Se non ora quando - Roma, 13 febbraio

Da Motherbrave
Non mi posso assentare un attimo che succede il finimondo. Scusate, ma in questi ultimi giorni ero intenta a fare quella cosa che fanno tutte le donne. Quella cosa che ci porta spesso fuori casa. Quella cosa che ci fa tornare stanche la sera, ma a volte anche un po' contente. Insomma, lavoravo. E mentre lo facevo (in maniera più intensa del solito) nel mondo è successo di tutto. Ora mi sono un attimo fermata, così ci ragiono un po' su (più che altro sono a letto aspettando che cessi l'effetto dei sei caffè che ho bevuto oggi). Allora, intanto in Egitto e Tunisia non ci si può più andare. Almeno per ora. E già questo mi getta nello sconforto. Poi Current TV manda in onda il video della lapidazione di un uomo e una donna afghani che fa il giro del mondo e per il quale, evidentemente, non si era mobilitato nessuno. Il direttore generale della Rai telefona in diretta a Santoro dissociandosi dalla sua trasmissione. Il Presidente del Consiglio telefona a Lerner per insultarlo. Presa dall'entusiasmo, è venuta anche a me la voglia di comporre numeri a caso e sfogare lo stress di questa settimana. E poi, finalmente, vedo tutto un fiorire di iniziative delle donne su facebook. Vedo che c'è questa operazione virale di cambiarsi l'immagine del profilo con quello di una donna particolarmente in gamba del passato (o del presente). Donne che hanno aiutato il cammino verso la parità. Io alla fine ho lasciato la mia foto, in quanto Benedetta Gargiulo, che scrive il blog Donne in ritardo.  E così me la cavo e posso continuare a coltivare in pace la mia atavica pigrizia. Ma non finisce qui. Fioriscono qua e là manifestazioni, sit in, flash mob per sottolineare la distanza tra le donne normali, quelle che lavorano, che studiano, che si sacrificano, che combattono, che tengono alla loro dignità e quegli uomini (e alcune donne) che invece continuano sulla strada della discriminazione, dello svilimento, dell'insulto e dell'offesa. Oddio. Vuoi vedere che qualcosa si muove? E poi, arriva quella notizia che non ti saresti mai aspettato: una manifestazione nazionale delle donne. Che, voglio dire, di cortei e discese in piazza ne abbiamo visti di ogni tipo: metalmeccanici, studenti, Aquilani, allevatori, gay&lesbiche, pacifisti, sindacalisti, girotondini, e sicuramente ho dimenticato qualcuno. Ma donne, mai. Credo di avere avuto due anni quando c'è stato l'ultimo corteo femminista in Italia, e non penso che mia madre mi ci abbia portata, visto che aveva troppo da fare. Comunque questo non è un corteo femminista, ma è una manifestazione di donne. Non vi fa strano? A me un po'. Non so, non me l'aspettavo. Si chiama "Se non ora quando" (non so se per una citazione del romanzo di Primo Levi) e si terrà in diverse città italiane, ma principalmente a Roma il 13 febbraio. Pensa te, scrivo da quattro mesi e ho già scatenato un movimento di piazza. Ma no no, lo so che il merito non è mio. Dobbiamo ringraziare il nostro Premier invece, che ci ha fatto scattare la molla dell'attivismo. Che poi non è questo che fanno i leader? Provocano l'entusiasmo delle persone, le spingono ad agire. E Berlusconi, evidentemente, ha avuto questo merito. Grazie Premier, che ci fai scendere in piazza.Non lo so se riuscirò ad andare a Roma. Ho tante resistenze: i figli, la domenica, il viaggio lungo, Trenitalia. Ma soprattutto la causa stessa che ha scatenato tutto questo. Che è una causa politica. Mi domando se tutte queste donne si sarebbero mobilitate lo stesso se avessimo avuto un Presidente del Consiglio schivo e riservato, se invece dei festini con le escort avesse organizzato dei tornei di canasta con i suoi collaboratori. Mi domando insomma se le donne prima di Berlusconi se la passavano meglio e se dopo Berlusconi (perché un giorno, anche se vi sembra impossibile, ci sarà un DOPO) non ci saranno più discriminazioni sui posti di lavoro, né donne nude sui cofani delle macchine, e i lavori domestici saranno ripartiti al 50% nella coppia. Ecco, questa è la mia remora. Mi piacerebbe che la questione politica si limitasse ad essere solo la miccia, il casus belli, e che poi si parlasse di altro, e cioè dei problemi globali e totali che vivono le donne ogni giorno. Invece ho il timore che l'onda di protesta femminile venga poi cavalcata politicamente (e non uso a caso questa metafora) e non socialmente. Ho paura che molti non si siano nemmeno posti tutti i problemi che ci siamo posti noi fino a oggi. Ho paura che venga tutto oscurato dall'impellente esigenza di mandare a casa Berlusconi e niente più. Invece mi piacerebbe che il claim dello spot di questa iniziativa, girato dalla Comencini e recitato dalla Finocchiaro: "L'Italia non è un paese per donne", portasse avanti proprio questo concetto, al di là della politica. Ma poi mi dico "Basta con tutte 'ste pippe! Che poi hanno ragione a dirci che chiacchieriamo troppo e non combiniamo niente".Ci vediamo a Roma.


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