bellezze naturali di luoghi straordinari come quelli di un Tanzania, che non sei mai pago di scoprire.

Lui,Paul, che ha vissuto  il caos urbano delle grandi città occidentali e ha lavorato nel mondo degli affari.

Dopo la cerimonia funebre e la ripetizione del rito delle condoglianze, mama Betty e i suoi familiari si recano mesti al luogo della sepoltura.

Un gruppo di giovani, ragazze e ragazzi, danzano e cantano per Dolly, per l’ultimo saluto alla coetanea, in uno spettacolo improvvisato

Gunder,l’inglese, e gli ospiti, rientrano tutti e sono un po’ spiazzati, perché non resta loro che attendere la fine del tutto e il banchetto tradizionale, cui non si può mancare.

Kurt, intanto, gironzola nella cucina della casa,dove è avvenuto il delitto.

Pare che voglia trovare indizi sfuggiti ai poliziotti locali.

Infatti, quasi senza volerlo, lo sguardo di lui si posa su un’orma fresca e del terriccio, che non potevano essere della sera precedente.

E l’orma è poco distante dalla porta finestra .Il vetro rotto, nel trambusto generale, non è stato sostituito.

Spingendosi all’esterno il commissario svedese intravede,seduto su un masso, un giovane di colore.

Se ne sta con il capo tra le mani e i gomiti poggiati sulle ginocchia quasi stesse lì,volutamente in disparte, pensieroso.

Kurt lo avvicina e la persona del giovane sobbalza proprio come chi insegue il filo del proprio pensiero.

In inglese Kurt lo saluta e gli  domanda chi è e cosa ci fa tutto assorto in quel posto.

Di rimando con un inglese molto stentato e un tantino riluttante per l’intromissione del bianco, il giovane pronuncia il suo nome.

<< Mi chiamo Bart>>dice.

<<Lavoro alle stalle della fattoria con la mia famiglia. Faccio le pulizie,almeno per adesso>>aggiunge.

<<Perché sei qui tutto solo?>> incalza Kurt.

<<Non mi andava di partecipare al funerale di Dolly>>.

<< Dolly era mia amica e le volevo bene>>.

<<La sua morte mi rattrista, ecco perché me ne sto qui a immaginare che è tutto solo un brutto sogno>>.

<<La mia amica non è morta. Ritornerà. Ne sono certo>>.

Mentre parla a Bart gli occhi si fanno lucidi di pianto e, per non essere considerato una donnetta dallo sconosciuto, li copre con le mani.

Kurt gli domanda dove si trova la sua abitazione (o meglio quella dei suoi genitori) e aggiunge che, se gli fa piacere, passerà qualche volta a bere una birra da lui.

   ( Continua…)

              

                                                  Marianna Micheluzzi (Ukundimana)


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