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Scott Lynch: Gli inganni di Locke Lamora

Creato il 06 agosto 2014 da Martinaframmartino

ed538-tumblr_m9j76qkgnw1r4vyj2o1_1280Gli inganni di Locke Lamora è un libro che viene spesso esaltato come un capolavoro. Alla fine l’ho letto anch’io proprio per tutti quei commenti positivi sentiti anche da persone del cui giudizo mi fido. Su anobii gli ho assegnato 3 stelle, ma avrei potuto anche dargliene 4. Di solito non commento il voto, lo assegno e basta, sapendo che su anobii è assolutamente un giudizio di gusto personale e non di valore del libro.
Allora com’è?

All’inizio per me è La stangata. Avete presente il film del 1973 diretto da George Roy Hill avente per protagonisti Paul Newman e Robert Redford? Scanzonato, brioso, incentrato su una truffa colossale congegnata nei minimi dettagli. Solo che per sua sfortuna Scott Lynch non è George Roy Hill e non ha a disposizione né Paul NewmanRobert Redford. Suppongo che i maschietti non mi capiranno, devono limitarsi a prendere atto delle affermazioni e andare oltre. Gli occhi di Paul Newman sono così azzurri che ci si può perdere dentro, mentre il sorriso di Robert Redford è semplicemente la cosa più affascinante che io abbia mai visto su uno schermo a parte Kurt Browning che pattina. Va bene, l’ho scritto, chiudiamo l’argomento e passiamo oltre. Non ve li piazzo sempre i video.

Lynch ha una grossa lacuna su cui non ha colpe (e mi riferisco all’assenza di Redford e newman), costruisce un ottimo intrigo anche se in un paio di occasioni mi ha lasciata um po’ perplessa, riesce in genere a essere brillante e dopo un minimo di rodaggio iniziale non presenta alcun problema nei suoi salti avanti e indietro nel tempo che ci mostrano l’educazione dei Bastardi Galantuomini. Non racconta proprio tutto, suppongo che altre cose le rivelerà nel libro successivo, I pirati dell’oceano rosso, anche lui fuori catalogo come Gli inganni di Locke Lamora, e in The Republic of Thieves, romanzo pubblicato negli Stati Uniti lo scorso anno che quasi certamente non sarà mai tradotto in italiano. L’autore ha in programma diversi altri romanzi, The Thorn of Emberlain, previsto per il mese di novembre, The Bastards and the Knives (in realtà un volume costituito dalla raccolta di due racconti lunghi, The Mad Baron’s Mechanical Attic e The Choir of Knives che si situano fra il tempo dei flashback e quello della linea narrativa principale degli Inganni di Locke Lamora), previsto per il 2016, The Ministry of Necessity, The Mage and the Minister Spy e Inherit the Night, tutti ancora da scrivere.

Scott Lynch: Gli inganni di Locke Lamora
Quello che mi ha infastidita è l’uso della parola culo. Va bene, conosco anch’io l’anatomia e so come si possono chiamare le varie parti del corpo. Il fatto è che se un personaggio sta litigando con un altro e gli dice che può andare a fare in culo, tanto per usare quella parola in uno dei molti modi possibili, è giusto che quel personaggio si esprima così, e magari anche peggio. Stanno litigando, magari sono pure sul punto di ammazzarsi, certo non si dicono di andare a quel paese o non si definiscono a vicenda cattivi come invece mi è capitato di leggere in un altro libro. Quando però qualcuno cade e il narratore descrive la scena, è il narratore che parla e visto che il narratore non è emotivamente coinvolto e non deve dimostrare nulla a nessuno preferirei leggere la parola sedere piuttosto che la parola culo. L’uso della parola più volgare invece mi dà l’impressione che lo scrittore voglia dimostrare che lui non ha paura di usare espressioni forti, e il voler dimostrare qualcosa al lettore per me è sempre un elemento negativo. Il narratore mi deve intrattenere, poi se riesce a farmi riflettere, a toccarmi nel profondo, tanto meglio, ma non mi deve mostrare il suo coraggio in quello che scrive, altrimenti mi irrita e basta. Certo, potrebbe solo essere una traduzione un po’ fuori dalle righe della traduttrice, ma non credo.

Fosse stato solo questo il problema sarebbe stato tutto sommato poca cosa. Purtroppo però ci sono anche alcune scene che a me sono sembrate di violenza gratuita, e inutilmente crudeli e dettagliate. Sono poche, ok, ma comunque quando basta per abbassare il mio indice di gradimento. E poi… non so, per quanto la storia fosse divertente non ne sono mai stata davvero coinvolta. A un certo punto ero curiosa di capire come l’autore avrebbe tirato i fili della trama, ma non sono mai stata realmente preoccupata, incapace di mettere giù il libro, in ansia per i protagonisti. Comunque la vogliamo mettere, comunque la si possa pensare delle mie prime due critiche, questo non è un buon segno. Per certi versi mi ha fatto pensare alle sue storie di Temeraire di Naomi Novik, carino in molti punti, ben congegnato, originale, ma alla fine cosa rimane? Troppo poco, almeno per me.



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