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Scoperto il mistero della peste bubbonica

Creato il 13 ottobre 2011 da Yellowflate @yellowflate

Scoperto il mistero della peste bubbonicaPeste bubbonica, peste nera, quante volte abbiamo incontrato questo termine nei nostri studi scolastici? Forse infinite. Ebbene, dopo secoli di dubbi, misteri e quanto altro finalmente una ricerca scientifica pare aver portato la luce su quello strano virus che, monatti o non monatti, untori o no, aveva flagellato l’Europa. Lo studio è stato magistralmente condotto da una equipè mista, formata da ricercatori tedeschi e canadesi che hanno analizzato gli scheletri di vittime della peste londinese del 1348,  sepolte nelle antiche fosse comuni a East Smithfield, a Londra. Il DNA di quel batterio letale è stato ricostruito e si sono notate le differenze con quelli moderni.

Gli studiosi della McMaster University a Hamilton, in Canada, e dell’Università di Tubinga in Germania hanno messo luce sulla peste anche detta Yersina Pestis, la necessità è nata anche perchè la peste nera  non è oggi totalmente debellata. Esiste ancora in alcuni angoli del pianeta, solo con sintomi diversi e meno violenti che ne permettono il trattamento. Gli scienziati tedeschi e canadesi invece vogliono studiare proprio il batterio originario e capire come mai fosse così dannoso da decimare in pochi anni quasi la metà dell’intera popolazione europea. Finora si è puntato soprattutto sulle condizioni sanitarie ed economiche del tempo, per giustificare tante morti, ovvero sull’ignoranza del periodo in materia di cure mediche. Questa ricerca invece vuol verificare se il problema non fosse in realtà il batterio molto più aggressivo.

Il genoma del batterio è costituito da un unico cromosoma, lungo circa 4,6 milioni di unità DNA, più tre piccoli anelli di DNA chiamati Plasmidi. Nel corso di questi 660 anni dall’evento della peste, soltanto 97 unità di DNA hanno subito variazioni e appena una dozzina di tali variazioni ha colpito i geni. Partendo da questi cambiamenti, i ricercatori vogliono tentare di ricostruire esattamente il batterio mortale del XIV secolo per poterne studiare il comportamento. Un’operazione innovativa, certamente pericolosa, ma che spiegherebbe non solo l’evolversi e l’estinguersi di alcune gravi malattie ma anche la diversità dell’organismo umano tra le varie epoche storiche.

I risultati completi si trovano su Nature


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