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“Senza amore”, film d’esordio di Renato Giordano. La differenza tra pedofilia e omosessualità

Creato il 04 dicembre 2009 da Rita Charbonnier @ritacharbonnier
“Senza amore”, film d’esordio di Renato Giordano. La differenza tra pedofilia e omosessualitàDesidero chiarire subito una cosa: l’attore, regista e adesso anche sceneggiatore Renato Giordano è un mio caro amico (vedi questo post). Quindi nel parlare della sua opera prima cinematografica cercherò di mettere da parte l’affetto e la gioia per questo risultato da lui raggiunto.
Pedofilia e omosessualità sono cose distinte. Raccontare, e in qualche modo dare per assodata, questa semplice verità è il più grande merito di questo film. Poiché se molti la accettano con naturalezza e altri con qualche riserva, molti ancora la rifiutano o non vogliono comprenderla.
Di recente ho riletto Il conformista di Alberto Moravia, dal quale Bernardo Bertolucci trasse un memorabile film. Nel prologo si racconta l’incontro del protagonista ragazzino, Marcello, con un uomo che lavora come autista di una ricca signora e che utilizza l’auto per andare ad adescare i giovinetti. L’uomo, Lino, è definito un pederasta, uno che ama i fanciulli.
“Senza amore”, film d’esordio di Renato Giordano. La differenza tra pedofilia e omosessualità(Chi non ha letto il libro salti questo paragrafo). Molti anni dopo, nel finale della storia, il protagonista ormai adulto (sposato e padre) incontra nuovamente Lino, che è convinto di aver ucciso ma che invece è vivo e in salute, fa la guardia notturna e vaga per i parchi perché “questi giardini sono pieni di bei ragazzi come te”. Quindi Lino non è più un pedofilo: non va alla ricerca di bambini, ma di adulti, che hanno gli strumenti per decidere se e come rifiutare o accettare le sue profferte. Mi colpisce il fatto che un grande classico della letteratura, scritto da uno dei nostri massimi autori del Novecento, crei una certa sovrapposizione tra le due cose.
Il film di Renato Giordano (tratto da una storia vera) narra di un bambino, Luigi, che vive in una famiglia socialmente emarginata della provincia campana. Il padre è in prigione e la madre, pur di racimolare qualche soldo, prostituisce il figlio a un vigile, Angelo, che fa l’addetto comunale presso l’istituto scolastico nel quale studia Luigi. Angelo è un uomo “normale”, insospettabile, sposato e con prole; sua moglie non sa chi abbia sposato o forse lo sa, ma fa finta di niente per quieto vivere o perché non ha idea di come affrontare un problema di questa portata. Il vigile diviene parte integrante della famiglia di Luigi, riuscendo addirittura a diventare il suo padrino; può entrare in casa in qualunque momento, e quindi abusare di lui quando e come gli pare, sotto gli occhi e con il consenso della madre.
“Senza amore”, film d’esordio di Renato Giordano. La differenza tra pedofilia e omosessualità“Quando per la prima volta ho ascoltato questa storia” ha dichiarato Renato Giordano “sono rimasto senza parole. Immaginavo esistessero madri possessive, gelose e anche assassine, prese da raptus o da momentanei squilibri psicologici, ma una madre che perdura nel tempo a ferire, distruggere, annullare il proprio figlio... questo non l’avevo mai sentito.”
D’altra parte non si può crescere se non si riesce a comprendere e perdonare coloro che ci hanno feriti, più o meno gravemente, più o meno consapevolmente; anni dopo, Luigi intraprende questo faticoso percorso grazie all’aiuto di una coppia di uomini che lo accoglie e lo protegge, come si accoglie e si protegge un figlio.
La sceneggiatura, soprattutto nella seconda parte, soffre forse di un certo didascalismo e di alcune lungaggini. Ma il film ha il pregio di raccontare una realtà nella quale il “diverso” è l’unica fonte di calore umano e il “normale” non è che una conveniente menzogna.
Trailer di “Senza amore”

Il film uscirà al cinema Intrastevere di Roma venerdì prossimo, 11 dicembre, per poi essere proiettato a Bari, Salerno, Catania e in altre città. Per maggiori informazioni potete visitare il sito senzaamore.it. Vedi anche articoli su Megamodo, Il Sannio Quotidiano e la scheda su Corriere.it.
Nel cast diversi esordienti e alcuni ottimi attori, come Lidia Vitale (la madre) e Francesco De Vito (il vigile). C’è anche un “cameo” del grande Giacomo Furia. Una curiosità: Renato Giordano ha un omonimo, a sua volta nel mondo dello spettacolo.

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