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Roccella Jazz Festival 2012: la serata finale

Creato il 27 agosto 2012 da Af68 @AntonioFalcone1

Roccella Jazz Festival 2012: la serata finaleSerata finale ad effetto, fortemente emozionale ed amabilmente evocativa delle suggestioni più diverse, sabato 25 agosto, presso il Teatro al Castello di Roccella Jonica e non solo per le ottime esecuzioni musicali andate in scena: il Festival che sembrava non dovesse esserci, i suoi trentadue anni ricchi di contaminazioni e sperimentazioni ritmiche, concreto confronto e integrazione tra etnie diverse in nome del linguaggio universale della musica, che molti ormai erano pronti a dare in pasto all’oblio, ha dato prova di ritrovato orgoglio ed inedita forza propulsiva.

Roccella Jazz Festival 2012: la serata finale

Ilhan Ersahin

I sopra citati concetti, l’incontro tra diverse culture, la concreta valenza da conferire allo spesso abusato ed astratto termine di “musica globale”, si sono piacevolmente manifestati nella splendida esibizione del celebre sassofonista e compositore Ilhan Ersahin insieme alla sua Istanbul Sessions (Ismail Alp Ersönmez, basso; Turgut Alp Bekoglu, batteria; Izzet Kizil, percussioni): sono rimasto letteralmente stregato dalla forza delle note espresse dal suo sax, così spasmodicamente vitali, energiche, capaci sia di evocare atmosfere esotiche, orientaleggianti, sia di creare un valido e suggestivo ponte musicale volto a mitigare, nel segno di una valida continuità sinergica, le sonorità più aggressive, dure, espresse dal basso di Ersönmez (geniale il batterne le corde con una bacchetta da tamburo) e quelle dai richiami tribali espresse da Kizil alle percussioni.

Siamo di fronte ad un jazz moderno, contaminato dal rock e dal funk in egual misura, con più di un richiamo a Miles Davis, omaggiato infatti nel corso dell’esecuzione con un brano a lui dedicato, capace di cedere e credere al potere della “sana” improvvisazione, senza compiacimenti o ricercati virtuosismi, in nome di una forte ed unitiva creatività.

Roccella Jazz Festival 2012: la serata finale

Pino Pecorelli

Chiusura a dir poco strabiliante, una volta entrati nel “gioco” della contemporanea presenza sul palco di diverse espressioni musicali scaturenti da più origini culturali, con Orquestra Todos (Alì Regep, voce, Turchia-Romania; Dan Hewson, trombone, Regno Unito; Danilo Lopes Da Silva voce, chitarra, Capo Verde; Francesco Valente, contrabbasso, basso elettrico, Italia; Gueladjo Sane, Dunduns, Djembe, Guinea-Bissau; Johannes Krieger, tromba, Germania; João Gomes, teclados, Portogallo | Mozambico; Joaquim Teles (Quiné), percussioni; Kalimba, voce, Portogallo; Marc Planells voce, sitar, ud, saz, Spagna; Marcelo Araujo, batteria, Brasile; Mucio Sá, chitarra, Brasile; Max Lisboa Voz, chitarra, Brasile; Rubi Machado, voce, Índia | Mozambico; Susana Travassos, voce, Portogallo. Direttore Mario Tronco, Italia. Direttore Musicale Pino Pecorelli, Italia).
Roccella Jazz Festival 2012: la serata finale

Orquestra Todos, foto di Pino Curtale

Si tratta di un complesso progetto interculturale, integrazione tra i gruppi di Largo Intendente a Lisbona e quello dell’ Orchestra di Piazza Vittorio (nata a Roma nel 2002, ideazione e creazione di Mario Tronco e Agostino Ferrente), con musicisti che fanno uso di strumenti diversi, spesso appartenenti alla propria tradizione, un’apparente “Babele musicale” che trova rimedio alla paventata confusione grazie al potere unente della musica, che in tal caso non può che fondatamente definirsi incredibile e straordinario: una volta “partiti”, in particolare grazie all’energica e ritmica direzione di Pecorelli, tutte le diversità si sono magicamente fuse in un unico suono e in un’unica vocalità, senza alcun tradimento delle origini, tra sonorità antiche e nuove, una coralità cosmopolita capace d’incroci musicali sulla carta forse impossibili e per di più con la valorizzazione di ogni singolo elemento.

Il clou è stato rappresentato dal bis richiesto a gran voce e concretizzatosi nelle note di What a Wonderful World, che riesce a far sognare tutti i presenti, facendoci sentire uniti da un abbraccio universale, dalla forte valenza simbolica, tanto da far venire in mente, sospinte dalle note, parole come pace e fratellanza, nel loro significato più profondamente umano e non politicamente etereo e vacuo: potere della musica, la forza di un Festival che ne traduce il linguaggio in parole, riportando il concetto di cultura al suo significato più puro, comprendendovi quanto degno d’essere trasmesso alle generazioni successive.


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