
.=TRAMONTO MUGELLANO=.
Mi sentivo fondamentalmente uno studioso (uno studioso di letteratura con interessi assai accentuati per il cinema) che, però, dato il momento storico che attraversavamo, non poteva sottrarsi al bisogno, intellettuale e morale insieme, di impegnarsi fino in fondo nella lotta contro il fascismo. Anche nel periodo passato in carcere, e che non sapevo quanto avrebbe potuto durare, ma che comunque – dopo poche settimane dal mio arresto – immaginavo sarebbe terminato soltanto con la caduta del fascismo, se mi accadeva di pensare al mio avvenire personale, non pensavo mai all’attività politica come alla mia attività prevalente: pensavo piuttosto ad un ritorno all’attività letteraria e cinematografica, naturalmente svolta da intellettuale comunista, cioè pienamente ”impegnato”. Invece, uscito dal carcere, non solo il periodo di ”emergenza” non era passato, ma in un certo senso cominciava appena allora. Limitare la propria partecipazione alla lotta politica, era – ed appariva - in tutti i sensi totalmente impossibile, che l’idea non mi sfiorò neppure per un istante. Del resto, e giustamente, i dirigenti del partito comunista, con i quali venni allora a contatto e che erano tutti dei rivoluzionari professionali con anni di carcere, di confino, di esilio sulle spalle (Giorgio Amendola e Giovanni Roveda prima, poi Luigi Longo, Celeste Negarville, Mauro Scoccimarro, Agostino Novella, per citarne alcuni), sembrava non dubitassero nemmeno che dal gruppo di giovani intellettuali comunisti romani la cui formazione, il cui sviluppo, il cui successivo irradiamento essi avevano per anni seguito di lontano, non dovessero uscire un certo numero di quadri del partito, del partito nuovo che allora si cominciava a costruire in Italia; e mi apparve ben presto chiaro che io ero del numero di quelli sui quali il partito contava per un lavoro permanente. Ciò non significava ch’io avessi fatto già allora la mia scelta definitiva, anche perché – in quei mesi dell’occupazione tedesca di Roma – non si era davvero portati ad interrogare troppo il proprio avvenire individuale, a porsi il problema di scelte future, quando il destino e la polizia tedesca sceglievano ogni giorno fra noi, e per noi, chi doveva concludere la sua vita in una testimonianza di martirio. Tuttavia in quei mesi accadde qualcosa di decisivo per me. E fu la comprensione della pienezza umana, morale e intellettuale, intrinseca non ”nell’attività politica” in sé e per sé, ma nella milizia rivoluzionaria, nell’azione di militante comunista. Il fatto che ”trasformare il mondo e non soltanto conoscerlo” fosse l’unica via, per essere coerentemente un ”filosofo moderno”, mi apparve vera anche al livello della moralità individuale. (Meditazione su: ”Profilo autobiografico” di Mario Alicata).
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S A L V A P R I V I L E G I
Giovane bello educato lindo ignaro
a Cortina sugli sci abile veloce scende.
Giovane bello educato lindo ignaro
nel vento vola sull’onda a gonfie vele.
Giovani ignoranti della vita di sacrifici
dei lavoratori studenti normali cittadini.
Sono i due figli cresciuti nella politica
sacrificio dei padri degni della Repubblica.
Niente di cosa per il prossimo
solo per se stessi l’agio prodotto.
L’agire e i discorsi soltanto giochi
da arricchiti adulti presuntuosi.
L’uno nell’arte rappresentativa noto
politicastro televisivo cinematografico.
L’altro politicante sottile
grande statista all’estero bombardiere.
Sui monti e nei mari appaiono diversi
identici nella cittadella dei privilegi.
Anziani belli educati lindi colpevoli
figli traditori di genitori e d’ideali.
-Renzo Mazzetti-
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