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Salvi gli stipendi, ma non la scuola

Creato il 09 gennaio 2014 da Albertocapece

istruzioneIl governo ha fatto una figuraccia, si dice. Ma non è vero, è il Paese che sta facendo una figuraccia, sono i suoi cittadini che la stanno facendo accettando supinamente di essere sudditi di molti padroni. Se la rapina di 150 euro agli insegnanti è stato fermato grazie alla scoperta del decreto che la prevedeva e di cui nessuno vuole la paternità, i soldi che ora mancano per pagare il tributo agli ideologi dell’austerità, dovranno comunque uscire dalla scuola, dai corsi di recupero e dalla sperimentazione e integrazione didattica.

Così la soddisfazione espressa da tutti, compreso il ciuco mannaro di Firenze, è del tutto fuori luogo perché se a pagare il prezzo una politica vuota nelle sue espressioni migliori e indecente nella sua quotidianità non saranno direttamente i prof, lo saranno invece gli alunni, vale a dire gli italiani se appena ci attentiamo a dotare di una connotazione diacronica e ottimistica al termine. Del resto che cosa ci si potrebbe aspettare? Diceva Calvino: “Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per i soldi, perché le risorse mancano o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce la sua istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere”.

Verrebbe da dire che finanzieri e banchieri mentre lodano Renzi per non aver letto Marx e lasciando intendere l’impossibile, ovvero che sia in grado di capirlo , hanno invece meditato attentamente su Gramsci e sulla capacità che l’istruzione e la comunicazione hanno di innescare i processi di trasformazione, di creare una diga contro l’accettazione dei valori della subalternità da parte dei dominati. Questa purtroppo è la controindicazione di una scuola che ancora non si adegua ad essere solo il luogo di addestramento della manodopera in senso lato e che dunque va opportunamente ridotta per diminuire al massimo questi indesiderati effetti collaterali.

Per questo è davvero scandaloso che tutti sembrino convinti che il pasticcio combinato dal governo sia stato risolto, mentre ciò che è accaduto è semplicemente uno spostamento del taglio di risorse dalle retribuzioni dei singoli, all’istruzione in generale.  Ma sì, tiriamo un raglio di sollievo.

 


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