Roses: l’Atteso Ritorno dei Cranberries

Creato il 26 settembre 2012 da Dietrolequinte @DlqMagazine

Una calda sera di fine estate. Cerco un po’ di refrigerio in terrazza con l’intenzione di passare la serata a leggere un libro oppure ad ascoltare un disco. L’odore di citronella allontana le zanzare e pervade le narici. Fra le mani, non casualmente, mi capita “Roses”, ultimo cd dei Cranberries, e sono spinta dalla voglia di ascoltare la caleidoscopica voce di Dolores O’Riordan, carismatica interprete e leader dello storico gruppo. “Roses” segna il loro ritorno discografico dopo ben undici anni da “Wake Up and Smell the Coffee” del 2001. Proprio il 2001 è stato l’annus horribilis per la formazione irlandese che, in seguito a vari contrasti ed incomprensioni, ha deciso di sciogliersi nel 2003. I vari componenti della band hanno dunque percorso strade diverse (Dolores O’Riordan ha intrapreso una carriera da solista che in questi anni le ha dato molte soddisfazioni), ma, pur decidendo di non suonare più assieme, sono rimasti in contatto, e nel 2010 hanno deciso di riunirsi e dar vita ad un nuovo progetto. Nasce così “Roses” sesto lavoro dei Cranberries che, uscito in Italia lo scorso 22 febbraio (il 24 in Irlanda ed il 27 in tutto il mondo), contiene alcune tracce che erano state composte per un album previsto per il 2004, che venne poi cancellato per via dello scioglimento. Del disco è stata realizzata anche una versione deluxe che presenta un secondo cd su cui è inciso il concerto tenuto a Madrid da cui è scaturita la reunion. “Roses”, titolo emblematico per quello che può essere considerato l’album della maturità, è appunto una raccolta di undici brani, metaforicamente un mazzo che raccorda undici tipologie di rose, con cui i Cranberries vogliono ricollegarsi ai precedenti lavori che li hanno portati a scalare i gradini più alti delle classifiche mondiali (hanno venduto ad oggi circa 50 milioni di copie), ma anche proporre qualcosa di nuovo.

Gli ingredienti sono ben amalgamati e danno vita ad un rock per lo più melodico e acustico, tutto giocato sulla perfetta fusione dei suoni del basso, delle chitarre, della batteria e della voce di Dolores, che funge da collante tra sonorità varie ed eterogenee. Viene privilegiato il cantato sottovoce, quasi sussurrato, emergono i cori sui suoni forti e stridenti, rilevante è l’assenza degli acuti, delle note gridate, degli effetti acustici ed elettronici estremizzati. In questo lavoro i Cranberries mirano a far emergere l’essenzialità della voce della O’Riordan, la quale si configura come una vera e propria ammaliante ed irresistibile sirena che, con le sue modulazioni ben calibrate e variate, attira il fruitore facendo cogliere la vena melodica e compositiva di ogni brano. Il suo è un cantare evocando, che dà ad ogni melodia un colore diverso; la sua voce risuona chiara, è avvolgente. Grazie alla sua esperienza, Dolores riesce a dar vita ad un’atmosfera suggestiva, rarefatta ed impalpabile. Il sound che emerge dall’intero lavoro è dolce ed accattivante, i testi sono abbastanza interessanti, spensierati, ma siamo molto lontani dalle hit degli anni novanta come “Zombie”, “Dreams” o “Linger”. Chiara da parte del gruppo la volontà e nello stesso tempo la necessità di sperimentare nuovi percorsi musicali. C’è dunque la voglia sia di rimanere legati al loro passato, sia di aprirsi a novità stimolanti, proponendo nuovi arrangiamenti.

Le undici tracce sono in perfetto stile Cranberries. Si tratta, per lo più, di ballate acustiche in stile irish folk, anche se troviamo pezzi rock elettronici. L’uscita dell’album è stata anticipata dal singolo “Tomorrow” che ha imperversato nelle maggiori radio italiane riscuotendo un discreto successo. Si tratta di un brano in cui sono ricercate e ottenute sonorità dolci, e in cui predomina la voce celestiale ma decisa della O’Riordan, che si impone come insostituibile icona rock al femminile e anche come punto di riferimento per le donne che fanno il suo stesso mestiere. Tra i migliori pezzi del cd annoveriamo “Raining In My Heart” secondo singolo, che fungerebbe anche da ottima colonna sonora per qualche film. Segue poi “Schizophrenic Playboys”, unico episodio definibile come interamente rock, molto interessante, dal ritmo incalzante e trascinante. Destano l’attenzione anche “Astral Projections” e “So Good”. “Show Me” è invece la traccia in cui emerge in modo chiaro la versatilità, competenza e professionalità di Dolores che declina con varie modulazioni vocali tutte le sfumature delle relazioni amorose. Infine, abbiamo “Roses” che, oltre a fungere ottimamente da title track, chiude l’opera. Si tratta di una ballata, una sorta di ninna nanna, cantata dalla voce cullante di Dolores, in cui viene a galla l’essenzialità della melodia suonata dalle chitarre.

Degne di menzione sono anche “Conduct” e “Fire & Soul” e due bonus della versione deluxe, “Someday” e “Perfect World”, che presentano arrangiamenti vari, nuovi e ben assortiti. Finito l’ascolto del disco, concludo la mia recensione affermando che questo lavoro dei Cranberries si dimostra assai piacevole perché apporta serenità e in un certo qual modo freschezza, per il suo privilegiare sonorità “naturali” rifuggendo dagli artifici elettronici e proponendo brani molto orecchiabili e canticchiabili che si fissano nella mente dopo pochi ascolti. È un lavoro che non verrà annoverato fra i più importanti dei Cranberries ma che ci testimonia la loro attenzione per l’essenzialità della melodia scevra da effetti strabilianti che vogliano catturare ad ogni costo il fruitore ma che spesso ottengono l’effetto contrario, ovvero quello di allontanarlo. Molte volte, durante l’ascolto di “Roses”, mi sono ritrovata a voler sentire ad occhi chiusi la maggior parte delle tracce per riuscire a materializzare le immagini che le melodie mi suggerivano e a vedermi con la mente in varie situazioni quotidiane, avendole come sottofondo. Anche per i Cranberries, è stato dimostrato che la forza della musica, di quella musica essenziale, semplice ma intensa ed emozionante, va ben oltre gli alti e bassi, le reunion e le divisioni.


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