In questi giorni mi è stato commissionato di scrivere sul benessere e la ruralità di cui ne ho parlato spesso anche per cominciare a ragionarci con le Associazioni del Volontariato in primis l’Auser essendo questo l’anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà intergenerazionale.
Partecipando ad un seminario ho appreso che in Italia la percentuale dei volontari è di circa il 10% della popolazione, molto meno del quasi 35% dell‘Olanda, Germania e Inghilterra. Solo la Polonia è ai nostri livelli.
Ma se guardiamo alle fasce d’età il massimo del volontariato lo abbiamo sui 55-64, cioè nel periodo che precede la pensione (almeno prima delle nuove disposizioni di legge) che supera , anche se di poco, la fascia d’età propria della pensione. L’agricoltura civica , cioè quella che più interessa chi mi legge e che non ha fini prettamente economici se non quelli di autoconsumo o di piccoli mercatini etici, può sicuramente diventare un luogo di dialogo (intrgenerazionale e di solidarieta civile).
Può insomma se le aree verdi fossero progettate a tal fine (e potete vedere qualcosa sulla pagina dei progetti del blog) sostituire i tradizionali circoli dove ( ma sono importanti pure questi) si gioca a carte, si beve e si comunica.
Lavorare e relazionarsi all’aria aperta, seminando, avendo cura di vedere nascere le piantine, confrontarsi con il vicino, scambiarsi anche qualche prodotto, credo consenta un nuovo modo di vivere l’urbanità.
Sarà mia illusione ma vorrei approfondire se questo sia possibile anche con gli immigrati, regolari, lavoratori perchè è vero, siamo conosciuti per la pizza made in Italy ma il pomodoro lo abbiamo importato dalle Americhe!

