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Scrittura digitale: io e i miei pensieri di figlia adottiva.

Creato il 07 novembre 2012 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali

Scrittura digitale: io e i miei pensieri di figlia adottiva.di Marjorie Cigoli. Devo scrivere un articolo sull’adozione. Io. Dovrei parlarvi della mia esperienza da figlia adottiva. Da figlia a metà eppure da figlia al 200%. Della sfortuna e della gioia. Dell’ignoto e del familiare. Ma cosa posso dirvi, che già non sappiate?

Essere un figlio adottivo non è mica un scherzo. E’ un segno del destino, della “mano di Dio” o del martello di Thor, la scelta sta a voi. Perché se sei un figlio adottivo NON PUOI PERMETTERTI DI ESSERE UN IDIOTA. Vi vedo già sconvolti. Cosa c’entra questo, mi chiedete, con l’adozione?

C’entra, c’entra ECCOME. Perché se sei un figlio adottivo sei paragonabile a Lazzaro resuscitato. Tutto per te poteva essere già scritto, tra le mura di un orfanotrofio o, peggio ancora, tra le lamiere di una baraccopoli. Se i “se” fossero soltanto se, probabilmente non avresti mai conosciuto una donna da chiamare “mamma” ed un uomo da chiamare “padre”. Se i “se” fossero soltanto tali, avresti affrontato realmente ogni giorno come se fosse stato l’ultimo, in barba al proverbio. E invece NO.

Un “no” grosso una casa, così potente che gli altri dovrebbero potertelo leggere negli occhi. Tu DEVI essere quel “no”. Perché no, sei risorto. Una risurrezione più sociale e fisica che corporea, ma sempre una resurrezione. Se sei un figlio adottato hai la capacità di riscrivere la storia, la tua storia. E’ un pò come rubare la penna dalla mano della Provvidenza e immaginarsi volteggianti nell’etere.

E proprio per questo, amici, che se sei figlio adottivo non puoi diventare un idiota. E non lo devi fare per la “nuova vera famiglia”, né per una qualche specie di eterna gratitudine. Lo devi fare per te. Perché a quasi nessuno viene data la possibilità di vivere due volte, o meglio di ri-vivere. Questa non è la Bibbia e noi non siamo personaggi Disney. Questo è il mondo. E se sei un figlio adottivo devi cercare di fare qualcosa.

Perché è bello sapere di potersi permettere un piede in due scarpe, perché avere nel cuore i famosi due mondi ti fa capire quanto sia importante essere cittadini del mondo, e non solo del proprio orto. Perché è bello sapere che le buoni azioni esistono ancora, che il cambiamento non solo è possibile ma che non fa più paura.

E non credere, amico mio, alla storia del “se non lo partorisci non è tuo“. Con la massima finezza ti dico: far uscire un essere urlante dal proprio corpo non significa essere una buona madre. Pensaci, amico mio. Cosa ricorderai di tua madre? Cosa rimarrà nel tuo cuore per tutta la vita? Non certo il suo apparato riproduttivo. Ma il suo profumo, le sue raccomandazioni, le notti insonni che passava per te. Il suo piangere e il suo essere nervosa, quel modo strano in cui rideva e la tenerezza che cercava sempre di mettere nel prendersi cura della sua famiglia. E’ QUESTO che determina chi è madre e chi non lo è. Madre non è chi partorisce, madre è chi cresce.

Qualcuno mi chiede se ho mai cercato mia madre, “quella vera“. Quasi parlassimo di opere d’arte: originali, copie e falsi. No, vi dico, non l’ho mai cercata e non ne vedo il motivo.

Conosco gli occhi in pena per me, le mani che mi accarezzano la fronte quando sto male, le labbra che ogni sera mi sfiorano la fronte prima di dormire. Conosco i baffi che mi osservano a pranzo, riconosco il passo di che “in casa porta i pantaloni”. Non dimentico i rimproveri dei cuori che soffrono e gioiscono con me e sorrido delle piccole debolezze di chi ha contribuito a rendermi la persona che sono.

Cosa dovrei andare a cercare, avendo già tutto questo?

Nota redazionale: dopo opportuna considerazione questo articolo è stato pubblicato nella sua versione originale e senza editing alcuno. Grazie a Marjorie.

Featured image William-Adolphe Bouguereau (1825-1905) – Maternal Admiration (1869).

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