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Si dimetta

Creato il 26 gennaio 2011 da Loriscosta


E’ davvero ora di dire basta. Queste sono ore convulse, le notizie gocciolano in rete come pioggia acida che segna e marchia le coscienze del Paese. Anche durante le giornate di massima esposizione per i fatti in via di accertamento pare che il Presidente del Consiglio, il Cavalier Silvio Berlusconi, abbia continuato a tramare e imbastire fili di una difesa che ormai definire ridicola è superfluo.

Non sappiamo cosa sanno fino in fondo i magistrati e quanto la recrudescenza del loro lavoro stia scuotendo il Paese. Ma è difficile pensare che il pm di Milano siano orchi cattivi o persecutori indemoniati colti dallo spirito di liberazione per via giudiziaria del Capo del Governo.

I fatti che emergono sono di provante sfacelo: se un Presidente del Consiglio vuole vivere così può farlo come privato cittadino ma come rappresentante delle istituzioni repubblicane deve conoscere un limite. Non può divertirsi mentre l’Italia soffre e la crisi morde ma ha l’obbligo di lavorare (giorno e notte) per la gente comune, quella che magari non ha il suo numero di telefono ma deve sobbarcarsi traffico, inquinamento, file e far quadrare conti sempre più pesanti e umilianti.

Siamo davvero sfibrati dal clima generale che è riferito solo alla vita di un uomo che sta monopolizzando la vita quotidiana e sfregiando la moralità ma soprattutto pare davvero aver compiuto più atti che sono un’alterazione inaccettabile delle certezze su cui si fonda la convivenza civile.

Rischia di saltare un patto di coesistenza, sull’onda di scandali e indebite ingerenze che portano a dubitare del valore che attribuiamo a forze dell’ordine e a poteri costituiti che comunque hanno rilevanza sociale e incardinano la vita di milioni di persone.

Serve a poco prendersela con magistrati faziosi e politicizzati. Qui non è la politica l’unico movente che dovrebbe spingere a cambiare subito registro: se si impedisce di perseguire reati, se si tagliano le unghie a chi vuole proteggere minori e si alterano verità fattuali si è già in un mondo virtuale che necessità di essere fermato per riportarci tutti con i piedi per terra.

Sappiamo tutti che la corruzione non è tramontata dal 1992 quando scoppiò tangentopoli; sappiamo che casta politica fatica a interpretare sogni e bisogni collettivi e a risolvere problemi dell’uomo qualunque. Di fronte a questa sensazione la reazione è la sfiducia, la voglia di rintanarsi nel proprio guscio o di lasciare l’Italia non appena possibile.

Ma un punto deve essere chiaro: se siamo di fronte a tutto questo, qualcuno ne deve rispondere. Certo, Berlusconi rivendica, in assenza di un’opposizione credibile, il diritto di governare. Ma gli è davvero consentito tutto? Può davvero, in nome della supposta stabilità, credere di poter fare qualsiasi cosa?

Sembra ovvio: se la risposta è sì allora siamo davanti alla legittimazione per via popolare di tutto questo, di sviamenti, pressioni, orge, minacce e ricatti che vengono dal Governo, dal suo Capo. Se questo è parlare di dittatura non è fuori luogo ma la logica conseguenza di questo circo barnum che è la politica, la distanza siderale tra cittadino e istituzioni (e guarda caso si continua a parlare di probabile forte astensionismo in caso di elezioni).

Che dire? Diciamo che siamo davvero al capolinea. Se davvero non siamo oltre. Nel baratro.

Per senso di responsabilità dovrebbe per primo dire che ha fallito. Sappiamo che non può farlo, braccato da aule di tribunale che lo reclamano come ospite d’onore e un parterre politico pronto a divorarne le spoglie. Ma questo non dovrebbe impedirgli di capire che per le soluzioni legali è ormai fuori tempo massimo. La storia lo sta già processando e a nulla può servire allungare l’agonia. La sua, che ci auguriamo davvero non sia la nostra. Per favore, Presidente Berlusconi, si dimetta.


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