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Serie A Tim: report della 2a giornata

Creato il 13 settembre 2010 da Gianclint

Serie A Tim: report della 2a giornata- I provinciali, derby a Torino, la vera utilità della moviola -

Giornata piena di sorprese, quella appena iniziata. O forse no? Ci si stupisce ancora delle partenze a razzo delle cosiddette provinciali, ma non ci sembra che sia il primo Campionato nel quale una piccola sia in testa nelle primissime giornate. D’altronde, per stessa ammissione di Pellissier ieri ai microfoni di Sky, una piccola deve per forza partire forte per mettere più punti possibili in cascina in vista dell’”esplosione” delle grandi. Niente di nuovo, dunque, ma i giornalai devono campare anche di questo.
Quindi via con “Chievo capolista, sorpresona!” e “quest’anno può essere l’anno di un’outsider?”. Cazzate. Di vera outsider scudettata ce n’è stata solo una, e sappiamo tutti perché.
La riscossa delle provinciali non è solo questo, ma anche la presunzione delle grandi squadre, o anche solo delle medio grandi. Come il Palermo, il Napoli, la Fiorentina o lo stesso Milan. Spesso squadre “imborghesite” con la mentalità, loro sì, da provinciale. Conoscere i propri limiti, ammettere di averne e fare di tutto per superarli non è mai prova di mentalità ristretta, essere consci della propria bravura e pensare che tutto sia dovuto sì. Chi sono quindi i veri provinciali?

È stata una giornata caratterizzata, come sempre, da episodi arbitrali quantomeno discutibili. Ora, sorvolando sull’ormai mitologica figura del “moviolista”, visto come un santone che non può mancare da ogni trasmissione calcistica che si rispetti e di solito introdotto solennemente dal conduttore di turno dicendo “ed ora sentiamo il parere del… moviolista“, pensiamo che l’utilizzo della moviola serva più alle squadre per lamentarsi e mettere pressione sugli arbitri, che quindi si possono regolare meglio su chi favorire e chi no, che a noi tifosi. Perché pensiamo (o vogliamo pensare) che chiunque preferisca parlare, al bar sotto casa, di gol, azioni e parate, piuttosto che di fuorigioco e rigori. Ma forse siamo in minoranza… o illusi.

Passiamo dunque alle partite, cominciando dalla più interessante: il derby tra Sampdoria A e Sampdoria B di Torino. Protagonista indiscusso “L’Illuminato” con un gol ed un mezzo assist (da spartire con l’ottimo Koman). Anche l’ex milanista Pozzi sugli scudi con due bei gol. Della Juve c’è poco da dire senza ripetere ciò che già si sente in giro: disastrosi Motta e De Ceglie, così come Bonucci. Buona prova di Krasic, il Babangida serbo, che però fallisce un gol più facile da fare che da sbagliare. In gol per i bianconeri Pepe, Quagliarella e Marchisio, due di questi tre alla prima segnatura con la nuova maglia.
Soffermandosi però su Motta e De Ceglie sorge spontanea una domanda: tenendo presente che i due giovani terzini non sono fenomeni, ma nemmeno delle pippe, come mai ogni terzino che passi da Torino subisce un’involuzione disastrosa? Passi ancora ancora per De Ceglie, nato centrocampista laterale, ma Motta? Chi si ricorda Roma – Arsenal del 2009? Misteri del calcio. Evidentemente il campo di Vinovo non solo tende a far infortunare i giocatori, ma anche a farli diventare pippe di punto in bianco.

Lecce e Brescia completano il lavoro iniziato sabato sera dal Cesena: tre neopromosse, tre vittorie. E c’era chi diceva già dopo domenica scorsa che i salentini erano spacciati. Gli stessi che davano il Milan scudettato facile. Partita in sofferenza per gli uomini di De Canio al Via del Mare, risolta dopo appena cinque minuti dall’inizio da Di Michele. Fiorentina arrembante, ma inconcludente, nel secondo tempo. Migliore in campo per i viola Ljajic, che sbaglia sì di testa un gol non difficile, ma che sembra essere l’unico giocatore a disposizione di Mihajlovic in grado di sostituire veramente l’infortunato Jovetic e lo squalificato Mutu.

A Brescia le rondinelle hanno la meglio di un Palermo che soffre più la mancanza di Cavani che l’assenza di Miccoli. L’uruguaiano era indispensabile per i rosanero più per i movimenti e la corsa che per i gol segnati (comunque non pochi). Strepitoso Pastore, il gioiello ex Huracan che insieme a De Federico un anno e mezzo fa per poco non riusciva nell’impresa di trascinare la squadra di Baires al secondo titolo nazionale della sua storia. Nel Brescia da segnalare la prima rete in A di Eder.

Tornando velocemente al sabato nefasto per i colori rossoneri, ci accorgiamo della tremenda batosta rifilata dal Cagliari alla Roma. Batosta pesante, ma obiettivamente cominciata dopo l’espulsione di Burdisso per l’orrendo fallo in area su Conti. Matri si conferma goleador, Conti si conferma bestia nera della Roma, Acquafresca si conferma Cagliari dipendente, Lazzari e Cossu si confermano indispensabili per questa squadra. Se la partita del Cagliari è stata quella delle conferme, quella della Roma non dev’essere quella delle “smentite”. Di certo la difesa ballava già prima del rosso a Burdisso, ma non bisogna dimenticarsi delle assenze pesanti che ha sofferto la squadra di Ranieri, soprattutto tenendo presente della panchina non all’altezza dei titolari a disposizione dell’allenatore romano.

Sempre sabato, ma nel pomeriggio, l’Inter ha battuto al Meazza l’Udinese, quasi sempre ostico avversario per i nerazzurri, soprattutto in casa. Inter non brillantissima, ma sicuramente pragmatica, pur con un Milito ancora non al massimo. Eto’o fisicamente straripante, al contrario del suo collega d’attacco, anche se il migliore in campo è stato il cileno Sanchez, chiamato alla definitiva esplosione. La sensazione che dà l’Inter di Benitez non è troppo lontana da quella che dava l’Inter di Mourinho (tesi da quattro soldi avvalorata anche solo dal fatto che, di fatto, l’Inter non ha effettuato mercato, almeno migliorativamente): squadra solida e molto fisica che reggerà fino a quando ne sarà in grado. E non è detto che lo riuscirà a fare fino alla fine come (più o meno) lo scorso anno, vista l’età media degli undici titolari. La possibilità che i prossimi Campioni d’Italia possano essere coloro che chiuderanno il mese di marzo con massimo cinque di punti di distacco dalla truppa di Benitez non è poi così peregrina.

Il risultato più clamoroso dopo quello del Manuzzi di Cesena è stato sicuramente il 3 a 1 del Chievo a Marassi. La squadra di Pioli ha dimostrato di essere veramente squadra, a differenza del Genoa, troppo ancorato alle invenzioni di Palacio e troppo limitato dalla mancanza forzata di una punta centrale. Destro ha sì segnato, ma forse sarebbe stato più utile alla causa un Zigoni. Infine una nota su Kakaminkia: non ci ha regalato grosse perle, ma pensare al suo “non sono finito” mentre si fa bruciare in velocità da Pellissier ci ha fatto un pochino sorridere. Per le cappelle vere ci sarà tempo.

Se negli ultimi due Campionati è forse stato il Genoa ad esprimere il calcio più bello, in queste due prime partite del 2010/2011 il suo posto è stato preso dal Bari di Ventura, una Squadra con la s maiuscola trascinata da un volante di alto livello come il sottovalutato Almiron. I pugliesi hanno anche dimostrato un carattere non da tutti i giorni nel pareggiare al San Paolo appena un minuto dopo il gol del 2-1 firmato da Paolo Cannavaro. Nel Napoli da segnalare naturalmente Cavani (che non farà rimpiangere Quagliarella) e Sosa, non il Pampa, ma il Principito, che di certo non farebbe rimpiangere Hamsik, se lo slovacco dovesse mai essere ceduto.

Concludiamo il report con Lazio – Bologna e Catania – Parma. All’Olimpico il Profeta Hernanes ha segnato il primo gol con la maglia biancoceleste su rigore ed ha offerto nel complesso una prova di grande personalità, coadiuvato da Brocchi, Mauri e Ledesma. La partita è cambiata, non ci vuole molto per capirlo, con l’uscita di Zarate, lontanissimo parente di quello ammirato due stagioni fa, per Kozak, la torre che ha aperto la fragile difesa bolognese. Rossoblù che pagano ancora, così come contro l’Inter, la mancanza di un giocatore che prenda l’iniziativa davanti. Quando poi si aggiunge alla sterilità offensiva anche la superficialità della difesa il risultato va da sé. Attendiamo anche il profeta del Bologna, magari Gaston Ramirez.

Al Massimino partita abbastanza scialba e risultato bugiardo: il Catania passa grazie a due calci di rigore, uno di Mascara ed uno dell’ex Ascoli (l’anno scorso straordinario in B) Antenucci. Si conferma la difficoltà di andare in gol per gli etnei, infatti il Cani Maxi Lopez è ancora a secco. Migliori in campo Andujar da una parte e Giovinco dall’altra, che dalla Juve almeno una cosa l’ha imparata: battere le punizioni alla Alex Del Piero.

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