Sono Viviana Scarinci e sto scrivendo un libro, come tutti. Un campionario di mediocrità, del resto le mie reazioni sono standard e la mia diversità è di massa, che vi aspettate? Il mio libro riguarda Elena Ferrante ma anche Anna Maria Ortese. E Doris Lessing. E Judith Butler ma senza farne necessariamente una questione di gender. Riguarda l’identità ma anche la non-appartenenza, Napoli ma anche l’Italia. E soprattutto riguarda una generazione, quella delle donne italiane, ma anche degli uomini, nati tra il ‘40 e il ’50. Ma non solo. Premessa l’ovvietà, che ho sempre difesa come valore e la coerenza di cui vado fiera, se gli articoli che ho dedicato in questo blog alla poesia, me li sto figurando chiusi tutti in una CAMERA (anche se di CONDIZIONAMENTO), gli articoli che dedicherò alle multiformi apparizioni di cui sopra, alle impronte che seguo e alle false piste che traccio, saranno contrassegnati sotto la categoria SALA TRAVAGLIO. Luogo di cui peraltro sono pratica avendo partorito tre figli e qualche piccolo libro. Quali con maggiore patimento non saprei dire. Perciò data la delicatezza della situazione, chi se la sente può tenermi la mano.