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San Valentino secondo Veronica Lario

Da Aperturaastrappo
San Valentino secondo Veronica LarioDopo la fine del nostro lungo rapporto, mi rivolgo a te.Siamo stati amici, amanti, compagni di vita, genitori.Certo ti è costato fatica, dover essere sempre all'altezza, ma sei stato abile nel trarre la tua linfa vitale dalla proibizione e dalle trasgressioni.
Da me hai ricevuto, quando è stato necessario, nutrimento, appoggio, sicurezza. Ma amavi consegnarti al tocco terapeutico della giovane lei di turno (tutto ciarpame) che magari ti mandava in paradiso, e soprattutto ti dava l'illusione di poter fermare il tempo. Ho capito che davanti a un infedele seriale - come sei stato tu - è perfettamente inutile stracciarsi le vesti, o gridare allo scandalo. Un traditore “costituzionale” difficilmente può cambiare pelle. Ma ti sei guardato? Piccolo omuncolo raggrinzito. Ti offri al pubblico come uno squallido e mediocre artista d'avanspettacolo,la fotocopia sbiadita di un uomo di grande spessore. Da vero narciso, ti sei vantato pubblicamente, davanti alle telecamere, dei vari “tagliandi” a cui ti sottoponevi per migliorare la tua immagine. La foto con quella ridicola bandana in testa ha fatto il giro del mondo, rendendoti patetico agli occhi di tutti. Forse per tentare di nascondere  la tua “capa pelata?” Ma sei riuscito a rimediare, ricorrendo al trapianto dello scalpo. Mi ricordi la caricatura di  un pupazzo di cartapesta, dal sorriso artificialmente stampato, opera di  qualche artigiano di provincia che lo ha realizzato per i carri folkloristici. Per non parlare del complicato meccanismo, degno della genialità del grande Leonardo, che ti sei fatto applicare, per poter dimostrare alle ragazzine festaiole (perché la fascia d'età che prediligi nelle donne è proprio questa), la tua immutata virilità. Hai sempre dimostrato una gran voglia di mordere la vita, come un adolescente che ha messo al bando la parola “domani,” per sostituirla con “tutto e subito”, presumo per  riflesso del binomio potere-denaro.Oggi ho solo compassione per te, la stessa che si può provare dinanzi ad un malato,  perché  è così che ti considero.Io spengo le luci, niente più serate mondane, “prime”alla Scala, incontri con personaggi famosi. Passo lo scettro alla nuova first lady. Ma soprattutto posso smettere di sentirmi “la metà di niente”. Piego accuratamente il foglio dove ho appena scritto, sento arrivare il nostro nipotino, il più piccolo, che con la sua spontaneità disarmante mi chiede se può avere quel  foglio  per disegnare i nonni.E' suo.I colori dei pastelli coprono pian piano le parole appena tracciate dall'inchiostro della mia penna... Tanti cuoricini rossi circondano le due figure. La mia e la tua.Mariella Cirafici

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