[Serie TV] Perché “The 100″ non mi piace

Creato il 25 maggio 2014 da Queenseptienna @queenseptienna

Ho iniziato solo di recente la visione di questa serie TV fantascientifica di chiaro stampo “teen series” rivolta agli amanti dei libri alla Hunger Games. Questa serie non solo contiene tutti gli elementi che mi fanno odiare gli adolescenti, ma è un coacervo di inesattezze senza pari ben chiare già solo nel pilot, oltre al una serie di comportamenti dei protagonisti che sfiora l’imbecillità senza pari.

Ma partiamo con la trama.

Nel 2110, a causa dell’alto grado di tossicità dell’aria della Terra, il genere umano è costretto a vivere nelle stazioni spaziali orbitanti intorno ad essa. Con l’aumento della popolazione e con lo scarseggiare delle risorse primarie, i rappresentanti del governo decideranno di inviare sulla Terra cento delinquenti. Questi giovani ragazzi intraprenderanno un viaggio molto pericoloso per cercare di ripopolare la Terra e creare una nuova comunità.

La storia si apre con Clarke Griffin, una ragazza di diciassette anni che è stata richiusa in isolamento per un anno poiché voleva aiutare il padre a comunicare alla popolazione della stazione spaziale – denominata ‘Arca’ – la poca riserva di ossigeno rimasta. Dopo un anno di isolamento , Clarke viene scelta insieme ad altri novantanove detenuti per essere mandati sulla Terra e costatarne le condizioni in modo tale che vi si possa tornare a vivere.

I 100 riescono ad arrivare sulla Terra ma il mezzo che permetteva loro di comunicare con l’Arca è fuori uso. Tuttavia, le funzioni vitali di ognuno di loro sono monitorate dall’Arca tramite dei bracciali che si spengono in caso di morte di un ragazzo o se il medesimo ragazzo decide di toglierselo.

Cit. Wikipedia

Ora analizziamo tutti insieme la prima puntata.

Dietro alla scelta di far schiantare 100 adolescenti prigionieri su un pianeta di cui non si sa nulla, c’è anche la motivazione di far spazio nell’Arca e guadagnare ossigeno in modo da poter far sopravvivere gli altri abitanti. Il che ha anche un senso, se teniamo conto che la loro è potenzialmente una missione suicida. Però, in tutta franchezza, invece di 100 scapestrati “criminali” e non avvezzi a seguire le regole, avrei mandato che so, 20 persone addestrate per la cosa? Visto che lo scopo è testare la vivibilità dell’ambiente e costruire una base per riportare a terra gli abitanti dell’Arca.

Infatti, durante l’atterraggio, due di questi cretini muoiono immediatamente durante l’impatto poiché troppo impegnati a fluttuare nel vuoto data dall’assenza di gravità. E ora capite perché non darei MAI in mano il mio destino a gente come questa. Oltre al fatto che prima di controllare che l’aria sia respirabile o quanto meno le radiazione non siano così forti da friggerli tutti, decidono di aprire il portellone e via, all’avventura!

Qua notiamo già la prima incongruenza: l’Arca è in orbita da 97 anni, i protagonisti ne hanno dai 15 ai 18, quindi sono nati e cresciuti praticamente sulla Luna. La loro fisiologia dovrebbe essere differente (dovrebbero essere più alti, perché sottoposti a una gravità inferiore) e scendere sulla Terra li dovrebbe schiacciare a terra come dei panini, ma ehi, è fisica, che ce ne importa a noi. Sul fatto che una Terra distrutta da bombe atomiche abbia dopo solo 97 anni degli alberi alti come casa mia ho deciso di soprassedere. Dopotutto, le informazioni dell’Arca potrebbero anche essere inesatte, no?

Giunti sulla terra, l’unica con un po’ di cervello è Clarke, la protagonista. Resasi conto che sono stati lanciati sulla montagna sbagliata rispetto alla loro destinazione (una vecchia base militare dove potranno recuperare cibo), vuole immediatamente partire, ma no, abbiamo il messicano della situazione (Bellamy) e la sua sorellina PartyHard (Octavia) che decidono che il caos sia una migliore forma di intrattenimento.

Ma tralasciamo tutto questo e focalizziamoci su Clarke, Finn, Jasper, Monty e Octavia che decidono di percorrere i 30km che li separa dalla destinazione per recuperare del cibo mentre tutti gli altri rimangono a far baldoria capeggiati dal messicano che, invece di predisporre un riparo o almeno di cercare dell’acqua, decide di bombarsi tutte le pollastrelle gnocche a vista.

Clarke & Co. dormono lieti nella foresta delle fate radioattiva (how cute), scoprendo cervi bicefali e lanciandosi in acque di fiumo senza testarne a) la potabilità b) la radioattività c) la presenza di predatori. Fu così che Octavia viene aggredita da un luccio sovradimensionato e salvata solo dall’intervento di Jasper, a cui vi invito a non affezionarvi.

Successivamente il gruppo viene attaccato da dei terrestri (di cui vediamo solo i resti scheletrici con dei crani deformati) che si portano via il buon Jasper, che aveva solo da farsi i cazzi suoi. Tornano alla base, per scoprire che l’idiota messicano ha convinto 24 di loro a togliersi i bracciali che monitorano i loro sensi vitali dall’Arca (e che sono il loro unico collegamento, essendo saltata ogni possibilità), convinto che se gli altri non scendono, loro siano liberi e mondati da ogni peccato. Prima regola: mai fidarsi del giudizio di un adolescente ispanico che fa il bullo, tenendo conto che la sua regola è quella di fare il capetto del caos su una massa di ignoranti senza cibo e senza regole. E sapete cosa genera una massa di ignoranti senza cibo e senza regole? L’anarchia, ma non l’anarchia utopica di Ursula Le Guin, ma l’anarchia folle e senza disciplina che porta solo a un tipo di società, quella in cui il più forte comanda e i più deboli sono schiacciati.

E qui finisce la prima puntata, la seconda non è meglio.

Ora, io non sono una survivalista, come il buon Ewan ama prendermi in giro, ma due o tre idee che mi vengono in mente sono le cose base: cibo, acqua e riparo. Se fossi stata Clarke, con ogni probabilità avrei scelto tre o quattro dei più alti intellettualmente e sarei partita senza tornare indietro, lasciando gli altri a morire. Drastico? No, sensato. Personaggi come quello di Bellamy mi hanno fatto riflettere profondamente sull’aspetto sociologico del trovarsi davvero in una situazione del genere. Non ho mai amato le regole, ma sono consapevole che in ambito di sopravvivenza estrema, uno società caotica non porterà mai a niente di buono, così come una troppo rigida, se è per questo. La realtà è che continuerò a guardare The 100 per il puro gusto di lamentarmene in seguito e vedere i personaggi principali morire come mosche.


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