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Scrivere. Perché?

Da Leggere A Colori @leggereacolori
scrivere piúQuesta domanda è solo apparentemente scontata. E solo apparentemente è correlata a un’altra domanda che spesso viene posta al pubblico di ogni opera narrativa e cioè: perché leggere? Senza scomodare improbabili approcci sociologici e culturali (sui quali tuttavia esiste una notevole mole di materiale bibliografico), possiamo affrontare la questione in termini pragmatici. E cioè possiamo domandare a noi stessi: perché desideriamo scrivere? E di converso: perché leggiamo? Ci rendiamo immediatamente conto che esiste una enorme varietà di risposte a queste domande, probabilmente una per ogni intervistato. C’è chi intende la lettura come un passatempo, per far trascorrere meglio il tempo in un viaggio, ad esempio, quasi alla stregua di un cruciverba e chi invece vi investe tempo ed immaginazione. Altri invece vi investono addirittura denaro! Da queste semplici considerazioni emerge che, anche se stiamo inequivocabilmente parlando di parola scritta, di narrativa, di libri, è assai diversa la percezione che si ha di essi a seconda che ci immedesimiamo in vari ruoli come quello dell’autore, del lettore, del libraio, del tipografo, del grafico, dell’editore e così via. Per molte persone infatti il libro è una merce, alla stregua di altre merci relativamente non deperibili, come scarpe o bulloni o qualunque cosa vi venga in mente: va prodotta, distribuita, pubblicizzata, venduta o ritirata, smaltita infine come rifiuto riciclabile. Molti autori scrivono perché vogliono creare un prodot Continua a leggere

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