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Senza Luce e Senza Mamma (Infanzia Sperduta #3)

Da Luca.sempre @lucasempre_
Gli scatti surreali di Christopher Ryan Mckenney

“Uomo Senza Volto” incontrato nel bosco | Christopher Ryan Mckenney

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(questo post è il terzo della serie “Infanzia Sperduta”)

Ho smarrito la via di casa, ieri sera.

Mi sono perso nel bosco. Ero solo – senza luce e senza mamma – alla disperata ricerca di un luogo che potesse accogliermi. E soprattutto proteggermi:

    • Dalle bestie e dal buio.
    • Dagli inganni. 
    • Da quello che non c’è e che io vedo.
    • Da quello che io vedo e che non c’è.

Alla fine ho trovato un hangar. Sì, hai capito bene. Non la classica casetta|cappuccetto nel bosco ma un vero e proprio deposito abbandonato un tempo destinato ad accogliere aeroplani

E sai poi cosa ho fatto? Mi ci sono infilato dentro.

E non ne sono ancora uscito.

Così questo hangar è diventato la mia prigione, oltre che fonte d’ispirazione per il terzo articolo della serie cult che sta terrorizzando un po’ tutto il web (non so se proprio “tutto tutto”, a dire il vero, ma a questo punto dell’articolo la frase ci stava da dio, no? Sembra il trailer di una nuova saga plurimilionaria, e io voglio assolutamente diventare plurimilionario).

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# Posti

La volta scorsa ti ho parlato di un’infanzia sperduta partendo dagli [oggetti]. Ora invece voglio partire da certi [luoghi] - posti in cui non è facile entrare ma è ancora più difficile uscire, edifici dove sei solo, senza mani a cui aggrapparti e persone da cui correre, lontano anni luce da tua mamma e da tutte quelle ragionevoli certezze che credevi di possedere.

Edifici come l’hangar in cui sono rinchiuso e da cui ti sto scrivendo.

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Senza volto | Nel bosco | Christopher Ryan Mckenney

Senza volto | Nel bosco | Christopher Ryan Mckenney

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In questo nuovo articolo dedicato all’Infanzia Sperduta ti porterò con me in questi luoghi e non ti farò più uscire. Sarò il tuo carceriere. Vigilerò affinchè tu possa restare imprigionato dentro:

    • Orfanotrofi
    • Riformatori
    • Luna Park abbandonati

Butterò la chiave e quando ne avrò voglia entrerò a farti compagnia.

Sarai per me un gingillo e un passatempo. Userò il tuo corpo e la tua mente. Ti renderò schiavo e complice. E alla fine non avrai più voglia di uscire. Mi chiederai di restare dentro, di continuare a viaggiare fra [letteratura] [cinema] [fotografia].

E se tutto va bene resterai lontano dal fuoco.

Senza luce e senza mamma.

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# Orfanotrofi[a]

Lo ammetto. Gli orfanotrofi hanno sempre esercitato un fascino oscuro e magnetico su di me. E di conseguenza i loro ospiti.

Gli orfani.

Immaginare un’infanzia abbandonata è molto vicino ad immaginarne una sperduta, perchè l’abbandono è come la perdita: un viaggio solitario senza possibilità di ritorno.  

Definizione di [atrofia] – da Wikipedia:

Con il termine atrofia si indica una riduzione della massa dei tessuti od organi causata dalla diminuzione del numero di cellule o delle loro dimensioni.

Quando i muscoli si atrofizzano le tue capacità motorie si riducono. Di conseguenza il tuo mondo e il tuo spazio vitale si (auto)limitano.

Come quando entri in orfanotrofio. Sai già di aver perso qualcosa per strada (chi ti ha generato e reso umano) e sai già che un viaggio indietro nel tempo non sarà più possibile.

Il tuo passato diventa così un arto – inutile a se stesso e al corpo che lo ospita – incapace di generare movimento e dunque vita. Futuro.

Orfanotrofi[a] - perciò – come una malattia degenerativa che cancella i movimenti del tuo passato e atrofizza il tuo presente.

Ecco perchè ho deciso di aprire quest’articolo raccontandoti di un viaggio [atrofizzato] e senza ritorno che ho fatto proprio quest’estate, una missione segreta iniziata a cavallo di un missile terra-aria sparato a tutta velocità nella nazione più enigmatica, oscura e sfuggente del pianeta terra.

La Corea del Nord.

Un viaggio iniziato e concluso dentro un libro. A suo modo, strepitoso.

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# Il Signore Degli Orfani

Hai l’ambizione (e la speranza) di vedere un giorno il tuo nome stampato sopra la copertina di un libro, magari scritto da te e magari distribuito nelle migliori librerie d’Italia?

Bene. Tanto per iniziare devi fare una cosa, una sola. Procurati tutti i Premi Pulitzer per la Letteratura assegnati… beh, diciamo assegnati negli ultimi 15 anni.

E poi leggili.

Tutti.

    • Se vuoi capire dove sta andando la letteratura contemporanea, leggi i Premi Pulitzer.
    • Se vuoi capire quanto la tua scrittura sia ancora ingenua e scontata, leggi i Premi Pulitzer.
    • Se vuoi capire quanto sei piccolo (artisticamente parlando), leggi i Premi Pulitzer. Io, grazie a loro, ho scoperto di essere minuscolo. 

Certo, ci sarebbero mille altri modi (e mille altre letture) che ti aiuterebbero non poco a demolire la tua presunta capacità di scrivere romanzetti vagamente interessanti da dare in pasto ai non-lettori italiani, ed è ovvio che i Pulitzer rappresentano solo una piccola parte di questo gioco all’(auto)massacro letterario.

Ma da qualche parte dovrai pure iniziare, no? Così io ti consiglio di partire proprio dai Premi Pulitzer e, in particolare, tanto per distruggere subito subito la tua autostima, da quello assegnato nel 2013.

Il romanzo vincitore s’intitola “Il signore degli orfani” ed è uno di quei libri – credimi – che davvero non si dimenticano.

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Il-Signore-Degli-Orfani-Copertina-Marsilio_mini

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Siamo in Corea Del Nord. Pak Jun Do è orfano di madre. Suo padre è il direttore di un orfanotrofio. Stop. Mi fermo qui. Non voglio fare spoiler nè tantomeno ri-scrivere la sinossi del romanzo che puoi trovare comodamente nella scheda di presentazione sui vari store on-line. 

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Ragazzo posa sotto la foto dei cari leader

Corea del Nord | Ragazzo posa sotto la foto dei “Cari Leader”

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Come ben sai questo blog è nato con l’idea di creare connessioni fra le [A]rti (“contorsioni mentali”, come le ha definite Barbara Picci) e non certo le classiche recensioni che puoi trovare o-v-u-n-q-u-e in giro per il web.

Posso però fare altro. 

Posso ad esempio svelarti alcune cose che troverai nel libro. Tipo:

    • Il divieto di guardare le stelle.
    • Il divieto di possedere cani.
    • Uomini che mangiano lo sperma di bue.
    • Uomini che mangiano falene.
    • Uomini vivi senza più sangue.
    • Uomini che rimpiazzano altri uomini che a loro volta ne rimpiazzano certi altri.
    • Una città sempre al buio dopo il coprifuoco.
    • In definitiva: la repubblica più democratica del mondo.

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Pyongyang | La capitale della Corea del Nord

Una veduta di Pyongyang | La capitale della Corea del Nord

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L'esercito accanto ai cittadini di alto rango di  Pyongyang

Parata Militare | Ufficiali siedono accanto ai Cittadini

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Soprattutto, in questo enorme capolavoro, ci troverai dentro un sacco di uomini e un sacco di storie.

Solo che in Corea del Nord vige una regola particolare:

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 Se un uomo e la sua storia non coincidono,

non è la storia che si adegua all’uomo ma il contrario.

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Leggendo il romanzo capirai il senso di questa frase.

E poi mi ringrazierai. Stanne certo.

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I cittadini diventano numero. O storie.

I cittadini della Corea del Nord | Numeri o Storie?

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L’autore del libro – Adam Johnson - insegna scrittura creativa alla Stanford University ed è, a tutt’oggi, uno dei pochissimi americani ad aver visitato la Corea Del Nord.

Di conseguenza è anche una delle poche persone al mondo in grado di restituirci, con sguardo cinico e disincantato, la vita che scorre quotidianamente all’interno della dittatura più crudele e misteriosa sulla faccia della terra.

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La propaganda nord coreana

La propaganda del Regime

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Come avrai già notato, ho scelto d’inserire nell’articolo qualche rara e preziosa immagine proveniente da quella terra (alla fine di questo post troverai anche un link al reportage fotografico vincitore del Sony World Photography Awards 2013, guarda caso dedicato proprio alla vita in Corea del Nord).

Non ti nego che scorrere queste fotografie dopo aver letto il libro fa tutt’altro effetto. Quindi non perdere tempo: compralo, rubalo, o fattelo regalare.

Il romanzo, dico.

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Le statue dei

Le statue dei “Cari Leader”

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Infine, un plauso all’editore Marsilio per aver portato anche in Italia questo autentico Masterpiece (non il programma senza share che andava in onda la domenica sera su Rai Tre ma il romanzo, ovvio).

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# Razzi (in Senato, mica in cielo)

Concludiamo questo breve viaggio nella repubblica più democratica del mondo con una notizia di gossip.

Qualche mese fa, il caro e giovane leader della Corea del Nord – Kim Jong-un – ha fatto uccidere suo zio Jang Song-thaek accusandolo di aver tramato un colpo di stato alle sue spalle.

Non contento, ha fatto poi sterminare tutta la sua famiglia.

Tanto per essere chiari, lo zio del giovane dittatore era stato suo mentore e tutore fin dall’infanzia. Mi sembra dunque logico che il nipote dovesse pur ringraziarlo in qualche modo, e una fucilazione di massa era certamente molto più spettacolare di una bella festicciola a sorpresa.

Secondo alcune fonti, tuttavia, lo zio del caro e giovane leader non sarebbe morto fucilato bensì sbranato da 120 cani affamati. La notizia è stata poi smentita e rettificata.

A dirla tutta, dopo aver letto il libro, trovo molto più credibile la morte per spolpamento che quella per fucilazione. Ma mica sono tutti d’accordo. Eh no.

Ad esempio il senatore di Forza Italia Antonio Razzi (qui fa sfoggio di tutta la sua conoscenza della grammatica italiana) ha definito il caro e giovane leader come “un moderato, un uomo dotato di un’intelligenza superiore”.

Kim Jong-un ha infatti dichiarato il 31 dicembre 2013, in un memorabile discorso alla nazione: “Lo scorso anno abbiamo intrapreso azioni risolutive per eliminare una fazione di feccia del nostro partito, e questa epurazione dagli elementi antirivoluzionari lo ha rafforzato”.

Quindi, se abolire il Senato vuol dire abolire anche Razzi… beh, vai pure avanti Matteo. 

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Il Moderato

Il Moderato

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# Il Riformatorio Wilkinson

Se ho un debole per gli orfanotrofi, devo confessarti che per i riformatori vado proprio pazzo.

Del resto, se ci pensi bene, un riformatorio non è altro che un orfanotrofio nella sua versione drogata e ingigantita, gonfiata di steroidi e riempita di stronzi.

Più stronzi ci sono dentro un riformatorio, meglio è.

Stronzi i vigilanti. Stronzo il direttore. Stronzi gl’insegnanti. Stronzi i ragazzi che ospita.

Il cinema, da sempre, ci ha raccontato la vita dentro un riformatorio mettendone in luce gli aspetti più cruenti e meno desiderabili.

È un po’ la stessa cosa che accade quando un regista si mette in testa di girare un film ambientato nella giungla. Hai mai visto un film in cui la giungla è un luogo ospitale? No. Mai. 

Perchè non fa audience e dunque non fa girare denaro.

Zero appeal. Zero al botteghino.

Stessa cosa quando un regista si mette in testa di raccontare la vita dentro un riformatorio. Zero Speranza & Zero Consolazione – che non è la nuova pubblicità della Coca Zero ma quel senso di angoscia e ineluttabilità che assale lo spettatore nel momento stesso in cui la macchina da presa fa capolino tra le stanze e i corridoi di un qualsiasi riformatorio.

Nulla, però, se paragonato a quello che accadde tempo fa dentro il Riformatorio Wilkinson.

Anni Sessanta. Quattro adolescenti di Hell’s Kitchen – all’epoca uno dei quartieri più malfamati di Manhattan – sono accusati di aver ferito gravemente un passante nel tentativo di rubare un hot-dog a un venditore ambulante.

A causa di questa bravata, i quattro ragazzotti vengono rinchiusi per 18 mesi nel riformatorio maschile Wilkinson. Lì conosceranno Sean Nokes – il capo delle guardie – e da quel momento in poi la loro vita cambierà per sempre.

Questa storia è stata raccontata al cinema. E il film s’intitola Sleepers (letteralmente: coloro che dormono; dormienti; sedativi).

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Sleepers - Cover

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# Dormienti (o Sedati?)

Ora:

  • Tralasciando il fatto che la pellicola è sorretta da un supercast di attori straordinari, fra cui:
      • Robert De Niro
      • Kevin Bacon
      • Vittorio Gassman
      • Brad Pitt
      • Dustin Hoffman
      • Basta?
  • Tralasciando il fatto che l’avrò visto almeno una decina di volte, e che quando lo rimettono in programmazione non riesco proprio a cambiare canale.
  • Tralasciando il fatto che ci sono alcune scene davvero memorabili (il fotogramma qui sotto ne è un esempio).

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Sleepers-De-Niro

“Io conservo sempre le matrici” | Padre Bobby (De Niro) durante il processo

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  • Tralasciando il fatto che ci sono alcune frasi altrettanto memorabili (tipo: era la nostra sera particolare, e la facemmo durare il più a lungo possibile).
  • Tralasciando il fatto che alcuni critici – come sempre – non hanno perso occasione per stroncarlo (quegli stessi critici, tanto per capirci, che poi osannano pellicole dove se non ti addormenti al primo tempo già ti meriti un bel TeleGatto in miniatura).
  • Tralasciando il fatto che a mio modo di vedere il film deve il suo “magnetismo” ad alcune prove di recitazione davvero sopra la media (ricordi quando De Niro faceva l’attore?) e ad una sceneggiatura “a incastro” giocata abilmente su più livelli temporali.

Tralasciando tutto questo: io dentro il Riformatorio Wilkinson ci tornerei anche in pellegrinaggio.

Uscito nel 1996 e diretto da Barry Levinson (già regista di Rain Man), Sleepers è una di quelle pellicole che molto più di altre hanno “influenzato” il mio immaginario adolescenziale e contribuito a plasmare la mia idea di infanzia (s)perduta.

Di seguito, tanto per capirci, una delle sequenze che adoro.

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Ecco invece il trailer ufficiale.

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# Quando le giostre si fermano

È indubbio che Luna Park e Giostre abbiano da sempre influenzato il nostro immaginario infantile.

Le atmosfere che associamo a un Luna Park sono infatti gioiose, spensierate, divertite. Nulla a che vedere con gli orfanotrofi della Corea Del Nord o riformatori di Hell’s Kitchen.

Nulla a che vedere con orfanotrofi e riformatori in generale, direi.

Tuttavia anche un Luna Park può trasformarsi di colpo in un luogo inquietante e spettrale, intriso di quella malinconia indefinita e di quel senso di abbandono che abbiamo imparato a conoscere parlando dell’orfanotrofi[a].

Come può accadere tutto questo? Semplice: basta staccare la spina, togliere la corrente, svuotare i botteghini e scrivere all’ingresso:

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No-Trespassing-Area

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E in quel momento – quando le giostre si fermano – il Luna Park che hai imparato a conoscere si trasforma in qualcos’altro.

Un teatro morto agghindato a festa per la tua cerimonia funebre. Niente più grida gioiose e chiasso incontrollato. Solo vuoto e silenzio.

Così ho deciso di mostrarti una serie di scatti – al tempo stesso evocativi e inquietanti – dedicati proprio ad alcuni Luna Park abbandonati sparsi in giro per il mondo.

La prima fotografia che troverai, ad esempio, appartiene al Luna Park di New OrleansSix Flags – andato distrutto e abbandonato nel 2005 a causa dell’alluvione Katrina.

Eccola.

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Luna-Park-Six-Flags-New-Orleans-2_mini

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Giostre che si trasformano in mostri per poi assalirti senza alcun motivo.

E soprattutto senza alcun preavviso.

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Luna-Park-Six-Flags-New-Orleans-1_mini

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Ruote Panoramiche che anzichè girare in tondo ti schiacciano e ti uccidono.

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Montagne Russe da cui non puoi più scendere ma solo precipitare.

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È questo il fascino inquieto e desolante dei Luna Park abbandonati.

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Giostre come [organi umani in decomposizione].

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Abandoned-Luna-Park-2_mini

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Perchè io adoro la desolazione, il silenzio, e tutto quello che è stato e non tornerà più.

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#Risorse Utili

La sinossi de “Il Signore Degli Orfani” (dal sito della casa editrice Marsilio).

La trama di Sleepers (Wikipedia) e La scena della mensa (YouTube).

Il reportage fotografico sulla Corea Del Nord premiato nel Sony World Photography Awards 2013 (artista: Ilya Pitalev).

Il video denuncia di Amnesty International su campi di concentramento nord coreani (i sottotitoli sono in inglese, ma ne vale davvero la pena).

Il reportage fotografico sul Luna Park abbandonato di New Orleans.

Gli scatti surreali di Christopher Ryan Mckenney (dal sito mymodernmet).

I precedenti articoli dedicati al tema – [Infanzia Sperduta]:

    • Infanzia Sperduta #1
    • Infanzia Sperduta #2 (fate, orsetti, bambole e scimmie)

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# Una segnalazione

L’ho scoperto per caso qualche mese fa. Lui si chiama Stefano Besi. E ha scritto un racconto.

Il racconto s’intitola proprio L’orfanotrofio. Considerando la qualità media degli autori italiani autopubblicati, direi che in questo caso 0.99 centesimi spesi su Amazon sono ben investiti.

Scrittura matura, storia convincente, atmosfera inquietante e claustrofobica. Diamogli fiducia, in attesa di prove più lunghe e impegnative.

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L'Orfanotrofio-Racconto-Stefano-Besi-Cover

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Ah. Giuro che non mi ha pagato e che non siamo amici.

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# E tu che ne pensi?

Se hai letto il libro, fammi sapere cosa ne pensi.

Se hai visto il film, fammi sapere cosa ne pensi.

Se ti sei perso in un Luna Park abbandonato, chiedi aiuto. 

Se ti sei perso nel bosco, stai lontano dal fuoco.

   

Tag:Adam Johnson, Cinema, Corea del Nord, Fotografia, Giostre, Il signore degli orfani, Letteratura, Luna Park, Marsilio, Orfanotrofio, Pulitzer, Riformatorio, Sleepers, Stefano Besi


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