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Se Rimini fa acqua

Creato il 16 maggio 2010 da Antonio_montanari
Sino al 2009 ogni opera di pulizia nel letto del Marecchia fra il ponte del borgo San Giuliano e quello di legno, salvaguardava l'isolotto che sorgeva dopo la diga verso la foce, e che era un paradiso per i pescatori e per la fauna. Quell'isolotto serviva a rallentare la corsa dell'acqua nei momenti di piena del fiume. Nel 1966 a novembre, una di quelle piene danneggiò i pilastri del ponte che collega il borgo San Giuliano alle Celle. Negli anni successivi quell'isolotto fu lasciato, almeno così dicevano i tecnici a noi cronisti, appunto per frenare il corso del Marecchia.
Quando di recente il fiume tracimò nel parco che collega l'argine destro con il ponte di Tiberio, furono accreditate autorevolmente due leggende. La prima è che si trattava di una esondazione eccezionale. Bugia. Quel terreno destinato a parco è naturalmente disposto per accogliere simili fenomeni che non sono eccezionali ma normali, quando le condizioni meteorologiche provocano la piena. Seconda leggenda. Ovvero che si trattava di una delle cosiddette piene secolari del Marecchia. La storiella delle piene ogni cento anni non ha nessun fondamento scientifico né statistico. Essa fu formulata nella seconda metà del 1700 per opera di un medico specializzato in Anatomia.

Città posta sull'acqua, Rimini non ha però chiara intelligenza dei problemi che ne derivano. La più limpida dimostrazione di un modo allegro di concepire le soluzioni per quei problemi, è nella storia del ponte di Tiberio. Alla fine degli anni 1960, assieme alla monorotaia, fu progettata la piscina olimpica nell'invaso a monte del manufatto romano. Erano i tempi in cui si doveva demolire mezza città per costruirne una tutta nuova. I sognatori non sono soltanto patetiche figurine stilizzate nei film di Fellini, ma realtà drammaticamente politiche. Il canale del porto quante beghe ha dato? Quanti miliardi di lire sono stati buttati a mare (è proprio il caso di dirlo) tra riforme e controriforme? Comprendendovi le banchine portuali sommerse dall'acqua nei giorni di forte tramontana, quando il mare non riceve (come dicevano i vecchi riminesi); quella diga che non serviva a nulla e che è stata rimossa; e quel pannolone un tempo sistemato fra la diga e il ponte.

Spero che la rimozione dell'isolotto da cui sono partito, non provochi guai nei prossimi autunni o inverni. Intanto il ponte di Tiberio resiste alle beffe dei pubblici amministratori che non sanno dove deviare il traffico. [995]

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