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Ritorno a Mbeya (Continuazione...)

Creato il 06 settembre 2015 da Marianna06

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Kurt, l’indomani, non esita a chiedere d’essere accompagnato in città per recarsi al commissariato di zona.

Ha intenzione di parlare con il capo della polizia locale e dirgli dei suoi sospetti sul giovane Joseph.

Così Peter,su disposizione del signor Gunder, lo accompagna di buon grado e inappuntabile,non lamentandosi dell’imprevisto, gli fa da autista  nelle primissime ore del mattino.

Prima cioè che la luce solare esploda in tutta la sua potenza e il calore del giorno divenga insopportabile all’interno dell’abitacolo del Toyota .

Tutti gli altri ospiti della casa  dormono ancora.

Soltanto mama Betty e le sue figlie,come loro solito, sono alle prese con le faccende domestiche.

<<Una sosta all’arrivo a Mbeya è d’obbligo in un caffè- decide a voce alta Kurt per tutti e due i viaggiatori-  e non importa quale che sia. >>

Il primo,che li convince a una sosta per rinfrescarsi sia pure sommariamente, è uno che incontrano sulla strada che stanno percorrendo nella via principale della città, dove Kurt ordina e beve una birra locale, sfoglia rapido il giornale del giorno e tenta di telefonare a Zoe.

La birra, però, si rivela assolutamente disgustosa. Il quotidiano non riporta nessuna notizia. Nemmeno  una pur che breve, che faccia riferimento al caso di Dolly. E Zoe, la sua Zoe, all’altro capo del telefono non risponde.

Tutto per il verso storto, insomma, è quanto l’uomo conclude rassegnato.

Per consolarsi rimugina tra sé e sé che quasi certamente Zoe non è ancora rientrata dall’ospedale.

Oppure, se è rientrata,dorme profondamente tanto da non sentire il cellulare.

E, allora, a lui e a Peter non resta che rimontare in automobile e dirigersi, come da programma  di  partenza, al commissariato.

Clima decisamente  sonnolento all’arrivo. Manco a dirlo.

E non poteva che non essere  così a quelle latitudini. 

I poliziotti probabilmente non hanno ancora realizzato che un nuovo giorno di lavoro ha avuto inizio da un pezzo.

 E, perciò, si trascinano, da una stanza all’altra,quasi ciabattando per via dei loro piedi piatti, in  ambienti pregni di un fumo denso di un tabacco scadente, che le pale dei ventilatori non riescono a stemperare.

Per di più parlottano tra loro in una lingua incomprensibile e senza concludere nulla, spostano fascicoli cartacei da una parte all’altra dei locali, che poi abbandonano su scrivanie e scaffali polverosi.

Del capo ovviamente nemmeno l’ombra.

Risposta a domanda diretta di Kurt è che costui arriverà senza dubbio molto più tardi.

E il poliziotto interpellato aggiunge inoltre che il capo, al mattino, si reca d’abitudine in un suo appezzamento di terreno, poco distante da casa, per controllare che nulla sia accaduto ai suoi capi di bestiame.

Kurt, con un sorrisetto ironico, realizza subito l’immagine bucolica del poliziotto-pastore.

Cosa che di per sé non sarebbe affatto male se fosse accompagnata, allo stesso tempo, da altrettanto zelo nel lavoro statale, quello che poi dà da vivere a lui e alla sua numerosa famiglia e per giunta con una paga niente affatto disprezzabile.

E, soprattutto, che consente loro d’essere dei privilegiati in un contesto come quello.

E il pensiero di contro corre all’efficienza della sua Scania, della quale talora pure egli si lamenta.

E questo accade quando i suoi uomini non s’impegnano nelle indagini come dovrebbero.

Per ingannare il tempo dell’attesa Kurt riprova, allora, a fare il numero di Zoe al cellulare e, questa volta, dall’altro capo la voce assonnata della donna si manifesta.

<<Ciao, Zoe! Sono Kurt Wallander -dice con una certa quale eccitazione mal celata - e sono a Mbeya in Tanzania. Come stai, carissima ? Mi riconosci, piccola? Ti ricordi di me?>>

E lei :<< Certo che ti riconosco e che mi ricordo di te…anche se è tantissimo che non ho più avuto tue notizie.>>

<<Non è molto, sai, che sono in Africa. Mi ha chiamato Henning a Dar es Salaam, perché voleva vedermi e parlarmi di persona. Ma non ci sono mai arrivato.>>

 <<E’ accaduto che all’aeroporto di Mbeya,dove ero atterrato per prendere il volo successivo, m’imbattessi in una giovane fotografa londinese,che mi ha coinvolto casualmente in un giro di amicizie sue. E, adesso, sono con lei a Mbeya,  fuori città però, in una fattoria di un ingegnere minerario tedesco che, smessa di esercitare la sua professione, ha deciso di fare l’imprenditore nell’agroalimentare.>>

<<Bene Kurt, ci vediamo ? Ma in che modo possiamo combinare? >>

<< Devi sapere che alla fattoria c’è stato  giorni addietro l’omicidio di una giovane donna di colore, 

una ragazza della servitù, e le indagini della polizia locale non sono ancora partite…questo significa che non posso spostarmi se voglio dare una mano al padrone di casa. >>

<<Pensi che possa venire io da te ? >>

<< Mi farebbe piacere ,perché qui ci sono anche Henning e Rose Marie, chiamati da me e sono  entrambi ospiti, proprio come me, della fattoria del signor Gunder. >>

<<Ti faccio sapere questa sera- aggiunge Kurt per tagliare corto - dopo averne parlato per correttezza col padrone di casa.>>

<< Baci..baci, Kurt. Resto in attesa di una tua telefonata. Ho voglia di rivederti. Ci conto.>>

Chiusa la comunicazione con Zoe, lo svedese si accorge che il capo della polizia nel mentre è sopraggiunto e lui,  eccitato all’idea di rincontrare Zoe al più presto, non ha voglia alcuna di perdere altro tempo.

Entra nell’ufficio e i due si salutano appena formalmente.

Kurt parla per primo e racconta ciò che ha avuto modo d’appurare nei giorni precedenti. E lo fa senza perdersi in troppi giri di parole.

L’altro stenta un tantino a seguirlo ma, alla fine, deve convenire che sarà decisamente il caso di approfondire la cosa e chiamare questo Joseph alla stazione di polizia e per ascoltarlo e per valutare l’attendibilità del suo eventuale alibi.

Un rapido commiato e la Toyota,  sempre con Peter alla guida,  è già sulla via del ritorno alla fattoria.

Bisogna combinare la venuta di Zoe. Questo preme adesso a Kurt.

Nel tragitto Peter racconta al compagno di viaggio con dovizia di particolari , per altro non richiesti, l’ incontro odierno con quella  che, a breve, sarà la sua promessa sposa e che, come sappiamo, lavora in città.

Ma il commissario svedese ha  negli occhi l’immagine della sua Zoe e fa solo finta di ascoltare.

                                                                                                              (continua…)

                                         Marianna Micheluzzi (Ukundimana)

      


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