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Sarà
il Giubileo straordinario annunciato a sorpresa da Bergoglio a mettere in
ginocchio Roma, non l’assalto delle milizie del Califfo, che peraltro ha avuto
la buona educazione di darne avviso con largo anticipo, perché non è
necessario, qui, spiegare quale impatto abbia a comportare un evento del genere
per una città che vanta uno sviluppo urbanistico tra i più disordinati al
mondo, una cronica debolezza delle sue infrastrutture, un debito che ammonta a
svariati miliardi di euro, basta riandare con la memoria a 15 anni fa, al
Giubileo del 2000, che era ordinario, e dunque poté godere di un minimo di organizzazione
e, già che di crisi economica non tirava ancora aria, di un vero e proprio fiume
di denaro pubblico, col quale la politica italiana comprò per sé dal Vaticano un
bel pacco di indulgenze: basta proiettare l’immane bordello che fu il Giubileo
del 2000 sulle condizioni odierne, levando soldi e programmazione, aggiungendoci
qualche milione in più di pellegrini, visto che questo papa è tanto, ma tanto,
tanto simpatico.
E il signor sindaco? Prontamente: «Siamo pronti». Se ne prenda nota.
