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Session 9 – Brad Anderson

Creato il 26 agosto 2011 da Aubromio

Session 9 – Brad AndersonSoprattutto in Italia, la pellicola (in realtà la seconda) d'esordio del regista Brad Anderson, datata 2001, è passata del tutto inosservata sul grande schermo, riguadagnando solo un piccolo riscontro positivo nelle vendite del mercato home video.
   L'autore è universalmente più conosciuto per “L'uomo senza sonno” (a.k.a. “The machinist”), girato quattro anni dopo, che non gode però della stessa lode del primo per quanto riguarda il livello d'ambientazione.   Le tinte veramente cupe di “Session 9” sono già motivo sufficiente per prenderne visione, affiancate dalla buona performance di David Caruso e Peter Mullan, e da una storia discretamente congegnata, giocata interamente su un doppio binario.   La punta di diamante del film va ricercata appunto nell'ambientazione, unica e monumentale, di tutta l'opera: Gordon, del quale l'attività rischia la bancarotta, accetta di disinfestare da scorie radioattive un immenso manicomio abbandonato (via di mezzo tra casa stregata e Nido del Cuculo, dell'omonimo film) aggiudicandosi l'appalto con la promessa però di terminare in una sola settimana di lavoro.
   Formando un team con altri quattro operai, dà inizio ai lavori, ma i dissapori tra i cinque uomini non tardano ad emergere. Come se non bastasse, l'avvio di una bobina da parte di Mike, contenente registrazioni delle sedute psicanalitiche di Mary, una ragazza dalla triplice personalità con un passato di orrore e sangue, sembra aver risvegliato qualcosa all'interno dell'ex manicomio.Perchè Mary ha così paura di un certo Simon? La risposta è nella nona registrazione.   E' alquanto complicato non rivelare i punti salienti della trama di un film del genere, ma è doveroso disciogliere la matassa del poco chiaro svolgimento dei fatti, che dopo l'incipit, si fa più oscuro in un crescendo finale.  
             

In realtà la risposta ci sta sempre davanti: vien fatto presente sin da subito che la struttura ha una forma di pipistrello, con un corpo piccolo rispetto alle ali, dove sono ricoverati i pazienti. Una sezione è addirittura chiamata “pozzo dei serpenti”. Inoltre è risaputo che l'enorme edificio, seppur così inquietante, è ancora sede di vagabondi ed ex pazienti senza dimora.
Le vibrazioni nella casa, a detta di uno degli operai, innalzano dai pavimenti le polveri tossiche di amianto, invisibili ma presenti, come il mistero che aleggia in tutto la magione, minacciando la salute dei presenti.

La vista di una sedia a rotelle, sciatta e abbandonata, dallo schienale consumato, in un angolo lugubre del corridoio, preannuncia la presenza di un misterioso e occulto paziente. La voce agghiacciante di Simon lo confermerà allo spettatore.   Molti elementi delineano una cornice disturbante e claustrofobica alla vicenda, paragonabile da lontano ad un intramontabile come “Shining”. Se però nella perla di Kubrick i dettami dell'immaginazione concepiscono un mondo parallelo, qui non succede: come già visto altrove, il male ha preso possesso di tutto l'ambiente, delineando però il thriller a livello psicologico.   Evitando lo splatter, la paura diviene il quotidiano: si sente vivo insieme al male anche il dramma della classe operaia, tra amori finiti male, dissapori, corse all'oro, gioventù incerte e carriere inafferabili.   Film non proprio alla portata di tutti, di cui si consiglia una seconda visione, mette in luce la mano ancora giovanile del regista totale Anderson, per quanto riguarda dialoghi e focus sui personaggi. Sicuramente da tenere d'occhio sui suoi futuri progetti.


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