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Sentimento. Giuseppe Piccoli

Creato il 10 ottobre 2010 da Viadellebelledonne

  

Sentimento. Giuseppe Piccoli

“e sarò il tuo concetto

d’amore, debole, senza persona” G. P. 

§

Già il letto

è colmo della mia febbre,

per questo addio

prima non saputo:

l’amore, tardi

per amore riconosciuto,

e abbandonato,

mi spoglia del mio avere.

Tanto ho acquistato

e perduto,

ho tanto misurato

che ho consumato

i cicli della vita

in una breve corsa.

Non c’è più luna

senza le sue parole,

senza la bocca sua

non c’è più luna.

Non c’è più viso

senza le sue mani,

senza le guance sue

non c’è più viso.

Non c’è più cuore

senza inciampi o rimorsi,

senza bugie segrete

non c’è più cuore.

Senza la strada lunga,

le corse, i rumori,

senza le scale buie,

senza le poche rose,

senza i colori, le voci

del suo Gauguin,

senza la stanza calda

senza il divano,

senza il cielo caldo,

senza la cortesia,

senza la promessa

e l’affrettato ritorno,

non c’è più strada

senza il veloce ritorno,

non c’è più viso

senza il veloce ritorno.

Non c’è più lago

senza il veloce ritorno.

Non c’è più lettere

senza la lunga strada

che mi porta dentro

la bugia segreta

di non amarti amandoti,

di rifugiarti cercandoti,

di sparire in tua presenza,

caldo di rimorsi, caldo

di lunghe corse,

e della luna inesistente.

Vedi là sulla città

scomparsa

tracciato a scritte di fuoco

l’addio; e l’addio;

e l’addio

che percosse la mia memoria,

l’addio che rese nudo

il mio corpo solo,

e il lamento

che il mio corpo nudo,

solo,

fece il garofano

che tu strappasti,

accogliendo subito

le mie parole d’addio.

Perché allora

non mi rinnegasti

dentro il mio dubbio;

perché non giudicasti

che insanamente ti dicevo

addio.   

 

Sentimento. Giuseppe Piccolida Chiusa poesia della chiusa porta, Bertani editore, Verona, 1987   

Sentimento. Giuseppe Piccoli

  

Nota Biografica a cura di Arnaldo Ederle 

Giuseppe Piccoli nacque il 5 aprile 1949 a Verona. II padre era pro­fessore di latino e greco al liceo classico, la madre insegnante di musi­ca. Seguì studi classici senza però portarli a termini, dedicandosi giova­nissimo a scrivere poesia, prosa e articoli di critica letteraria per “L’Are­na”. Nel settembre del 1981, in seguito a una ricaduta della sua malattia psichica, ferì il padre, che morì dopo pochi giorni, e la madre, che invece si salvò. Venne re­cluso nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Reggio Emilia per un pe­riodo di detenzione di dieci anni. In seguito fu trasferito in altri reclusori. L’ultimo che lo ospitò fu quello di Napoli dove, nel febbraio del 1987, si tolse la vita.

Bibliografia

Giuseppe Piccoli pubblicò in vita due raccolte di poesie, Di certe presenze di tensione (Guanda 1981) e Foglie, con prefa­zione di Maurizio Cucchi, nell’”Almanacco dello Specchio”, 1983. Postu­mo è uscito, curato di Arnaldo Ederle, Chiusa poesia della chiusa porta (Bertani 1987). Una scelta delle sue poesie si trova in Cucchi, Giovanardi, Poeti italiani del secondo novecento (Mondadori 1990). Nel numero 103 di Poesia, Febbraio 1997, escono alcuni inediti a cura di Arnaldo Ederle.  Nel numero 213 di Poesia, Febbraio 2007, escono alcuni inediti sempre a cura di Arnaldo Ederle.

  



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