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Ruby e Gheddafi. I successi di Berlusconi all’estero

Creato il 03 marzo 2011 da Massimoconsorti @massimoconsorti
E se non potè la politica ci pensò il gossip. D'altronde dall’inventore e pianificatore della filosofia dei “cazzi degli altri” cosa ci si poteva, e doveva aspettare se non che all’estero si parlasse di noi in termini clowneschi? Grazie a Silvio, Ruby è diventata una star internazionale e simbolo indiscusso del made in Italy. Se ci pensiamo bene, l’invito che le ha rivolto Richard Lugner, il più ricco uomo d’affari austriaco, suona proprio come il riconoscimento dei “meriti” artistici, divistici, cronachistici che la neo maggiorenne Karima al-Marough ha raggiunto grazie proprio al presidente del consiglio. Il Ballo delle debuttanti, che è poi il più grande appuntamento mondano di Vienna,  rappresenta da sempre l’occasione per mettere in mostra non solo le grazie locali, ma anche quelle donne che nel mondo rappresentano la bellezza, la classe, lo stile e l’eleganza. Opinabile o meno, mancante di buon gusto o meno, la scelta di Lugner di far rappresentare l’Italia da Ruby la dice lunga sul prestigio di cui gode in questo momento il nostro paese a livello internazionale. L’interesse che si è creato in Austria per la presenza della giovane marocchina, che “voglio solo sposarmi ed espatriare per essere felice da un’altra parte che non sia l’Italia”, è stato al limite del parossismo. All’inizio della conferenza stampa della quale è stata protagonista la nostra donna-simbolo, Lugner ha esordito con un diktat ai giornalisti: “Qui non si parla di Berlusconi, altrimenti la conferenza stampa finisce subito”. A stare attenti, anche da noi accade la stessa cosa quando a presiedere le conferenze stampa del presidente del consiglio è Gianni Letta: “O rimaniamo in tema e parliamo di Zeffirelli o si chiude qui”, che poi il padrone faccia quel che gli pare e offenda i giornalisti è un aspetto secondario. Amara e assolutamente condivisibile, la considerazione di Andrea Tarquini su “Repubblica”: “La sensazione è che ogni paese ha personaggi simbolo sulla scena globale: per l'America puoi scegliere Michelle Obama, per il Regno Unito William e Kate, per la Francia Sarkozy e Carla o Dominque Strauss-Kahn, per la Germania Angela Merkel o il ministro-copione Guttenberg che ha avuto la dignità di dimettersi e rimettersi alla giustizia. Per l'Italia, sul palcoscenico mediatico globale del Wiener Oper, il personaggio-simbolo è Ruby Rubacuori”. Violentissimo il commento di Desirée Treichl-Stuergk, direttrice del Ballo dell'Opera, che si è detta “indignata per l'invito a una prostituta” e che dal prossimo anno non inviterà Lugner alla grande festa. Ma l’altro grande colpo che Berlusconi ha assestato alla nostra credibilità internazionale, viene direttamente da Tripoli e a sferrarlo è il suo amicone di mille sbronze sotto la tenda berbera Muammar Gheddafi. In tv, non più circondato dalle amazzoni ma dai suoi pasdaran (segno che quando la questione si fa intricata Muammar preferisce braccia nerborute), ha detto urbi et orbi: “Ho costretto l’Italia a baciarmi la mano. Ho costretto l’Italia ha ripagare i danni del colonialismo. Ho costretto l’Italia a riconoscere i suoi errori”. Rivedendo il clip del baciamo di Silvio al Cojonello, ci è tornato in mente “Arrivano i dollari”, un film con Alberto Sordi del 1957. Nel film Albertone, uno pseudo conte vedovo, apostrofa il suo maggiordomo con tutta una serie di epiteti che sembrano fatti apposta per descrivere al meglio il rapporto fra Silvio e Muammar. Oltre che “Pussa via e va a magnà er pappone”, nel film ci sono altre due battute memorabili “magna ‘e cocce de e noci” e “va a fa’ er sorcio”, che si confanno esattamente al ruolo che Gheddafi ha avuto nei confronti del suo maggiordomo italiano preferito, quello del signore e padrone un po’ violento e tanto stronzo. Però ammettiamolo :”va a fa’ er sorcio” è inarrivabile. 

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