
Rosa è anch’ella una giovane puruhà ma non è Maria Lorenza, la giovanissima novizia dell’Istituto missionario Santa Maria di Guadalupe di Guamote, che vuole divenire molto presto ambasciatrice della Parola in lingua quechua tra la sua gente.
Rosa lavora come badante a Quito in una ricca famiglia del luogo e assiste, da qualche anno a questa parte, un’anziana signora molto malata.
Non ha molta istruzione, perché la sua famiglia, quando era bambina, non aveva i mezzi necessari per mandarla a scuola ma, da adolescente, è riuscita a frequentare un corso serale popolare di scuola primaria e, oggi, se la cava bene nel leggere e nel fare di conto, perché è una donnina intelligente.
Quando ha appreso dalla radio e dalla tv della notizia della visita imminente del Papa in Ecuador, ha pensato subito che sarebbe stato molto bello per lei poterlo incontrare o, quanto meno, poterlo vedere da vicino, sia pure confusa tra la folla anonima.
Ma le avrebbero concesso i suoi datori di lavoro codesta opportunità?
Il lavoro di Rosa è molto impegnativo e la giovane a sera arriva quasi sempre stremata dopo le tante ore di continua assistenza a donna Mercedes che, pure molto avanti negli anni, è ancora piuttosto esigente con quella sua attitudine al comando, che fa parte della sua storia personale di padrona appartenente da sempre alla borghesia agiata del luogo.
Rosa è anche moglie da due anni di Pedro, che di mestiere fa il carpentiere.
I due si sono conosciuti da bambini e si può dire che siano cresciuti assieme e poi si sono amati, come accade di norma tra un uomo e una donna, che si piacciono.
Ma Pedro e Rosa al momento s’incontrano purtroppo di rado, perché lavorare è troppo importante in un’economia familiare modesta come la loro.
Bisogna costruirsi una casa, avere dei figli. E per farlo bisogna darsi da fare a mettere da parte il denaro necessario.
Così che il sogno più grande di Rosa che sarebbe quello di poter avere un bimbo o una bimba dalla sua unione con Pedro, resta sogno. E, naturalmente, anche quello di una casa tutta sua.
Occorre attendere il tempo giusto per chi nasce povero.Lo dicono gli anziani.
Da quando l’argentino Bergoglio è Papa a Roma, Rosa, con orgoglio tutto latino-americano lo segue con interesse dai giornali, che riesce a procurarsi nella grande casa, e lo fa nei pochi momenti di libertà.
Difatti avverte che quell’uomo straordinario, col suo fare spontaneo e accogliente di “padre”,il padre di tutti, ricchi e poveri indifferentemente,col suo parlare “semplice ma diretto, le infonde forza e speranza.
E non è poca cosa. Anche perché Rosa il papà suo l’ha perso,che era piccola, in un incidente in miniera, lontano da casa. E il suo papà, José, le è sempre mancato, malgrado l’affetto di sua madre e dei suoi fratelli.
Finalmente, com’è naturale che sia, arriva il grande giorno della visita ufficiale del Papa in America Latina e la nostra Rosa, che fino a quel momento non aveva confidato a nessuno il suo forte desiderio, trova finalmente il coraggio di parlarne con i padroni.
E, sorpresa inaspettata, non c’è affatto diniego alla richiesta per quando il Papa di Roma visiterà, appunto, in città, la cattedrale di Quito.
Le si chiede in cambio solo di recitare una preghiera per l’intera famiglia e di farlo con devozione.
Come sanno bene i suoi padroni che qualche volta,di sera tardi o al mattino presto, l’hanno sorpresa spesso a pregare nella sua stanza.
Così Rosa,indossato il suo abito più bello, quello di cotonina con i colori della bandiera del suo Paese, acconciatasi alla bene e meglio i capelli, acquistata dal fioraio anche una rosa bianca con i pochi spiccioli racimolati nella borsetta, si avvia a piedi in direzione del centro città e della cattedrale di Quito.
La città è particolarmente animata e festosa. Nelle strade centinaia e centinaia di persone si avviano a passo lesto con statue o immagini della Madonna nonché manifesti del Santo Padre e rose.
Tante rose. Tutte di colori bellissimi,che si fondono con le tonalità di un tramonto decisamente spettacolare.
Non per niente l’Ecuador è il Paese delle rose, che esporta in parecchie parti del mondo ma anche dei canti festosi, della musica andina, delle danze tradizionali, della generosità e dell’accoglienza.
Rosa guarda un attimo la sua rosa bianca, che custodisce gelosamente come un tesoro, il suo tesoro, e le pare molto poca cosa, un dono modesto, per uomo come Papa Francesco.
Poi, calate le ombre della sera, arriva il momento del passaggio tra ali di folla del pontefice e il suo cerimoniale e ,dopo tanta attesa, infine anche l’uscita dalla cattedrale.
Il cuore di Rosa batte forte. La sua posizione,quasi come per magia, è molto felice. E la benedizione di Papa Francesco, quella che ha sostituito il discorso ufficiale, quella che parla di fratellanza senza esclusione di alcuno nella nuova nazione ecuadoregna, l’ascolta tutta come diretta a sé. E, cosa ancora più straordinaria, lo sguardo nello sguardo del Papa, un sorriso ricambiato e il riuscire a porgere a Lui, a Francisco, la rosa “bianca”.
Nel rientro,nel silenzio della propria camera, dopo il bacio della buona notte alla bizzosa donna Mercedes, raccolta in preghiera dinanzi all’immagine della Madonna Aparecida, cui è devota, avverte all’improvviso dentro di sé come qualcosa di strano e di nuovo.
Continua però, come se niente fosse a recitare il santo rosario, ma poi si arrende. Intuisce e capisce. Capisce benissimo. Si tratta di un dono molto speciale.
Una nuova vita che quasi certamente alberga nel suo grembo di donna.
Quel qualcosa che aveva da tempo desiderato e che ora è realtà.
Un dono che condividerà con gioia col suo Pedro senza timori per l’avvenire. Perché, chi è giovane e forte,chi ama senza “se” e senza “ma”, come ricorda spesso Papa Francesco, trova sempre il modo giusto per affrontare la vita.
L’amore e la fede fanno affrontare e superare ogni ostacolo. Pure quelli che paiono, alle prime, insormontabili.
Ci sarà di sicuro, prima o poi, un nuovo lavoro per Rosa, che potrà accudire serena il suo piccolo o la sua piccola. Pedro lavorerà di buona lena per mantenere la sua famiglia. La casa verrà su mattone per mattone, giorno dopo giorno. E al resto penserà la Provvidenza, che è certo che non abbandona mai i suoi figli.
Perché “i miracoli- come Maria e Gesù alle nozze di Cana ( lo ricorda spesso Papa Francesco)- in casa si fanno con quello che c’è”.
Marianna Micheluzzi

