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Robert Jordan e Brandon Sanderson: Memoria di luce

Creato il 06 agosto 2013 da Martinaframmartino

Robert Jordan e Brandon Sanderson: Memoria di luceQuesto non è esattamente il testo che avrei voluto scrivere. Non lo è perché, al di là del fatto che anche nei miei articoli migliori ho sempre una lieve insoddisfazione di fondo per non essere riuscita a dire tutto quello che avrei voluto dire, o per non essere riuscita a farlo nel modo giusto, ho scritto questo testo troppo tardi, e l’urgenza del primo istante è svanita.

In gennaio ho letto A Memory of Light di Robert Jordan e Brandon Sanderson e ho abbondantemente commentato la lettura. Se volete sapere l’effetto che ha avuto su di me provate a dare uno sguardo qui: http://librolandia.wordpress.com/2013/01/22/tarmon-gaidon/. A meno che non abbiate già letto Le torri di mezzanotte non potete leggere l’articolo, ma i commenti posti al di sotto sono innocui. In pratica ero a casa da sola e ho preso il libro, con il computer acceso, con l’intenzione di leggere qualche pagina e poi tornare a scrivere. Come potete immaginare, e come testimonia anche l’ora in cui ho postato i vari messaggi, non l’ho più messo giù. Ed era un romanzo in inglese.

Qualche tempo dopo la pubblicazione italiana di Memoria di luce ho iniziato una nuova lettura. Non avevo fretta, conoscevo già la trama, e non dovevo neppure recensire il romanzo visto che lo avevo già fatto. Anzi, oltre a una vera e propria recensione priva di spoiler per chiunque avesse già letto Le torri di mezzanotte ho anche scritto parecchi articoli molto spoilerosi dedicati a uno più personaggi del romanzo spiegando perché mi erano – o non mi erano – piaciuti. A proposito, questo è un pezzo non-spoiler, indipendentemente da dove siete arrivati.

La mia doveva essere una lettura innocua, giusto? Sapevo già quel che accadeva, ci avevo pure meditato sopra abbastanza. All’inizio sono partita con calma, presa da tutti i miei impegni. Poi ho deciso che quel libro era decisamente troppo ingombrante per portarlo con me in vacanza, anche perché avevo già selezionato Wild Cards 3. L’assalto di George R.R. Martin (e se il nuovo pezzo per Effemme che ho appena terminato mi piace anche in rilettura la prossima cosa da fare è scrivere una recensione di questo romanzo), Il secondo sesso di Simone De Beauvoir, Wimbledon di Gianni Clerici e un romanzo in inglese che terminerò in questi giorni. Direi che per trascorrere due settimane insieme alle bimbe, con i miei genitori ma senza il marito a dare una mano, questi libri erano più che sufficienti. In effetti l’unico che non ho terminato è stato quello in inglese, che sto davvero leggendo a tempo perso.

Memoria di luce era troppo ingombrante per portarmelo dietro, ma mica potevo interrompere la lettura per due settimane, giusto? L’alternativa era finirlo, decisione presa due giorni prima della partenza quando ancora dovevo leggere oltre 500 pagine. Peccato che in quei due giorni io dovessi anche lavorare, fare la valigia, scrivere un paio di articoli e programmare diversi pezzi per il mio blog in modo da non lasciarlo senza novità per due settimane. Ci sono riuscita, ma come potete immaginare non mi è rimasto il tempo necessario per fare nient’altro, anche se sentivo un disperato bisogno di scrivere. Ecco, questo non è il testo che avrei scritto un mese fa.

Una volta tornata dal lago ne ho scritto un altro, molto diverso da quel che avrei voluto scrivere prima, su Robert Jordan e La Ruota del Tempo, un corposo approfondimento (tanto per cambiare) che FantasyMagazine pubblicherà all’inizio di settembre e che può leggere anche chi non ha mai letto nulla della saga di Jordan. Chi la conosce però lo apprezzerà certamente di più, e visto che sono riuscita a non inserire spoiler (a volte il filo su cui camminare è davvero sottile) lo può leggere chiunque, anche se non ha terminato di Leggere La Ruota del Tempo. A Simona Ricci è piaciuto molto, e lei deve leggere ancora Memoria di luce. Certo, da quel che mi ha scritto nella sua rilettura dei romanzi precedenti su qualcosa è un po’ fuori strada, ma chi sono io per dirglielo prima che lo facciano Jordan e Sanderson?

Robert Jordan e Brandon Sanderson: Memoria di luce
Memoria di luce è straordinario. Forse la seconda volta lo è ancor di più rispetto alla prima perché sapendo quel che sarebbe avvenuto non mi sono lasciata sviare dalla trama. La prima volta ero spesso con il fiato in sospeso, e sentivo un bisogno irrefrenabile di andare avanti. La seconda… pure, ma ero molto più consapevole. I dettagli erano più nitidi, proprio come dicono le Aes Sedai. Quando loro trattengono l’Unico Potere gli sembra di poter vedere le cose in modo più nitido, di percepire meglio suoni e odori. Io percepivo meglio il tutto, e non credo che questo effetto sia dovuto solo al fatto che la seconda lettura è stata in italiano e non in inglese. C’è un senso di circolarità incredibile. La Ruota del Tempo gira davvero, e sono un’infinità i dettagli che abbiamo visto in passato che qui ritornano per essere trasformati o completati. Tutto quello che Jordan ha messo nei libri non lo ha messo per puro divertimento, solo perché gli piaceva giocare con la tastiera del suo computer. Sono cose necessarie, e qui ritornano. Avete idea di quante volte mi sia venuta la pelle d’oca? Ho terminato il libro all’inizio di luglio, con un caldo micidiale, eppure spesso avevo (davvero, non sto scherzando o usando metafore) i peli ritti, un buon millimetro di pelle d’oca e i brividi. Forse dovrei rileggere il romanzo per provare a contrastare il caldo che continua a imperversare…

Ci sono alcune scene epiche. Grandiose. Altre spezzano il cuore. Oh XXX! No, non vi dico chi è morto, questo sì che sarebbe uno spoiler. C’è pure stato un momento in cui avrei volentieri strozzato Robert Jordan, prima di rimettere le cose nella giusta prospettiva e dire “ok, lo posso accettare. Più o meno.” E non è quello della morte più dolorosa.

Avevo un po’ timore nel leggere questo libro. In fondo è la conclusione di qualcosa iniziato per me nel 1992. Sono cresciuta con La Ruota del Tempo, la mia vita è enormemente cambiata dalla prima volta in cui il vento si è levato nelle Montagne di Nebbia. Temevo di perdere la magia, il gusto dell’attesa e di poter camminare ancora con i personaggi che amavo così tanto. Ora so che non è accaduto. Ho perso qualcosa ma quel che ho guadagnato è molto più grande. Non ci saranno mai più storie nuove, e questa è la sofferenza maggiore, ma la ricchezza che mi hanno dato questi libri resterà sempre con me. Nulla di quello che scriverò potrà mai davvero rendere giustizia a Memoria di luce o alla Ruota del Tempo. C’è solo una cosa da fare: iniziare la lettura. E qualcosa mi dice che in un futuro non troppo lontano io inizierò una nuova rilettura.



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